Nei panni di un detenuto: il percorso artistico in carcere firmato da Bonito Oliva
BOX ROMA – Cosa si prova a mettersi nei panni di un detenuto? Come ci si sente a entrare in un carcere o a restare chiusi in una cella di isolamento? Nella casa circondariale “Carmelo Magli” di Taranto, sarà possibile vivere questa esperienza grazie a un evento artistico-culturale curato dal teorico e critico d'arte Achille Bonito Oliva e da Giovanni Lamarca, comandante del reparto di Polizia Penitenziaria della locale casa circondariale. L’evento, dal titolo “L'altra città. Un percorso partecipativo e interattivo nella realtà carceraria italiana” è stato realizzato con il contributo di detenuti, personale in servizio e in pensione (Anppe), artisti, esperti e scrittori.
L'installazione consiste in un'opera site specific realizzata nella sezione femminile del carcere. Si tratta, nelle intenzioni degli organizzatori, “di un percorso artistico, culturale e sociale che presenta l'esperienza detentiva come reale opportunità di crescita interiore e di apertura a possibili cambiamenti, dando modo al visitatore di percepire ciò che sono i luoghi della pena oggi al di là dei luoghi comuni proposti dal cinema o da certa informazione sensazionalistica”.
“L’idea è creare spazio dialogico tra la città di Taranto e l’altra città rappresentata dal carcere – spiega Annapaola La Catena, sociologa e scrittrice -. Non vogliamo portare l’arte nel carcere ma fare in modo che siano gli stessi detenuti a realizzare l’opera, provando a far capire a chi sta all’esterno cosa significa la perdita di libertà”. Il visitatore si troverà quindi a fare tutto il percorso: dall’entrata in carcere, alla detenzione fino all’attesa della libertà. “Pensiamo che stando chiuso in cella anche per pochi minuti, chi usufruisce dell’esperienza possa fare un percorso anche al suo interno – continua La Catena -. Abbiamo lavorato molto con i detenuti attraverso le loro emozioni e stati d’animo, ma anche sul concetto di pena e di colpa. Pensiamo che l’idea di rieducazioni passi anche attraverso la bellezza e la ricostruzione di sè”.
Nello specifico, il progetto si articola in diversi momenti di interazione con i detenuti. Innanzitutto è stato realizzato un laboratorio sulla didattica dell'arte che ha coinvolto un gruppo di detenute fornendo non solo le basi conoscitive sulle pratiche artistiche dell'arte contemporanea ma anche, e soprattutto, sollecitando una riflessione personale sul proprio percorso esistenziale e sull'esperienza della detenzione. Nella fase successiva sono stati realizzati interventi artistici che hanno mutato la natura della sezione detentiva, realizzando con segni, scritture, simboli e immagini un'eccezionale installazione site specific. Attraverso la sfera emotiva e sensoriale, il potenziale fruitore, sarà poi coinvolto interagendo con la realtà carceraria e compiendo un reale percorso che lo condurrà dalla sensazione di detenzione e di isolamento a quella di emancipazione e condivisione della propria libertà. “Non più escluso, a debita distanza dall’opera come nelle mostre tradizionali, ma letteralmente incluso”, come afferma Achille Bonito Oliva. L'esperienza de “L'altra città” è accompagnata da una pubblicazione monografica, curata da Achille Bonito Oliva e Giovanni Lamarca, edita dalle Edizioni Gangemi di Roma. Alla prefazione di Carmelo Cantone, provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria per la Puglia e la Basilicata, seguono testi di Achille Bonito Oliva, Giovanni Lamarca, Roberto Lacarbonara, Giulio De Mitri, Anna Paola Lacatena, apparato iconografico (crediti fotografici di Giorgio Ciardo e Roberto Pedron) e note biografiche sugli autori. I proventi della vendita dello stesso sono destinati all'Associazione di volotariato penitenziario "Noi e Voi", ente promotore del progetto, operante da anni all'interno della Casa Circondariale di Taranto, per favorire la realizzazione di progetti di recupero dei detenuti.