23 settembre 2013 ore: 13:58
Famiglia

Minori: il lavoro minorile nel mondo

Nel 2012 sono 168 milioni i bambini e i ragazzi lavoratori nel mondo, corrispondono all’11% della popolazione minore di 18 anni (un terzo rispetto ai 246 milioni minori che lavoravano nel 2000). Sono i dati contenuti nel Rapporto “Marking progress ag...

Nel 2012 sono 168 milioni i bambini e i ragazzi lavoratori nel mondo, corrispondono all’11% della popolazione minore di 18 anni (un terzo rispetto ai 246 milioni minori che lavoravano nel 2000). Sono i dati contenuti nel Rapporto “Marking progress against child labour: Global estimates and trends 2000-2012” (Misurare i progressi nella lotta contro il lavoro minorile: stime e tendenze globali 2000-2012) presentato a settembre 2013 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo). La diminuzione del numero di bambini che lavorano riguarda principalmente la fascia di età tra i 5 e gli 11 anni, diminuita di oltre un terzo (65,9 milioni) tra il 2000 e il 2012. Si tratta della fascia di età in cui è ancora maggiore il numero di bambini che lavorano (73 milioni, il 44% del totale). Il rapporto nota che la riduzione del numero di bambini che lavorano è stata particolarmente rapida negli ultimi anni: tra il 2008 e il 2012 la cifra è precipitata da 215 a 168 milioni. 

Trentotto degli 85 milioni di bambini oggi coinvolti in attività dannose per la loro salute e la loro crescita, fanno parte della fascia di età più fragile ovvero quella tra i 5 e i 14 anni. Si tratta di bambini che lavorano la notte, sono esposti ad abusi fisici o sessuali, lavorano sotto terra o sotto l’acqua, a contatto con macchinari o strumenti di lavoro pericolosi, esposti a sostanze, rumori o temperature dannose per la loro salute. La maggior parte dei bambini impegnati in lavori pericolosi si trova nella regione di Asia e Pacifico (33,9 milioni) e in quella dell’Africa Subsahariana (28,8 milioni)

Per quanto riguarda la distinzione per sesso, non vi è differenza nel coinvolgimento di bambini e bambine nella fascia di età 5-11 anni, mentre tra i 15 e i 17 anni i ragazzi che lavorano sono per l’81% di sesso maschile (29,8 milioni in più delle ragazze). Tuttavia queste stime non tengono conto delle incombenze domestiche che in molte società coinvolgono soprattutto ragazze

Più diffuso nelle regioni a reddito medio-alto. Non sono i paesi più poveri, ma quelli a reddito medio e medio-alto quelli in cui i bambini lavorano di più in termini assoluti: “93,6 milioni di bambini che lavorano nel mondo (su un totale di 168) si trovano in paesi a medio reddito e di questi 12,3 milioni si trovano in paesi a reddito medio alto. In termini assolutiil numero di bambini lavoratori si trova in Asia e nella regione del Pacifico, mentre l’Africa Subsahariana è la regione con la più alta percentuale di lavoro minorile. Nella fascia di età complessiva di 5-17 anni, i bambini lavoratori sono 77,7 milioni in Asia e nel Pacifico, 59 milioni nell’Africa a sud del Sahara, 12,5 milioni in America Latina e scendono a 9,2 milioni nel Medio Oriente e in Nord Africa. In termini relativi, sempre nella fascia di età 5-17 anni, le maggiori preoccupazioni restano nell’Africa Subsahariana in cui lavora più di un bambino su 5 (21% della popolazione minorile), mentre la percentuale diminuisce al 9% in Asia e Pacifico e in America Latina e Caraibi e arriva all’8% in Medio Oriente e Nord Africa.

Il lavoro forzato. Il lavoro forzato nel 2012 riguarda 5,5 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Si tratta del 26% del totale delle 20,9 milioni di persone costrette a lavorare nel mondo. Varie sono le forme di lavoro forzato: sfruttamento sessuale (960mila bambini)sfruttamento nel lavoro (3.780mila); lavoro forzato imposto dallo Stato (709mila).
L’agricoltura rappresenta il 59% delle attività lavorative in cui sono coinvolti minorenni (98 milioni di bambini lavorano nei campi), ma il rapporto dell’Ilo evidenzia anche una crescita dell’infanzia occupata nel settore dei servizi: dal 2008 al 2012 la percentuale è cresciuta dal 26% al 32%.