15 dicembre 2014 ore: 12:34
Società

Moschee a Milano, musulmani critici verso Palazzo Marino. "Lesa libertà di culto"

Oggi il Consiglio comunale dovrebbe chiudere il dibattito sui nuovi luoghi di culto. L'ipotesi è di concedere le aree solo alle confessioni che hanno il riconoscimento dei ministri di culto da parte del Ministero dell'Interno. Il Caim: "È inammissibile. E' come tornare al 1929"
Lorenzo Bagnoli Moschea 11

Centocelle, il Centro islamico Al Huda “La retta via”

MILANO - I musulmani di Milano non ci stanno. L'ordine del giorno sui luoghi di culto che verrà oggi discusso dal Consiglio comunale "sconfessa" il  "lavoro fatto fino a qui dall'amministrazione" e lede il "diritto fondamentale e chiaramente enunciato dalla Costituzione, quello alla libertà di culto". Il Coordinamento associazioni islamiche di Milano (Caim) critica, con un comunicato stampa, Palazzo Marino per il cambio di rotta che potrebbe assumere la vicenda dei luoghi di culto. Giovedì 11 dicembre, infatti, l'assemblea ha deciso di rinviare a oggi la conclusione del dibattito, dopo che il consigliere Matteo Forte (Polo dei milanesi) ha presentato un ordine del giorno in cui chiede che, per l’accesso al bando per l'assegnazione di tre aree comunali per la costruzione di nuovi luoghi di culto, abbiano un punteggio maggiore le realtà che hanno chiesto l’approvazione dei ministri del culto, organizzato o partecipato a corsi di formazione civica sotto il patronato del ministero degli Interni e già ricevuto dal Comune di Milano attestati e riconoscimenti quali a esempio le civiche benemerenze.

Finora la giunta Pisapia si è mossa in modo differente, istituendo un albo delle associazioni religiose. Secondo il Caim con l'albo "l'amministrazione ha dato seguito a quanto previsto dal consolidato orientamento della giurisprudenza in materia, peraltro stabilito dalla stessa Corte Costituzionale (sentenza 195 del 1993) che sancisce che la natura di confessione può risultare, inter alia, da precedenti riconoscimenti pubblici (ecco la funzione dell'Albo) e dallo statuto che esprima chiaramente il carattere religioso (requisito questo per altro richiesto per l'iscrizione all'Albo) o comunque dalla comune considerazione (quindi anche in assenza di qualunque tipo ti atto formale). Pertanto orientandosi in questo modo l'amministrazione ha rispettato le disposizioni in materia e richiesto una formalizzazione delle realtà locali al fine di miglior identificazione delle realtà presenti sul territorio".

Per il Caim il criterio del riconoscimento, da parte dei Ministero dell'Interno, dei ministri di culto, non è accettabile. "L'ordine del giorno in questione vorrebbe sconfessare questa impostazione facendo riferimento solo alle norme previste dalla legge sui culti ammessi del 1929 che è stata ampiamente superata dalla giurisprudenza in materia, da diverse sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato che hanno stabilito in maniera inequivocabile la parità di trattamento delle confessioni religiose in ciò che concerne la possibilità di realizzare luoghi di culto".

"È semplicemente inammissibile -sottolinea il Caim- pensare di prevedere dei criteri esclusivamente concepiti in riferimento alla religione islamica quando si indice un bando che riguarda tutte le confessioni religiose. Queste proposte sono frutto di quello che è stato definito 'eccezionalismo islamico' e cioè il principio secondo cui tutte le norme che regolano la vita ed i diritti dei cittadini in generale e delle comunità religiose nello specifico, non varrebbero per i musulmani. Questa concezione rappresenta l'esatto contrario di un modello fondato sul diritto e sui diritti e deve essere assolutamente respinta. Il nome della legge a cui fa riferimento l'ordine del giorno dell'opposizione, quella sui “culti ammessi” del 1929, tradisce nello stesso nome l'idea secondo cui ci sarebbe una religione ufficiale e altri culti che verrebbero benevolmente “ammessi” e disciplina l'esistenza e l'attività degli enti e dei ministri di culto attraverso il riconoscimento presso il Ministero dell'Interno. Di fatto in questo modo viene vincolata la libertà di culto alle politiche per la sicurezza interna, assecondando la visione che vede le nuove presenze religiose come fenomeni potenzialmente pericolosi e quindi soggetti sempre ad un controllo particolare".

"In ogni caso come è stato affermato non esiste nessun legame possibile tra l'istituzione di un luogo di culto e la richiesta di riconoscimento dei ministri di culto -aggiunge nella nota il Caim- anche perché i luoghi di culto sono attualmente concepiti per dare risposta ad una necessità impellente, quella dell'esercizio del culto e non come luoghi dove si realizzino atti con conseguenze giuridiche come i matrimoni ad esempio. L'amministrazione ha percorso fino ad ora una strada conforme al dettato costituzionale e alla giurisprudenza esistente in materia, una strada inoltre che ha voluto giustamente tenere separati i diritti dei cittadini a praticare la propria fede dalle questioni di sicurezza".

"Albo e bando sono quindi frutto di una visione limpida, concreta e lineare che comporta riconoscimento delle realtà religiose con presenza diffusa sul territorio e conseguente politiche per permetterne l'attività secondo regole chiare che non siano discriminatorie, che non muovano da una presunzione di colpevolezza ma dalla consapevolezza di avere di fronte dei cittadini da rispettare".
"Le linee guida del bando sono già frutto di un arretramento rispetto a questa concezione iniziale, in quanto assecondano il discorso della destra quando parlano di sermoni in italiano, revoca della concessione, possibilità di ispezione del personale del Comune e obbligo di presentare un rapporto semestrale, condizioni non richieste a nessuna delle istituzioni religiose oggi operanti e beneficiarie di fondi pubblici".

"Non crediamo che sia possibile accettare l'introduzione di nuovi criteri così come chiesto dal gruppo PDM in Consiglio anche perché, significherebbe sconfessare le scelte fatte fino ad oggi dall'amministrazione Pisapia, stravolgere il lavoro portato avanti in più di tre anni e mezzo di mandato da ben tre assessori che si sono avvicendati e farsi dettare da linea politica da Comunione e Liberazione, subendo una sconfitta culturale ancor prima che politica sul terreno dei diritti. La nostra comunità merita rispetto, è stata molto paziente ma dopo tanti anni non accetterà qualsiasi soluzione". (dp)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news