31 ottobre 2014 ore: 13:26
Economia

Nel 2015 mezzo miliardo contro la povertà. Ma 300 milioni sono "spariti"

Il ministero del Welfare fa il quadro di tutte le risorse in campo contro la povertà assoluta. Oltre ai 250 milioni per la vecchia social card nel ddl stabilità, da gennaio 2015 parte il Sia in tutto il Sud Italia con altri 167 milioni.
Soldi povertà

ROMA – Prenderà il via da gennaio 2015 l’allargamento a tutto il Sud Italia della sperimentazione del Sia, il Sostegno per l’inclusione attiva (già nuova social card), che seguirà a ruota l’introduzione del nuovo Isee. Dopo l’introduzione del finanziamento di 250 milioni di euro per il fondo carta acquisti previsto in legge di stabilità, dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali arriva un quadro chiaro e dettagliato degli strumenti e delle risorse messe in campo contro la povertà assoluta. A fare il punto con Redattore sociale, Raffaele Tangorra, direttore generale per l’Inclusione presso il ministero del Welfare. “Per l’allargamento stiamo lavorando su gennaio 2015 – spiega Tangorra -. Tuttavia, non dipende solo da noi. Il decreto è pronto, si tratta di fare le ultime verifiche col ministero dell’Economia e delle Finanze e sentire le regioni interessate. Se questi passaggi saranno rapidi si partirà a gennaio. Se qualcosa si inceppa, l’allargamento potrà subire rallentamenti”.

I fondi previsti in legge di stabilità per la "vecchia" social card
Il primo chiarimento riguarda proprio i 250 milioni previsti nel ddl di stabilità 2015, così come proposto dal governo. Nel testo, infatti, si legge che il “fondo di cui all’art. 81, comma 29, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 113 è incrementato di 250 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2015”. Si tratta della ‘vecchia’ social card, quella ordinaria, che come lo scorso anno ha ricevuto 250 milioni. Se necessarie, però, queste risorse potranno essere utilizzate anche per la sperimentazione. “La dotazione in legge di stabilità è sufficiente a garantire la carta ordinaria ai beneficiari correnti – spiega Tangorra –. Non ci sono risorse aggiuntive che possono essere utilizzate per la sperimentazione se si decide di mantenere la stessa platea di beneficiari attuale per l’ordinaria. Tuttavia, resta fermo quello che è stato scritto lo scorso anno in legge di stabilità, cioè che le risorse che affluiscono al fondo carta acquisti possono eventualmente essere indirizzate alla sperimentazione del Sia con decreto, ma è necessaria una scelta politica”.

Le risorse complessive contro la povertà per il 2015
Nonostante il ddl stabilità preveda solo 250 milioni, per il 2015 la lotta alla povertà assoluta potrà contare su oltre 500 milioni di euro. Ai 250 milioni di euro stanziati per il prossimo anno per la carta acquisti ordinaria, infatti, bisogna aggiungere i 40 milioni previsti dalla legge di stabilità 2014 per l’estensione al Centro Nord della sperimentazione della nuova carta acquisti, attualmente inutilizzati, e gli ulteriori 40 milioni previsti per il 2015. Con la legge di stabilità 2014, infatti, sono stati stanziati 40 milioni annui per tre anni (quindi 120) per allargare a tutto il Centro Nord la nuova social card. A questi ulteriori 80 milioni vanno ad aggiungersi i 167 milioni di euro previsti per l’allargamento a tutto il Sud Italia. Infine, ci sono gli oltre 11 milioni di euro per la sperimentazione a Roma che dalle ultime notizie in possesso dal ministero partirà proprio nel 2015. Il totale di queste risorse supera i 500 milioni di euro per il solo 2015.

Il giallo dei 300 milioni annunciati dal governo Letta
Nella storia degli strumenti contro la povertà assoluta adottati in Italia, quella della social card probabilmente non ha pari per complessità, ritocchi, rinvii, lungaggini e cifre ballerine. Come il caso dei 300 milioni aggiuntivi annunciati nel 2013 dall’allora ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia. In una informativa del 27 dicembre 2013 (pagina 5), infatti, si parlava di 300 milioni a sostegno del Sia (con l’allora ministro del Welfare, Enrico Giovannini) provenienti dal Piano di azione e coesione. Dopo la caduta del governo Letta, però, di quel documento non se ne seppe più nulla. Quei fondi, spiega Tangorra, “furono solo annunciati. Per potersi concretizzare necessitavano di atti di riprogrammazione delle risorse. Non c’erano atti, solo intenzioni”. Risorse da dimenticare, secondo Tangorra. Un capitolo chiuso definitivamente.

Il 2015, anno cruciale per il Sia
Se quest’anno è stato quello che ha visto finalmente entrare nel vivo la sperimentazione della nuova social card, il prossimo sarà quello decisivo per l’unica misura presente in Italia contro la povertà assoluta. Le difficoltà incontrate nell’implementazione del Sia nelle 12 città con più di 250 mila abitanti, infatti, non sono state inutili. Lo dimostra l’intenzione di superare la logica del bando, che nei comuni interessati ha determinato il parziale insuccesso dello strumento. Da gennaio 2015, quindi, oltre al nuovo Isee, per accedere al Sia non occorrerà partecipare a bandi, ma basterà recarsi agli sportelli dei comuni per presentare domanda. Si deciderà caso per caso sulla base dei requisiti in possesso e sulle risorse disponibili. A preoccupare il ministero, però, non è più l’affluenza ai bandi. “Il problema vero è lo stato dei servizi – spiega Tangorra -. Una misura di questo tipo ha successo solo se il condizionamento non è punitivo, ma proattivo, recuperando le capacità per poter stare sul mercato del lavoro, agendo su tutta la famiglia, sulla frequenza scolastica, gli stili di vita, la salute”. Il progetto del ministero del Lavoro, però, al Sud non è semplice da realizzare. “La prospettiva è rivoluzionaria per lo stato dei servizi – aggiunge Tangorra -. Fortunatamente per gennaio 2015 dovremmo avere le risorse del Pon inclusione, volto a promuovere proprio tutti i servizi di attivazione connessi al Sia sui territori. Se riusciamo a partire con delle linee guida, a supportare i territori nella progettazione e a finanziare subito i progetti di presa in carico, credo che per il Mezzogiorno ci troveremo di fronte a tante prime volte, ma magari potrà essere la leva che produrrà il cambiamento”.(ga)

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