6 agosto 2013 ore: 17:57
Immigrazione

Mission. L'autore: ''Spettacolarizzare il tema per colpire il grande pubblico''

Parla Tullio Camiglieri: idea condivisa con il direttore di RaiUno Giancarlo Leone e con Laura Boldrini, al tempo portavoce dell’Unhcr, oggi presidente della Camera. ''Solo con gli occhi di personaggi come Albano possiamo far arrivare questa realtà al pubblico di massa''
Tania/A3/Contrasto Albano Carrisi

ROMA - “Ci accusano di voler spettacolarizzare la situazione dei rifugiati, ma noi speriamo che ci sia questa spettacolarizzazione, perché così finalmente questo tema riuscirà a colpire l’opinione pubblica. E’ la prima volta che si racconta questo universo al grande pubblico”. Così Tullio Camiglieri, autore insieme ad Antonio Azzalini di “Mission”, risponde alle polemiche di questi giorni  sul programma, girato all’interno dei campi profughi, che dovrebbe partire in autunno su RaiUno. Polemiche che non accennano a fermarsi e che sono sfociate in due petizioni online, che hanno già raccolto migliaia di firme in rete, e in un’interrogazione in vigilanza Rai.

Camiglieri racconta a Redattore sociale che il programma è frutto di un lungo lavoro di ideazione, condiviso con il direttore di RaiUno Giancarlo Leone e con l’allora portavoce dell’Unhcr, oggi presidente della Camera, Laura Boldrini. “Il progetto nasce discutendo anche con lei che su questi temi ha sempre avuto una forte sensibilità e che era ai vertici dell’organizzazione – spiega l’autore -.Siamo partiti con l’idea di far un programma che raccontasse una realtà non facile e per niente seducente. Abbiamo quindi pensato di coinvolgere le più grandi organizzazioni che si occupano dei rifugiati, l’organizzazione delle Nazioni Unite Unhcr e Intersos”.

La struttura del programma è semplice: due volti noti dello spettacolo vivranno per quindici giorni in un campo profughi come dei volontari. “Faranno le pulizie, da mangiare e tutte le mansioni che svolgono gli operatori delle due organizzazioni –continua Camiglieri – L’obiettivo è raccontare  attraverso i loro occhi  queste parti di mondo dimenticate”. L’autore tiene a precisare che non si tratta di un reality show ma di un docu-reality: non sono previste dinamiche come gare ed esclusioni, ma il racconto è più simile a un documentario in presa diretta. “Sarà uno degli esperimenti più avanzati del servizio pubblico, ed è un format tutto italiano che già quattro reti straniere di servizio pubblico ci hanno richiesto –afferma -. In Italia non si capisce, ci sono polemiche sollevate dalle ong escluse. Ma non si può pensare che la televisione pubblica debba continuare a tener nascosta questa realtà, o a relegarla in programmi di tarda serata”.

 Molte critiche ha suscitato anche la scelta dei vip che parteciperanno: dalle prime indiscrezioni si parla di Albano, Emanuele Filiberto e Michele Cocuzza. “Non possiamo continuare a fare gli elitari. Albano rappresenta un pezzo di storia di questo paese, culturale e sociale, attraverso di lui, che la gente riconosce, si può raggiungere il grande pubblico –aggiunge -. Chi dovremmo mandarci?  Bernard-Henri Lévy, che si è sempre occupato di questo? Non credo che ci garantirebbe lo stesso coinvolgimento di pubblico di Albano”.  I partecipanti a “Mission” non saranno pagati, se non con un rimborso spese, precisa ancora l’autore. Le riprese coinvolgeranno per ora i campi del Sud Sudan e del Congo. “E’ un programma che dà un senso alla tv pubblica. I giudizi che sto sentendo di persone che non lo hanno ancora visto sono insopportabili”. Da giornalista Camiglieri garantisce inoltre che saranno rispettati i principi della Carta di Roma, e il fatto che ci sia l’Unhcr ne è la garanzia. “Abbiamo discusso il format con loro è evidente che saremo in linea con i principi deontologici" conclude.  (ec)

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