6 agosto 2015 ore: 11:10
Immigrazione

Naufragio, Msf denuncia: grave carenza del sistema di soccorso in mare

L’organizzazione è stata prima chiamata per assistere la barca che si è capovolta, ma è stata inviata a salvare un altro barcone e poi fatta tornare indietro. “Questo dimostra la grave carenza di risorse disponibili”. Le vittime arriveranno oggi a Palermo: 370 sopravvisuti, 26 le salme
Msf/Marta Soszynska Intervento Msf salvataggio in mare

Foto: Msf/Marta Soszynska

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Intervento Msf salvataggio in mare 2

ROMA - L’arrivo dei sopravvissuti è atteso nel pomeriggio a Palermo, con loro viaggeranno anche le 26 salme delle persone morte ieri nel naufragio a largo delle coste della Libia. L’ennesima tragedia nel Mediterraneo che riapre le polemiche sull’inadeguatezza dei soccorsi. Ad alzare la voce è, in particolare, l’associazione medico umanitaria Medici senza frontiere (Msf) che parla di “gravi carenze”.
“Centinaia di persone sono annegate dopo il capovolgimento di un barcone che portava circa 600 persone – sottolinea - questo evidenzia la grave carenza di un adeguato sistema di ricerca e soccorso in mare”. La barca di legno si è capovolta (probabilmente perché i migrati si sono spostati in direzione delle navi di soccorso) poco prima che arrivasse sul posto la nave di Msf Dignity, spiega l’organizzazione che ha ricevuto una prima chiamata dal Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo di Roma alle 9 ieri mattina, per poi essere dirottata sul soccorso di un altro barcone. Quest’ultima operazione, che ha soccorso 94 persone, è terminata intorno alle 12.30. La Dignity I ha poi ricevuto un’altra chiamata che chiedeva di tornare a soccorrere la prima barca. All’arrivo della Dignity I, una nave irlandese arrivata per prima sul luogo aveva già avviato le operazioni di salvataggio perché la barca si era già capovolta. Ad essere sopravvissute circa 370 persone.

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Intervento Msf salvataggio in mare 3

“È stata una vista orribile, persone che si aggrappavano disperate ai giubbetti di salvataggio, alle barche, a qualunque cosa trovavano per cercare di salvarsi la vita, in mezzo alle persone che stavano annegando o a chi era già morto” racconta Juan Matías, coordinatore di Msf a bordo della Dignity I. “Il fatto che siamo stati chiamati prima per assistere questa barca e subito dopo per un altro salvataggio, dimostra la grave carenza di risorse disponibili per operazioni di soccorso nel Mediterraneo.”Altre navi sono poi giunte sul luogo del naufragio per partecipare alle operazioni. La Dignity I ha fornito assistenza medica a 10 persone, di cui 5 erano in condizioni così gravi da richiedere l’evacuazione via elicottero. Anche le altre navi su cui opera MSF, la Bourbon Argos e la MY Phoenix gestita dal MOAS, sono accorse sul posto.

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Intervento Msf salvataggio in mare

“Oggi in mare abbiamo vissuto da vicino un nuovo, grandissimo dolore” ha detto Loris De Filippi, presidente di Msf. “È un imperativo che le operazioni di soccorso si avvicinino il più possibile alle zone di partenza: solo due giorni fa 5 persone sono morte per disidratazione dopo 13 ore su un barcone e oggi questa tragedia ad appena 15 miglia dalla Libia. L’unica soluzione per porre fine a lutti e sofferenze in mare è aprire vie legali e sicure per consentire a queste persone, costrette a fuggire da guerre e povertà, di trovare sicurezza senza rischiare la vita.”. Prima della tragedia di oggi, 1941 persone hanno già perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Msf ha avviato la propria azione di ricerca e soccorso in mare a maggio e finora ha soccorso più di 10.000 persone.

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