22 dicembre 2016 ore: 09:52
Non profit

Natale tra i terremotati: 16 milioni da Caritas. "Ora fare leva sui giovani"

A quattro mesi dal primo dei terremoti che hanno colpito il Centro Italia nel 2016 (era il 24 agosto), don Andrea La Regina, responsabile nazionale macroprogetti della Caritas italiana, traccia un bilancio. Sui territori arrivano i “Centri di comunità” e, passata l’emergenza, torna il Prestito della speranza
Terremoto centro italia - Casa distrutta

ROMA – Circa 16 milioni di euro raccolti, gemellaggi con diocesi di tutta Italia, offerte anche dall’Iraq e dai detenuti, ma passata l’emergenza servirà puntare sul lavoro dei giovani e sull’assistenza agli anziani. A quattro mesi dal terremoto del Centro Italia (era il 24 agosto), seguito a due mesi di distanza dalle potenti repliche del 26 e il 30 ottobre che hanno colpito duramente il territorio umbro-marchigiano, don Andrea La Regina, responsabile nazionale macroprogetti della Caritas italiana racconta a Redattore Sociale le difficoltà e la generosità incontrate, i progetti in porto e prospettive dal punto di vista della Caritas a pochi giorni dal Natale. Ad oggi, intanto, la situazione è ancora complessa, spiega La Regina. “I terremoti del 26 e 30 di ottobre non solo hanno ampliato la zona interessata - racconta -. Hanno creato situazioni difficili, perché parliamo di cittadine un po’ più grandi di Amatrice o di Arquata del Tronto, con una popolazione residente o presente per motivi di studio, come nel caso di Camerino, tale da creare difficoltà ulteriori. Ad oggi alcune comunità hanno fatto la scelta di andare sulla costa. Come successo per Accumoli, ad esempio: quasi tutto il paese si è spostato sulla costa, ma se da una parte i ragazzi sono stati inseriti nelle scuole a San Benedetto del Tronto, dall’altra gli adulti continuano a far la spola per il lavoro o per tener sotto controllo le decisioni su dove posizionare container e casette. Senza contare quelli che hanno deciso di restare sul posto”.

Le risorse raccolte da Caritas, intanto, non sono poche. Oltre al milione di euro messo a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana con i fondi dell’8xmille subito dopo il terremoto di fine agosto, c’è la quota raccolta dalla Caritas, tra le parrocchie o donazioni singole. Si parla di ben 15 milioni di euro raccolti a partire dalla colletta nazionale di settembre. E non è ancora finita. “Le offerte non sono arrivate solo dalle parrocchie italiane, ma anche da molti privati e aziende in modo diretto e stanno ancora arrivando”, spiega La Regina. Un buon segno per La Regina, secondo l’attenzione sui terremoti del Centro Italia da parte dell’opinione pubblica non è mai venuta meno. “Ho l’impressione che l’interesse sia stato costante. Per alcune località più di altre che sono ancora nell’ombra – racconta -. Nel loro momento più difficile, però, queste persone hanno ricevuto la simpatia della gente. Se i mezzi di comunicazione ne parlano ancora è perché la gente vuole sapere cosa si sta facendo. Lo stesso interesse che abbiamo trovato anche nelle Caritas all’estero da cui abbiamo ricevuto molte offerte, anche da quelle più povere. Sono arrivati più di 10 mila euro dalla diocesi di Erbil, in Iraq, ma sono arrivate offerte anche dai detenuti”. A sostegno delle comunità anche iniziative di gemellaggio. “Ogni diocesi si è gemellata con tre o quattro delegazioni regionali che hanno già iniziato a inviare volontari. Oltre alla prossimità, i volontari aiutano a fare un monitoraggio per individuare i bisogni ed elaborare risposte che siano capaci di dare alle popolazioni la speranza che si possa tornare alla quotidianità”.

Il primo obiettivo, sin dall’inizio è stato quello di rispondere ai bisogni essenziali, ma l’intervento della Caritas guarda anche al futuro. “Le diocesi hanno ricevuto soldi spendibili da subito a seconda dei danni e di ciò che è accaduto sul proprio territorio. Si va dagli aiuti alle famiglie e alle comunità a quanti non si possono muovere dai luoghi del terremoto perché hanno un’attività agricola o un allevamento. Tuttavia abbiamo iniziato a ipotizzare quale sarà il nostro intervento in futuro e stiamo lavorando all’installazione di Centri polifunzionali di comunità che serviranno non solo per le celebrazioni eucaristiche ma anche per accogliere attività caritative, educative o per gli anziani. Si tratta di strutture stabili e antisismiche. Alle diocesi la possibilità di presentare, per adesso, fino a due richieste per le situazioni più gravi e urgenti”. E proprio oggi, a Norcia, viene inaugurato il primo Campo Caritas nei terreni adiacenti la Madonna delle Grazie a Norcia. Quattro container ospiteranno i volontari della Chiesa di Spoleto-Norcia. Inoltre, in una tensostruttura di 150 metri quadrati, è stato allestito un emporio della solidarietà, un punto di distribuzione dei generi di prima necessità che vengono portati dai magazzini Caritas di Spoleto. Un primo passo verso uno dei Centri di Comunità che sorgerà nella stessa area. Per La Regina, infatti, occorre lavorare già da oggi ad un “secondo passaggio”, cioè alla “progettazione sociale per queste comunità che devono tornare ad avere delle attività nella normalità”. Attività che la Caritas intende “sostenere con le donazioni” permettendo a chi ha attività economiche di tornare al lavoro. “In questi luoghi – spiega La Regina -, oltre a una casa dove stare, che sarà compito delle istituzioni pubbliche, c’è bisogno del lavoro che dà dignità. A noi è richiesto di integrare o di aiutare in tutto ciò che rende possibile il ritorno alla quotidianità”. 

I 16 milioni raccolti, però non sono le uniche risorse disponibili. Potrebbero esserci anche altri strumenti. Come il Prestito della Speranza che, dopo un periodo di silenzio, potrebbe tornare a sostenere le persone in difficoltà così come accaduto dopo il terremoto in Emilia Romagna. “Alcune diocesi hanno già utilizzato questo strumento, ma va incrementato perché c’è ancora la disponibilità del fondo di garanzia”, spiega La Regina. Attualmente il Prestito della speranza ha al suo attivo 26 milioni di credito sociale e 10 milioni di microcredito imprenditoriale in tutta Italia: un totale di 37 milioni erogati che attualmente sono in fase di rimborso. “Per le zone terremotate abbiamo già proposto di poter utilizzare questo strumento – ha spiegato La Regina - che ha tanta garanzia da impegnare e fare in modo che sia integrativo di ciò che possiamo fare col fondo assicurato attraverso le donazioni”. I soldi raccolti dalle collette sono donati a fondo perduto, chiarisce La Regina, mentre il Prestito della Speranza è uno strumento di credito realizzato grazie ad un fondo di garanzia della Cei, ma che funziona come un microcredito. “Quando le famiglie inizieranno a vivere nelle casette e le piccole attività torneranno attive sui territori potranno usare questo strumento che mette a disposizione 7.500 euro per il credito sociale e 25 mila euro per il credito imprenditoriale. Passata l’emergenza, questo strumento potrebbe avere una possibilità di utilizzo e avremo un’attenzione in più per fare in modo che ci sia accesso al credito”.

Per La Regina, però, prima di tutto occorre focalizzare l’attenzione su alcuni interventi, come quelli sui giovani e sugli anziani. “In questo contesto, soprattutto nelle zone più isolate, è importante fare leva sui giovani - spiega -. La regione Umbria farà un bando sul Servizio civile, anche le altre regioni dovrebbero farlo, oppure immaginare borse lavoro, utilizzare garanzia giovani e gli altri strumenti che già ci sono commisurati, però, alla realtà del terremoto. Dall’altra parte c’è anche il problema della cura degli anziani. Molte delle persone che vivevano in questi posti decentrati erano anziani. Per questo occorre immaginare qualcosa che metta insieme l’assistenza agli anziani e il lavoro per i giovani che potrebbero essere impiegati anche nel lavoro di cura. Certo servono strumenti ad hoc che andrebbero inventati e che potrebbero rispondere alle esigenze di uno spopolamento iniziato ancor prima dei terremoti”.(ga)

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