16 luglio 2015 ore: 15:12
Immigrazione

Milano, le associazioni dei rom scrivono al comune: promesse non mantenute

Le associazioni dei rom appartenenti alla Consulta scrivono all'assesore alla Sicurezza Marco Granelli. Dieci le criticità nella gestione dei rom in città. Si contestano gli sgomberi e l'impostazione delle politiche che finora non sono state in grado di superare i campi
Rom sinti corteo

MILANO – Le associazioni dei rom di Milano scrivono una lettera aperta all'assessore alla Sicurezza Marco Granelli. Un elenco in dieci punti di mancanze e promesse mai mantenute dall'amministrazione Pisapia. Tra le gravi, "la sospensione dei contratti agli enti gestori dal 30 giugno per tutti i campi regolari senza che si sappia quale sia l'alternativa a questo tipo di gestione". Ma le associazioni contestano l'intera impostazione data alla gestione dei circa 2.700 rom di Milano: "Quello che è mancato dal nostro punto di vista è il giusto orientamento per la spesa: più della metà dei 5 milioni di euro avanzati dal Piano Maroni sono serviti per strutture temporanee e sgomberi", dichiara Ernesto Rossi, dell'associazione Aven Amentza, firmataria della missiva insieme a Upre Roma, Consulta rom e sinti di Milano, Errc, Naga e Opera Nomadi.

È da un anno che il Tavolo per l'attuazione delle linee guida rom, sinti e camminanti non si incontra. L'ente era stato costituito per unire soggetti del terzo settore (come Caritas, Padri somaschi, Casa della Carità), con associazioni rom (come la Consulta rom e sinti) e il Comune di Milano. Obiettivo dichiarato sulla carta: superamento dei campi rom. Risultati ottenuti fino ad oggi: zero per le associazioni. "Gli incontri sono stati sospesi unilateralmente, senza alcuna spiegazione", aggiunge Rossi. A maggio, per voce della Camera del Lavoro di Milano, il Tavolo aveva chiesto al Comune un incontro. Procrastinato, secondo le associazioni, di continuo, e finora mai avvenuto.

Il tema del superare i campi rom secondo le associazioni va affrontato con microaree destinate all'autocostruzione. Peccato però che nelle aree stabilite non si siano poi fatti passi in avanti. In più, tra le criticità, i firmatari della lettera segnalano le famiglie sgomberate dal centro di via Novara "per fare posto a un parcheggio di Expo regolarmente vuoto e che ora sono senza soluzione abitative". Ora le famiglie coinvolte, tre, si trovano nel centro di emergenza di via Lombroso. I tempi di permanenza però sono contingentati e non si sa che cosa accadrà dopo. E questa è lòa situazione dei campi "regolari", a cui si aggiungono quelli "irregolari". "Granelli – continua Rossi – si sta comportando peggi del suo predecessore De Corato: ormai fa uno sgombero al giorno".

Tra le aree critiche c'è poi il "villaggio" di via Martirano, a Muggiano. "Villaggio" è il nome dato dal Comune di Milano, "ma è sempre un campo", sottolinea Paolo Cagna Ninchi, della Consulta rom. Il campo di via Martirano doveva essere una sistemazione temporanea, "invece l'amministrazione ha impiegato 4 anni, invece di tre mesi, per fornire alle famiglie dei moduli abitativi". Le vecchie baracche sono state distrutte ma l'amianto di cui molte erano composte non è stato smaltito completamente, per le associazioni. Gli ingressi in questi moduli abitativi è stata formalizzato a inizio luglio e durerà un anno: e dopo? La domanda, al momento, è senza risposta. "È impensabile che famiglie in situazioni di grave fragilità economica possano risollevarsi in così poco tempo", dice Cagna Ninchi. Le associazioni concordano con il Comune quando afferma che per uscire dall'assistenzialismo è necessario che i rom vengano responsabilizzati, anche attraverso il pagamento di canoni per accedere ai servizi e per le piazzole. Ma la situazione di grave marginalità in cui sono costretti a vivere alcuni rende anche canoni di 90 euro al mese inaccessibili. (lb)

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