8 gennaio 2021 ore: 11:03
Società

Nagorno Karabakh, diritti umani calpestati nel silenzio assordante dell’Europa

Gli scontri tra Armenia e Repubblica di Artsakh contro l’Azerbaijan si sono conclusi il 10 novembre, dopo circa un mese e mezzo dai primi spari, ma questo breve arco di tempo è stato sufficiente per portare la morte e il ferimento di migliaia di persone. E gli sfollati si contano già in decine di migliaia
Foto: Toghrul Rahimli (via Wikimedia Commons) Azeri celebrano la vittoria in Karabakh

Azeri celebrano la vittoria in Karabakh

La seconda guerra del Nagorno Karabakh è finita, ma i suoi effetti sono destinati a travolgere l’esistenza di un intero popolo per molti anni. Gli scontri tra Armenia e Repubblica di Artsakh contro l’Azerbaijan si sono conclusi il 10 novembre, dopo circa un mese e mezzo dai primi spari, ma questo breve arco di tempo è stato sufficiente per portare la morte e il ferimento di migliaia di persone. E gli sfollati si contano già in decine di migliaia.

Il silenzio dell’Europa è stato assordante. Un fatto che alcuni commentatori legano agli interessi economici nell’area: in quella regione, infatti, è previsto che passi il “corridoio meridionale” che dovrebbe portare il gas verso il nostro continente, permettendoci di smarcarci dalla Russia.

L’accordo del 10 novembre scorso firmato dai paesi in guerra e dalla Russia ha decretato la sconfitta degli armeni e dato il via a un’ondata di più di 100.000 profughi in fuga dai territori passati in mano azera.

La lista dei diritti umani andati in frantumi in questo scontro è lunga. A partire da quello alla vita, naturalmente, passando per il diritto a salute, casa, educazione, ambiente, autodeterminazione, divieto di tortura e discriminazione. Così come è stato violato il diritto umanitario con gli attacchi ai civili e a strutture che nulla avevano a che fare con obiettivi militari, come ospedali, scuole e chiese. E non è mancato l’uso di armi proibite, comprese le famigerate armi chimiche e le bombe a grappolo.

Molti parlano di pulizia etnica o genocidio in relazione ai fatti. L’istituzione Genocide Watch, per esempio, sostiene che è possibile ipotizzare una persecuzione armena ai danni di quella azera, senza arrivare al genocidio. Ma dall’altra parte, dice ancora l’organizzazione, le azioni dell’Azerbaijan che hanno spinto alla migrazione forzata degli armeni dell’area potrebbero essere motivate proprio da una volontà genocida.

Le Nazioni Unite. L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha denunciato la violazione del principio di proporzionalità con gli attacchi alle strutture civili, ipotizzando dunque possibili crimini di guerra da parte di entrambi gli schieramenti. Stando a una stima diffusa dall’autoproclamato governo dell’Artsakh, ben la metà di Stepanakert sarebbe stato attaccato e, tra le strutture prese di mira, ci sono anche i due più grandi ospedali della città.

L’articolo integrale di Irene Bazzechi e Antonio Freddi (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Master in Diritti umani e gestione dei conflitti), “Guerra Nagorno Karabakh: popolo distrutto da scontro Armenia-Azerbaijan, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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