13 marzo 2021 ore: 08:00
Disabilità

Nasce la prima grammatica Lis in Italia: “Diffondiamo la lingua delle comunità di sordi segnanti”

di Alice Facchini
Si intitola “A Grammar of Italian Sign Language” ed è uno dei prodotti del progetto europeo “Sign-Hub”: 830 pagine in formato digitale, con 1.541 video, 712 immagini e 2.367 esempi. Alla sua realizzazione hanno contribuito sette autori e sette collaboratori sordi: per il momento è disponibile la versione in inglese, ma si sta lavorando alla traduzione in italiano e in lingua dei segni
Lingua dei segni, dialogo con le mani, lis - SITO NUOVO

BOLOGNA - 830 pagine, 1.541 video, 712 immagini e 2.367 esempi. È la prima grammatica della lingua dei segni (Lis) italiana, pubblicata da Edizioni Ca’ Foscari e disponibile in formato digitale ad accesso libero. Si intitola “A Grammar of Italian Sign Language” ed è uno dei prodotti del progetto europeo Horizon 2020 “Sign-Hub”, che ha l’obiettivo di sostenere, preservare e diffondere la lingua ma anche la cultura delle comunità europee di Sordi segnanti. La grammatica, che offre una descrizione e riflessione sulla lingua dei segni italiana, non è uno strumento tradizionale: grazie al suo formato elettronico, testo e video sono strettamente interconnessi e i collegamenti ipertestuali interni consentono di passare da un punto all’altro, approfondendo concetti in modo agevole e venendo supportati nella comprensione attraverso numerosi esempi.

Si rispetta così la natura visiva della lingua dei segni, creando un testo che risulta accessibile a un pubblico ampio, dagli studenti che imparano la Lis agli interpreti di lingua dei segni, fino agli stessi studenti (e adulti) sordi e udenti che la usano. La grammatica parte dal background sociale e storico, per poi passare a fonologia, lessico, morfologia, sintassi e infine pragmatica. Alla sua realizzazione hanno contribuito sette autori, tra cui uno sordo, e sette collaboratori sordi, che si sono resi disponibili per la raccolta dei dati e la registrazione degli esempi in video e immagini.

“In Italia mancava una grammatica comprensiva della lingua dei segni – spiega Chiara Branchini, professoressa di lingua dei segni italiana alla Ca’ Foscari e curatrice del testo insieme a Lara Mantovan –. La Lis è una lingua vera e propria, eppure l’Italia è l’unico paese in Europa a non averla ancora riconosciuta come lingua minoritaria, nonostante le Nazioni Unite nella Convenzione sui diritti delle persone con disabilità abbiano dato agli stati membri il vincolo di riconoscerla ufficialmente. Questo comporta che alla comunità Sorda non vengano riconosciuti una serie di diritti fondamentali: innanzitutto l’apprendimento delle persone sorde non è sostenuto a scuola da professionisti competenti e un bambino sordo oggi non ha le stesse possibilità di un bambino udente. Inoltre durante il periodo dell’infanzia è violato il diritto all’acquisizione linguistica nella norma, nonché il diritto alla partecipazione sociale, visto che in tanti eventi non è garantito l’interprete”.

La grammatica al momento esiste solo nella sua versione in inglese, ma le curatrici stanno lavorando alla traduzione in italiano: per farlo si stanno avvalendo dell’aiuto di alcuni studenti della Ca’ Foscari, che come tirocinio stanno traducendo alcune sezioni della grammatica. Inoltre, uno studente sordo sta traducendo alcuni capitoli in lingua dei segni, affinché il testo diventi pienamente accessibile.

Per diffondere la conoscenza della lingua dei segni, il progetto europeo Sign-Hub ha coinvolto sette paesi e ha promosso l’elaborazione di questa grammatica digitale per sette lingue dei segni (oltre a quella italiana, la catalana, francese, olandese, spagnola, tedesca, turca), più un atlante linguistico delle lingue dei segni del mondo. Per promuovere inoltre il patrimonio culturale delle comunità di Sordi segnanti, sono state intervistati 142 sordi tra i 66 e i 97 anni, in 5 Paesi, per capire come hanno vissuto la loro condizione in alcuni degli eventi cruciali del ‘900: l’Olocausto, la Seconda guerra mondiale, la legge sul divorzio, sull’aborto, l’apertura verso diversi orientamenti sessuali. “Nella piattaforma digitale del progetto sono disponibili anche questi racconti – afferma Branchini –. I sordi anziani sono una popolazione invisibile e inascoltata, eppure la loro memoria rappresenta un patrimonio storico e sociale che non va perduto. Per diffondere i contenuti di queste interviste, abbiamo selezionato le parti più significative e abbiamo creato un documentario dal titolo ‘We were there… we are here’”.

E poi c’è stato tutto il lavoro di assessment, che ha portato alla produzione di strumenti di valutazione linguistica per cinque lingue dei segni, compresa quella italiana, che vadano a individuare possibili disturbi del linguaggio, in modo che i medici, gli psicologi e i logopedisti possano individuarli con maggiore facilità. “Come facciamo a capire se un bambino che segna ha disturbi del linguaggio? – conclude Branchini –. Nella popolazione udente, più del 7 per cento dei bambini ha disturbi del linguaggio: ci aspettiamo percentuali simili anche tra i bambini sordi. In più, il 95 per cento dei sordi sono figli di udenti, dunque spesso da piccoli non ricevono un input linguistico accessibile, e questo può portare un ritardo nell’acquisizione linguistica. Se un bimbo sordo non segna bene, quindi, spesso non si sa se è perché ha iniziato a segnare tardi o perché ha un disturbo del linguaggio. Ecco perché era necessario sviluppare degli strumenti innovativi che colmassero questo gap”.

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