12 settembre 2018 ore: 12:10
Disabilità

Musei più accessibili: Bologna punta ad abbattere tutte le barriere

A Bologna in corso un monitoraggio delle barriere motorie, sensoriali e cognitive in collaborazione con enti del terzo settore attivi in città. Lepore (Comune): “Nel 2019 vogliamo far fare un salto al nostro sistema museale su didattica, accessibilità e nuovi pubblici”

BOLOGNA - Per rendere accessibili i musei non basta abbattere le barriere architettoniche, perché l'accessibilità è anche di tipo relazionale. Se anche una persona con disabilità riesce a entrare nell'edificio, non è detto che trovi le condizioni per compiere la visita e fruire, per esempio, delle opere esposte. “Nel 2019 vorremmo far fare un salto -al nostro sistema museale, sia a livello di parte didattica, con risorse europee per allargare la parte rivolta a giovani e adolescenti, sia sul lato dell'accessibilità e dei nuovi pubblici”. Lo afferma Matteo Lepore, assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Bologna. “Inaugureremo alcuni progetti in questo senso. Ora è in corso una valutazione dei luoghi e una riflessione sul contesto attuale per arrivare a una mappatura e a creare progetti per buone pratiche da mettere in campo a partire dal prossimo anno”, aggiunge l'assessore. Rendere la città più accessibile per tutti è la priorità indicata da Egidio Sosio, il disability manager del Comune, all'indomani della costruzione delle rampe di accesso nella piazza centrale della città.

Nei mesi scorsi i musei civici bolognesi sono stati “testati” dal punto di vista dell'accessibilità in collaborazione con alcune realtà che sul territorio si occupano di disabilità motorie, sensoriali e cognitive. “Con le carrozzine, manuali o elettriche, siamo riusciti a entrare in tutti i musei – racconta Sandra Negri della cooperativa sociale Accaparlante – e abbiamo trovato massima disponibilità da parte del personale per garantire l'accessibilità alle opere, così abbiamo potuto fare delle visite guidate molto interessanti”. Ogni visita-test è stata condotta da persone con disabilità motoria e in alcuni casi con difficoltà di linguaggio e dai loro accompagnatori, che alla fine hanno redatto una scheda descrittiva. Un analogo lavoro è stato svolto per testare l'accessibilità dal punto di vista sensoriale-cognitivo dall'Istituto dei ciechi Cavazza e dalla Fondazione Gualandi, che insieme ad Accaparlante contribuiranno a realizzare un incontro formativo con operatori di tutte le realtà museali comunali, previsto per ottobre. 

“L'accessibilità relazionale è la possibilità di entrare in relazione da parte della persona con deficit motorio, sensoriale o cognitivo. Bisogna partire dal presupposto che l'incontro con la disabilità è complesso, ci si può sentire inadeguati. È necessario fare un percorso di preparazione, per questo chi ha un ruolo pubblico ha bisogno di essere prima di tutto informato. Agli operatori dei musei civici trasferiremo competenze legate alla relazione con disabilità e differenze, declinata sul piano culturale”, spiega Negri, che per Accaparlante coordina il progetto Calamaio, che mette al centro le persone per “stimolare lo sviluppo di un’identità critica attraverso il dialogo e l’incontro”. Già dal 2007 la cooperativa porta avanti il progetto “Ingresso libero”, nato in collaborazione con l'Università di Bologna per mappare i locali della zona universitaria, con l'obiettivo di capire se fossero accessibili e in che misura agli studenti con disabilità motorie. Negli anni l'esperienza ha avuto varie evoluzioni e si è allargata anche ad altre zone della città, sempre con il sistema delle visite-test e della scheda descrittiva. Da qui il coinvolgimento con il progetto del Comune. 

“Vogliamo monitorare dove ci sono barriere materiali e sensoriali-cognitive e fare ipotesi di intervento sia a livello di ausili che di progetti educativi e di promozione del contenuto museale, per avvicinarci a un pubblico che ha differenti modalità di fruizione - spiega l'assessore Lepore -. La nostra attenzione ai nuovi pubblici è rivolta ai bambini e adolescenti, alle persone con differenti abilità motorie e sensoriali e agli stranieri, perché anche il turismo è un nuovo pubblico, a cui nostri musei non erano abituati, e il turista con disabilità è un nuovo pubblico anche per gli operatori commerciali. Stiamo lavorando sulla parte immateriale dei servizi insieme a Bologna Welcome [l'agenzia per lo sviluppo e la gestione delle attività di accoglienza turistica e promozione della Città Metropolitana di Bologna, ndr], perché pensiamo che per portare avanti l'idea di un'accoglienza di qualità bisogna superare le barriere fisiche e anche quelle relazionali, e questo vale anche per gli operatori commerciali che stiamo cercando di coinvolgere e in città hanno già un grado di consapevolezza alto”. (Benedetta Aledda)

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