25 luglio 2018 ore: 09:55
Famiglia

Nel 2025 300mila non autosufficienti in più. La sfida di invecchiare (bene) a casa

Anticipati alcuni dati della ricerca curata da Claudio Falasca e promossa da Spi-Cgil e Auser Nazionale: popolazione anziana in crescita, ma tra il 2009-2013 sono diminuiti del 21% quelli che hanno beneficiato del Servizio di assistenza domiciliare. Costa (Auser): "Troppo scarse le politiche sulla non autosufficienza"
Non autosufficienza, anziana con bastone

ROMA - Come affrontare le criticità del sistema di assistenza di lungo termine, di fronte alla crescente longevità della popolazione e al maggiore coinvolgimento delle donne nel mercato del lavoro? E' questo il tema al centro della ricerca curata da Claudio Falasca e promossa da Spi-Cgil e Auser Nazionale “Problemi e prospettive della domiciliarità, il diritto d’invecchiare a casa propria”, presentata ieri nel corso di una iniziativa  riservata ai gruppi dirigenti delle organizzazioni. Sono stati anticipati alcuni dei dati del lavoro, che verrà poi presentato approfonditamente e in maniera completa in autunno, "quando il quadro politico sarà stabilizzato e i referenti Istituzionali e di Governo definiti", sottolineano gli osservatori. 

Nel 2025 300 mila persone non autosufficienti in più. Nel 2045 si prevede che le persone con più di 65 anni saranno un terzo della popolazione (33,7%). La popolazione totale diminuirà del 3,5% arrivando a 58 milioni e 600 mila e per il 78% sarà concentrata nelle città. L’analisi delle previsioni dicono che è da prevedere un  aumento di 300 mila non autosufficienti al 2025, 1.250.000 al 2045 e 850.000 nel 2065. Nel quinquennio 2009-2013 in Italia gli anziani sono aumentati dell’8,6% (da 11.974.530 a oltre 13 milioni); nello stesso arco di tempo sono diminuiti del 21,4% gli anziani che hanno beneficiato del Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) (da 190.908, l’1,6% della popolazione anziana del 2009 al 149.995 l’1,2% del 2013). 

Lavoro di cura in carico alle famiglie: donne, "vero pilastro". La società, la famiglia e il mercato del lavoro stanno cambiando profondamente, sottolinea l'indagine: le donne, vero pilastro del ruolo di assistenza della famiglia, sono sempre più impegnate nel mondo del lavoro. Oggi il tasso di occupazione in Italia è di circa il 48,1%  ma  se si dovesse raggiungere la media europea del 61,5%,  il lavoro di cura in ambito familiare subirebbe un drastico ridimensionamento di circa 2 milioni e 500 mila  donne.

Come si riuscirà a rispondere alla crescente domanda di assistenza di lunga durata fino ad oggi garantito in ambito familiare?, si chiedono dunque gli osservatori. "Un problema serio che va affrontato quanto prima. - si legge  - Le famiglie impegnate nell’assistenza a un proprio caro sono esposte finanziariamente sia se l’assistenza è garantita direttamente sia se erogata da badanti o infermieri. Ad ogni persona non autosufficiente è associato un flusso di risorse in uscita. Il Censis stima in 9 miliardi l’anno la retribuzione per le badanti e in 4,6 miliardi le spese medico sanitarie come  farmaci, analisi, visite, trattamenti riabilitativi ecc. Una famiglia con una persona non autosufficiente deve affrontare una spesa sanitaria privata pari a più del doppio rispetto alle altre famiglie italiane. Di fronte alle esigenze della collettività, le risorse per il welfare si dimostrano insufficienti, pari all’1,9% del pil.

Secondo Enzo Costa, presidente nazionale Auser, “scegliere di invecchiare dove si ha una qualità della vita migliore è un diritto della persona, se vogliamo costruire una società che cambiando demograficamente non aggiunga solo anni alla vita ma anche qualità della vita agli anni. Nel nostro paese le politiche sulla non autosufficienza sono troppo scarse; questa ricerca offre una serie di soluzioni e per questo la presenteremo a settembre in una sede istituzionale, perché vogliamo portare le nostre proposte a chi è stato democraticamente eletto”. Secondo Ivan Pedretti, segretario generale Spi-Cgil, “Invecchiamento della popolazione e natalità pongono la necessità di intervenire seriamente sul sistema delle protezioni sociali: è una battaglia necessaria che dobbiamo combattere in prima persona. Il rilancio universale del welfare è l’elemento principale per una nuova capacità di sviluppo economico e sociale”.

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