22 novembre 2023 ore: 17:06
Ambiente

Nairobi, concluso incontro mondiale su inquinamento da plastica

Nei negoziati sul Trattato sulla plastica, conclusi nei giorni scorsi a Nairobi, ha avuto un gran peso la visione dei Waste Pickers, gli operatori informali che raccolgono rifiuti. Rete Onu: "Riconoscere l'importanza del fenomeno"
ROMA – Si è concluso il 19 novembre a Nairobi il terzo incontro del Comitato Negoziale Intergovernativo (INC-3) per sviluppare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica anche nell’ambiente marino (INC-3). All'evento, al quale hanno partecipato quasi tutti i Governi del mondo, tra i gruppi di advocacy è stata presente anche l’Alleanza Internazionale dei Waste Pickers a rappresentare i 20 milioni di operatori informali e vulnerabili che, in vari modi, partecipano alla gestione dei rifiuti. I loro esponenti sono venuti da Africa, Asia e Pacifico, Europa, Nord e America Latina, e tra di loro c’è stato anche Pietro Luppi dell’italiana Rete ONU – Rete Nazionale Operatori dell’Usato.
 
Diverse le proposte della delegazione dell'International Alliace of Waste Pickers messe sul tavolo del congresso di Nairobi; la centrale è stata quella di inserire il termine "waste pickers" nel testo del trattato, in riconoscimento della grande importanza del fenomeno. Oggi nel mondo il settore informale rappresenta circa l’85% dei lavoratori partecipanti alle filiere del recupero dei rifiuti.
 
Pietro Luppi spiega: “Inserire la definizione di waste pickers nel testo del trattato è stato un obiettivo fondamentale perchè innanzitutto il fenomeno va riconosciuto e visto come un'opportunità e non un problema. Opportunità che passa per politiche di emersione, regolarizzazione, adattamento. Le filiere devono essere regolari, controllate e devono avere una supervisione. L'International Alliace of Waste Pickers chiede che questo controllo sia corredato da processi reportistici che includano non solo la trasparenza e la correttezza ambientale ma anche il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di queste persone vulnerabili”.
 
Aleramo Virgili, responsabile del comparto lavoratori fragili di Rete ONU dice: “In Italia i lavoratori fragili legati al settore del riuso sono almeno 50 mila, è una popolazione importante che nella transizione ecologica dell'economia circolare potrebbe portare il proprio prezioso know how in tantissimi tipi di attività. Oggi questi operatori – spiega - sono impiegati nella raccolta e rivendita di materiali riusabili così come di materiali ferrosi per il riciclo, nel futuro potranno entrare in alcuni segmenti delle raccolte organizzate, così come nella distribuzione e negli impianti di smistamento. Per fare tutto questo occorre chiaramente che vengano realizzati percorsi di incubazione e coinvolgimento che tengano conto delle difficoltà sociali di questo tipo di lavoratori”. Lavoratori fragili, spiega Alessandro Giuliani, portavoce di Rete ONU che sono “in tutta l'Europa occidentale e che rappresentano un segmento chiave della second hand economy. Sono loro la parte più popolare di questa economia, una parte vulnerabile che va difesa, così come tutta la micro impresa coinvolta nel settore dell'usato. Questo tipo di attività tendono purtroppo ad essere escluse dalla politiche pubbliche”.

Ribadisce anche Alessandro Stillo, presidente di Rete ONU: “Il cuore dell'economia dell'usato è proprio rappresentato da queste micro imprese, vulnerabili e importantissimi sono i mercati storici portati avanti da questi lavoratori. Un lavoro spesso non riconosciuto e ingiustamente vessato”. Inger Andersen, direttrice del comitato intergovernativo UNEP ha ricevuto le delegazioni dell'International Alliace of Waste Pickers, tra cui quella di Rete ONU, nel corso del congresso e si è dichiarata esplicitamente favorevole all'inclusione dei waste pickers nella Transazione.
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