18 giugno 2016 ore: 10:40
Immigrazione

Nazionalità, dinieghi, accoglienza: 5 numeri sui rifugiati in Italia

Boom di domande di asilo in Italia nei primi sei mesi del 2016 (+60 per cento). Ma a crescere sono anche i dinieghi. Tra le nazionalità: al primo posto il Pakistan, seguito da Nigeria e Gambia. Pochissimi i siriani, mentre gli eritrei sono ancora "transitanti" nel nostro paese. Diecimila i rifugiati fuori dal sistema di accoglienza.
Immigrati, tre volti

ROMA -  Nonostante un numero di arrivi in linea con lo scorso anno (55.759 nel 2016 contro 58.264 del 2015, dato aggiornato al 16 giugno) aumentano nel nostro paese le domande di asilo e protezione internazionale. Nei primi 6 mesi del 2016 sono infatti oltre 40mila le persone che hanno fatto richiesta in Italia. Rispetto agli anni precedenti, però, cambia il volto del fenomeno, con nuove nazionalità tra i primi posti dei richiedenti e un numero sempre più elevato di dinieghi. Tra le cause: i nuovi assetti internazionali, l’entrata in vigore del nuovo sistema hotspot ma anche la stretta sui controlli alle frontiere, che hanno fatto crollare le richieste nei paesi del Nord Europa. Cinque dati, in particolare, spiegano come sta cambiando la situazione.

43.485: è il numero delle richieste d’asilo registrate in Italia nei primi 6 mesi del 2016, dal 1 gennaio al 10 giugno 2016 (dati ministero dell’Interno). Un vero e proprio boom rispetto al 2015:  più del doppio (+62,33 per cento): l'anno scorso, nello stesso periodo, erano 26.778. L’aumento dei richiedenti è legato in parte all’entrata in vigore del nuovo sistema hotspot, che prevede centri di smistamento in cui i migranti, una volta salvati in mare, vengono identificati e distinti tra richiedenti protezione e non. Ma anche al rigido controllo dei confini in molti paesi europei, che ha fatto progressivamente scendere le domande negli stati del Nord Europa. 

7.161: è il numero delle domande presentate dai cittadini del Pakistan, che si piazzano così al primo posto tra le nazionalità dei richiedenti asilo nel nostro paese nei primi 6 mesi del 2016,  seguiti da Nigeria (6.869), Gambia (3.648), Senegal (2.746) e Costa d’Avorio (2.478). In aumento tra i richiedenti anche persone provenienti dall’Ucraina (1357) e da El Salvador (389), due nazionalità da cui finora l’Italia non era stata particolarmente interessata. Già nel 2015, però, erano aumentate le domande presentate da cittadini ucraini, una tendenza che si conferma così anche nel 2016. Come sempre più alto è il numero delle persone provenienti dalla Nigeria (che compaiono sia tra le prime nazionalità di arrivo che di richiesta d’asilo). Pochi invece gli eritrei (1912) e i siriani (590). In particolare, per quanto riguarda le persone originarie dell’Eritrea, il dato lascia pensare che tra loro siano ancora tanti i “transitanti” nel nostro paese, cioè coloro che arrivano in Italia per raggiungere, poi,  altri paesi europei.  Secondo i dati degli arrivi, gli eritrei rappresentano il 12 per cento del totale, secondi solo alla Nigeria. Molti di loro, inoltre, stanno aderendo al programma di relocation, anche per questo stanno lentamente scomparendo nelle stime sulle domande d'asilo. Al contrario dei siriani che non compaiono neanche tra i primi dieci paesi di provenienza.

BOX 60 per cento: è il dato ( in crescita) dei dinieghi, dal 1 gennaio al 10 giugno. Su 42.489 domande esaminate dall’inizio dell’anno 25.527 sono state rigettate: i richiedenti che hanno ricevuto il diniego sono più della metà (60 per cento). Il 12 per cento in più dello scorso anno, quando a fronte di 21.374 domande presentate10.214 sono state quelle rigettate (48 per cento). In totale, nei primi sei mesi del 2016 le persone a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato sono 1.852 (il 4 per cento del totale), 5.478 persone (13 per cento) hanno ricevuto invece la protezione sussidiaria e 7.702 (18 per cento) la protezione umanitaria. 10901 persone (4 per cento) sono risultate irreperibili. In Italia sono previste, infatti, diverse forme di protezione: il rifugiato è colui che è riconosciuto, in base ai requisiti stabiliti dalla convenzione di Ginevra del 1951,“nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”. Il beneficiario di protezione sussidiaria, è invece colui che, pur non rientrando nella definizione di rifugiato, necessita di una forma di protezione internazionale perché in caso di rimpatrio sarebbe in serio pericolo a causa di conflitti armati, violenza generalizzata o per situazioni di violazioni massicce dei diritti umani. Mentre il beneficiario di protezione umanitaria, è colui che, pur non rientrando nelle categorie sopra elencate di rifugiato e beneficiario di protezione sussidiaria, viene reputato come soggetto a rischio per gravi motivi di carattere umanitario. L’umanitaria (dato anche il cambiamento dei flussi verso l’Italia) è la forma di protezione più accordata da qualche anno a questa parte. Mentre quello dei dinieghi per i cosiddetti “migranti economici” (cioè coloro che non vengono considerati bisognosi di protezione internazionale) sta diventando un  problema cruciale. Due report, uno di Oxfam e uno della Commissione diritti umani al Senato, hanno denunciato, anche come le nuove forme di identificazione all’interno degli hotspot stiano facendo aumentare il numero degli irregolari sul territorio italiano.

 125.487: sono i migranti e i richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza in Italia. Secondo i dati del ministero dell'Interno al 16 giugno 2016 sono 91.151 nelle strutture temporanee (Cas, centri di accoglienza straordinaria), 14.250 nei centri di prima accoglienza e negli hotspot, mentre 20.086 sono inseriti nello Sprar (il sistema per richiedenti asilo e rifugiati). L’accoglienza, quindi, continua ad essere ancora gestita in maniera emergenziale, attraverso i centri prefettizi: molto spesso strutture totalmente improvvisate, dove non si rispettano neanche gli standard minimi. Non solo, secondo quanto denuncia l’ultimo lavoro di Medici senza frontiere “Fuori campo”, sono almeno diecimila i rifugiati e i richiedenti asilo al di fuori del sistema di accoglienza. Veri e propri “invisibili” che vivono in condizioni spesso degradanti nei siti informali sparsi sulla penisola: tendopoli, palazzi occupati, baracche, accampamenti di fortuna. Nella metà dei casi senza luce né gas, senza un’assistenza istituzionale e l’accesso alle cure mediche.

287.100 : è il dato realtivo alle persone che hanno chiesto protezione agli Stati membri dell'Unione europea nei primi tre mesi del 2016, un numero in calo del 33 per cento rispetto al quarto trimestre del 2015 ( quando sono stati registrati 426 000 prime candidature ). Lo rivela  l’ultimo rapporto di Eurostat  secondo cui il nostro paese si colloca al secondo posto, dopo la Germania per domande d’asilo in Ue. Con oltre 102 000 richiedenti , i siriani sono rimangono la principale nazionalità di chi chiede asilo in Ue. In generale, il più alto numero di candidature è stato registrato in Germania (con quasi 175 000 persone, il 61 per cento del totale) , seguita a distanza dall’ Italia ( 22 300 , ovvero 8 per cento) , dalla Francia ( 18 000 , pari al 6 per cento) e dall’ Austria ( 13. 900 , il 5 per cento). I numeri rivelano come siano fortemente in calo le domande d’asilo negli Stati del Nord Europa come Svezia ( -91 per cento rispetto all’ultimo trimestre 2015) , Finlandia ( -85  per cento ) e Danimarca ( -74  per cento ). Questa è una delle prime conseguenze della stretta sui controlli alle frontiere. (ec)

 
 
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