6 maggio 2014 ore: 11:23
Immigrazione

Nabil e Tarak, i profughi siriani che sognano Copenhagen

Le storie dei profughi ospitati a Milano dalla Casa della Carità. Non vogliono restare in Italia, il loro obiettivo è arrivare in Danimarca, Svezia, Francia. Per loro si apre il "corridoio nord"
Profughi siriani accolti a Milano

MILANO – Eccoli i nuovi transfughi del "corridoio nord", la tratta che collega Milano con il Nord Europa, l'eldorado dei profughi siriani. Cambiano i nomi dei protagonisti, cambiano le storie, ma le rotte e i desideri sono gli stessi di quando a ottobre Redattore sociale ha seguito i migranti siriani fino a Stoccolma.

Quando Tarak ha saputo di quel viaggio, ha smesso i panni dell'intervistato per fare domande su come arrivare fin laggiù. 28 anni, insegnante di inglese a Damasco (a Yarmouk camp, il campo profughi dei palestinesi in Siria), Tarak è arrivato il 2 maggio da Siracusa, dopo una traversata cominciata a Sabaratha, in Libia. Per raggiungere il Paese che fu di Gheddafi, ha sborsato 2.300 dollari e altri 1.600 ne ha spesi per la traversata del Canale di Sicilia. Partirà oggi, 6 maggio, diretto a Nizza.

Il capitolo peggiore del suo viaggio? La Libia, non ha dubbi: "C'erano milizie e fucili ovunque, esecuzioni e pistole. L'Egitto al confronto è molto più sicuro", racconta. In testa il suo obiettivo è raggiungere Copenhagen, dove abita un suo cugino.

Delle 76 brande messe a disposizione dalla Casa della Carità nel salone adibito a centro d'accoglienza, la maggior parte è vuota. In quattro dormono stesi, avvolti nella coperta di pile. Nelle altre ci sono per lo più famiglie con bambini piccoli. Circa in 40 profughi hanno lasciato Milano dopo due giorni di permanenza. Nabil, 25 anni, si sta preparando: oggi tocca a lui. Sa perfettamente il tragitto da seguire: Milano-Nizza, Nizza-Colonia, Colonia-Amburgo, Amburgo-Copenhagen. Ha già speso 5 mila dollari per arrivare a Milano, ma manca ancora uno sforzo per arrivare in fondo. Viaggia insieme a suo fratello, di tre anni più grande di lui. Ex studente di economia, Nabil ha in tutto quattro fratelli e tre sorelle ad attenderlo nella capitale danese, insieme a mamma e papà. La presenza della famiglia in Danimarca dovrebbe evitargli il respingimento in Italia, secondo quanto stabilito dalla Convenzione Dublino III, in vigore dal gennaio 2014. "L'Italia deve solo garantirmi la possibilità di andare. So che là ci sono dei servizi buoni, un sistema scolastico che funziona, mi posso rifare una vita", dice Nabil. In Italia non ci sono tanti strumenti per inserire i profughi nella società attiva, lo sa, ma nulla rinfaccia ad un Paese che invece è riuscito a dargli una protezione. Giusto il tempo di disfare le valigie che è ora di ripartire. (lb) 

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news