6 agosto 2015 ore: 13:13
Immigrazione

Naufragio, le associazioni: "Orrore, l'Ue intervenga con canali legali”

Dopo l’ultima tragedia nel Mediterraneo, le associazioni chiedono ingressi sicuri per i migranti. Astalli: con una politica seria si sarebbe potuta evitare. Amnesty: urgente bisogno di canali legali. Dito puntato contro i soccorsi, Msf: inadeguati. Oxfam: grande indignazione verso la politica europea
Msf/Marta Soszynska Intervento Msf salvataggio in mare 3

Foto: Msf/Marta Soszynska

ROMA – “Orrore e sgomento”. Così il Centro Astalli commenta l’ultima tragedia del mare che si è consumata ieri a largo delle coste della Libia. Per ora si parla di 26 corpi recuperati e di 400 superstiti, ma i morti potrebbero essere molti di più, considerando che sencondo le testimonianze sul barcone viaggiavano circa 600 persone. L’ennesimo naufragio ha riaperto il dibattito sulla gestione della questione migratoria, con le associazioni che puntano il dito sulla inadeguatezza dei soccorsi e tornano a chiedere canali di accesso legali in Europa per evitare nuovi morti.

“Esprimiamo ancora una volta profondo cordoglio per le decine di vittime del naufragio di ieri a largo della Libia. Siamo di fronte all’ennesimo tragedia che si sarebbe potuta evitare mettendo in atto una politica seria e responsabile da parte degli stati e delle istituzioni europee – sottolinea il Centro Astalli -Questo naufragio mostra in tutta la sua evidenza l’inefficacia dell’azione di salvataggio e soccorso messa in atto dall’Ue. Chiediamo ancora una volta all’Europa e ai governi nazionali di mettere in cima alle priorità del loro agire misure volte ad evitare la morte di chi ad oggi non ha altra possibilità per chiedere asilo in Europa se non quella di pagare dei trafficanti. Negli ultimi mesi assistiamo attoniti alla morte di persone in mare nel momento in cui, avvistate e avvicinate, dovrebbero essere soccorse e salvate dalle navi deputate. Oggi paghiamo il prezzo altissimo della scelta nefasta di interrompere l’operazione Mare Nostrum e sostituirla con Triton che oggi mostra ancora una volta di non riuscire ad adempiere il suo mandato: soccorrere e salvare vite”. Il Centro Astalli ribadisce ancora una volta l'urgenza della creazione di canali umanitari sicuri che “permettano a chi scappa da guerre e persecuzioni di chiedere asilo in Europa senza rischiare la vita in mano ai trafficanti” e una tempestiva intensificazione nonché una maggiore efficacia delle operazioni di soccorso e salvataggio ad ampio raggio. “Se l’Europa non riesce a salvare le vite umane che tenta di soccorrere, chiediamoci cosa non sta funzionando – conclude il presidente padre Camillo Ripamonti -. A questo punto pare evidente che il salvataggio di vite umane e l’accoglienza dei rifugiati non è un problema meramente di opportunità o possibilità economica. Bisogna cambiare rotta e ridefinire il senso di una civiltà che, pur di non accogliere, uccide”.

- Duro il commento anche si Amnesty International che sollecita i governi a fare di più per permettere vie di accesso legali verso l’Europa, “evitando così che in migliaia rischino di perdere la vita in mare”. “Migliaia di persone continuano a cercare di attraversare il Mediterraneo centrale praticamente ogni settimana per cercare salvezza e una vita migliore in Europa – sottolinea Denis Krivosheev, vicedirettore del programma Europa e Asia centrale dell’organizzazione -. Dunque, questi incidenti mortali in mare sono destinati a rimanere una tragica realtà se i governo europei non porranno in essere percorsi legali e sicuri per coloro che hanno bisogno di protezione, riducendo in questo modo il numero delle persone che intraprendono viaggi pericolosi via mare. Quello del 5 agosto è il primo naufragio mortale di grandi dimensioni da quando, ad aprile, l'Unione europea ha deciso di rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Queste operazioni avevano favorito una significativa diminuzione del numero, senza precedenti, di morti in mare registrato nei primi mesi dell'anno”. Amnesty International continua a sollecitare un maggiore impegno per reinsediare i rifugiati, favorire un più ampio ingresso in Europa attraverso i visti umanitari e le riunificazioni familiari e porre fine alle restrizioni alla libertà di movimento per i richiedenti asilo le cui domande sono state accolte. “Fino a quando migranti e rifugiati avranno a disposizione solo traversate pericolose per raggiungere l'Europa, è indispensabile che ai soccorsi in mare sia data la massima priorità. Le operazioni umanitarie lanciate dai governi europei dopo i naufragi di aprile, in cui oltre 1200 persone erano morte o scomparse in mare, devono proseguire in modo efficace e con risorse adeguate” ha aggiunto Krivosheev. Anche Medici senza frontiere, in una nota, ha criticato l’operazione di salvataggio di ieri spiegando di essere stata chiamata e poi dirottata a soccorrere un altro barcone: "questo dimostra la grave carenza di risorse disponibili”.

Anche Oxfam Italia esprime cordoglio per le vittime, ma anche "grande indignazione nei confronti di una politica europea che, al di là degli aridi calcoli sulle quote di migranti e rifugiati da spostare e ricollocare tra i vari paesi, non sembra essere in grado di affrontare le vere cause di una tragedia che dall’inizio dell’anno ha causato più di 2000 vittime".  “Le prime stime parlano di 25 corpi recuperati, ma siamo ancora lontani dal conoscere esattamente il numero delle vittime di questa ennesima tragedia, se mai riusciremo ad averne un conteggio esatto. – afferma la direttrice dei programmi e delle campagne in Italia di Oxfam, Elisa Bacciotti – Uomini, donne, anziani e bambini, che hanno il diritto a non dover metter a repentaglio la loro vita, semplicemente perché costretti a fuggire da guerre, persecuzioni e povertà nei loro paesi di origine. Ma al contrario devono ad essere accolti e protetti nel modo migliore. L’Europa non può accettare che questa situazione prosegua ulteriormente”.
 
Oxfam esprime un forte apprezzamento per il potenziamento delle operazioni europee di ricerca e salvataggio, che, dalla fine di aprile, hanno consentito di salvare migliaia di vite umane. “Ringraziamo chi si è impegnato nelle attività di soccorso, che hanno visto coinvolti numerosi mezzi e, anche in questo frangente, tratto in salvo centinaia di migranti. Tuttavia dobbiamo riconoscere che, al di là dell’impegno di uomini e mezzi, il Sistema Europeo di Asilo, espressione della precisa volontà politica dei 28 Stati Membri, non sembra riuscire a trovare per questi “disperati” un’alternativa politica, in grado di garantire protezione e tutela dei diritti. -  continua Bacciotti - Queste ormai continue tragedie non sono, purtroppo, che la dimostrazione evidente che aumentare il controllo delle frontiere marittime semplicemente non è sufficiente per salvare la vita a queste persone”. L'organizzazione chiede quindi che priorità assoluta nell’Agenda UE sull’immigrazione sia l’individuazione di nuovi e più ampi canali di immigrazione legale, sia per le persone bisognose di protezione internazionale, che per chi si mette in viaggio in cerca di opportunità di vita migliori per sé e la propria famiglia.  

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