21 luglio 2017 ore: 09:36
Immigrazione

Milano, l'accoglienza dei profughi è allo stremo. Rimane solo la strada

Da almeno sei mesi il terzo settore denuncia la mancanza di posti. I profughi dopo la prima accoglienza, finiscono in strada, anche quando hanno ottenuto lo status di rifugiato. Associazioni e cooperative accolgono circa 3.600 profughi. Sinigallia (Arca): situazione peggiora di settimana in settimana
Migranti. Sbarchi. Persone ammassate

MILANO - Le realtà del terzo settore, che da anni gestiscono l'accoglienza dei profughi a Milano, lo stanno ripetendo da almeno sei mesi: attenzione, non ci sono più posti. E sia per chi si è visto rifiutata la domanda d'asilo ma anche per chi lo status di rifugiato l'ottiene, non rimane che la strada. Il blitz delle forze dell'ordine in Stazione centrale nel maggio scorso, così come la vicenda di Saidou Mamoud Diallo, l’uomo che ha accoltellato lunedì un agente in piazza Duca d’Aosta e al quale era stata respinta la domanda d'asilo, hanno reso di pubblico dominio quello che gli "addetti ai lavori" denunciano da tempo. Il sistema d'accoglienza è allo stremo. E il problema non è locale, ossia solo di Milano, ma nazionale. "La situazione sta peggiorando di settimana in settimana -spiega Alberto Sinigallia, presidente di Progetto Arca che gestisce due centri di accoglienza e l'hub di via Sammartini-, ma non siamo ancora nella fase più critica. Pensate a cosa succederà con l'arrivo dell'inverno: centinaia di migranti, regolari e irregolari, che bisogna salvare dal freddo".

Associazioni, cooperative e onlus accolgono attualmente circa 3.600 profughi, ma nessuno sa quanti vivano ora in strada. "Il problema è che è un sistema che genera senza dimora -aggiunge Sinigallia-. Noi li accogliamo appena arrivano, poi quando il loro iter burocratico si conclude, con il respingimento o con la concessione dello status di rifugiato, non ci sono altri posti dove possano andare a vivere e seguire un percorso di inserimento lavorativo e abitativo". Ci sarebbe, per la verità, lo Sprar, il sistema centrale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che è incentrato sulla disponibilità dei Comuni ad accogliere, secondo progetti prestabiliti e con fondi del Governo, i profughi. È un sistema che funziona, perché basato sull'accoglienza di piccoli numeri. Ma i Sindaci temono comunque le proteste dei cittadini e preferiscono non partecipare ai bandi. E così in tutta Italia i posti Sprar sono appena 23mila a fronte di oltre 100mila profughi che vengono ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) gestiti con il coordinamento delle Prefetture e spesso imposti ai Comuni. In altri termini, si continua a puntare su una gestione emergenziale (i Cas) e non su una programmazione e un'accoglienza diffusa su tutti i comuni (lo Sprar).

Per la terza estate consecutiva, la Fondazione Memoriale della Shoah di Milano in collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio ha deciso di mettere a disposizione i propri spazi per l’accoglienza, ogni notte, di 35 persone. Dal 2015, anno in cui questo progetto di accoglienza ha avuto inizio, il Memoriale ha offerto riparo e asilo a 6.350 profughi - uomini, donne, bambini – provenienti da Eritrea, Siria, Sudan ed altri 23 Paesi, mettendo a loro disposizione brandine fornite dalla Protezione Civile, pasti caldi e servizi igienici, oltre al calore e alla disponibilità dei volontari della Comunità di Sant’Egidio, responsabile del coordinamento e della gestione dell’accoglienza. "Da domenica ad oggi abbiamo accolto sia profughi transitanti (ossia che intendono proseguire il viaggio verso i Paesi del nord Europa, ndr) sia persone che hanno già fatto richiesta d'asilo in Italia. C'è molto spaesamento tra questi ultimi, non sanno a chi chiedere, dove andare e come risolvere i loro problemi". Tanti anche i minori stranieri non accompagnati: "Vivono anche loro in strada e per settimane intere, perché non c'è posto per loro nelle comunità", aggiunge Stefano Pasta. "Penso che per uscire da questa specie di cortocircuito che crea di fatto nuovi senza dimora, sia necessario più coraggio politico sia a livello nazionale che Europeo. E alcuni strumenti ci sono già: la direttiva europea sul lasciapassare umanitario e l'istituzione dei corridoi umanitari". Sant'Egidio, insieme alla Chiesa Valdese, li sta già organizzando e hanno garantito ad alcune centinaia di profughi di arriva sani e salvi, via aereo, in Italia ed essere accolti in piccoli centri, con la collaborazione del volontariato e delle istituzioni.

Più coraggio politico e una progettazione nazionale dell'accoglienza la chiede anche Anna Maria Lodi, presidente del Consorzio Farsi Prossimo, promosso dalla Caritas Ambrosiana, che accoglie circa soprattutto famiglie e donne con bambini. "Finché l'Unione Europea non cambierà il suo approccio al tema, ci ritroveremo in questa situazione -spiega-. C'è poi da rivedere tutta la legislazione italiana, perché ormai è obsoleta". "Manca una programmazione nazionale -aggiunge Sinigallia-. Non si può continuare a gestire un fenomeno di questo genere con il sistema dell'emergenza. Ogni giorno riceviamo telefonate dalla Prefettura che ci chiede se abbiamo posti liberi. E la nostra risposta è sempre no. Ma possibile che a livello nazionale non si riesca a organizzare un sistema di posti letto e strutture così da non essere sempre con l'acqua alla gola?". (dp)

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