E’ molto familiare la devozione ai santi: alcuni e alcune di loro sono modelli, altri sono riferimenti, altri ancora coloro che accompagnano o che chiedono a Dio le grazie di cui abbiamo bisogno.
Nella storia della Chiesa le figure sono numerosissime, in tutte le epoche. A cominciare dagli Apostoli, fino ai nostri giorni. Persone che si sono dimostrate speciali nell’aver seguito Cristo. Fanciulli e adulti, religiosi e sacerdoti, Papi e parroci di campagna, vedove e vergini, intellettuali e operai, europei, americani, africani e asiatici, così da dimostrare che chiunque, in qualsiasi condizione, può essere discepolo del Signore.
Oggi la Chiesa li ricorda tutti: celebri e meno celebri, con molti devoti o con pochi seguaci; ricordati e dimenticati.
1. Vengono dalla grande tribolazione
Il brano dell’Apocalisse, nello stile letterario che le è proprio, lascia immaginare la visione di una città dove arrivano i segnati. Il numero è la moltiplicazione di 12, cifra simbolica nella Scrittura.
Ma alla domanda retorica chi siano, la risposta è: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello”. Nell’attribuire la bianchezza delle vesti ai predestinati si fa cenno alla grande purificazione e al sangue dell’Agnello.
Un modo per dire che alla santità si arriva con impegno e sacrificio. Se la luce di Dio è desiderata da molti, solo la fede, l’umiltà e la costanza danno vicinanza alla perfezione.
La preghiera del Prefazio oggi conferma:
“Oggi ci dai la gioia di contemplare la città del cielo,
la santa Gerusalemme che è nostra madre,
dove l’assemblea festosa dei nostri fratelli
glorifica in eterno il tuo nome.
Verso la patria comune noi, pellegrini sulla terra,
affrettiamo nella speranza il nostro cammino,
lieti per la sorte gloriosa di questi membri eletti della Chiesa,
che ci hai dato come amici e modelli di vita.”
La glorificazione è la risposta a chi ha seguito la via di Dio, ascoltando la sua parola, pregando, mettendo in pratica quanto il Signore ha lasciato detto.
Un senso di gioia dunque attraversa il ricordo dei santi, anche se alcuni di loro (i martiri) hanno pagato con la vita la fedeltà a Dio.
Il Salmo conferma:
“Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.”
2. Rallegratevi
Di fronte alle beatitudini, sono molte le riflessioni possibili.
La prima considerazione è che con le beatitudini, i vangeli offrono la proposta di Cristo. Una proposta e non un'imposizione. Si promette felicità e beatitudine. Ma ognuno è libero di scegliere. Il Signore chiede e nel suo parlare limpido dice anche che cosa offre. Non c'è inganno, intenzioni nascoste, ma solo una proposta chiara di diventare suoi discepoli.
Le obiezioni alle beatitudini possono essere infinite; non è in di¬scussione la congruità delle beatitudini, ma la loro accettazione o il loro rifiuto.
Le indicazioni infatti sono profondamente religiose. Dio è il rife¬rimento e il garante della felicità. Sono lontane e fuor di luogo le tecniche di autocontrollo, di pace da ritrovare, di metodi contro le ansie. Come sono lontani i progetti economici e politici, le prospet¬tive di governo del mondo e della pace mondiale.
Senza riferimento al Signore, le beatitudini non hanno senso. Sono la risposta a un progetto comunicato da Cristo che vede in Dio il garante e il termine. Le beatitudini rappresentano una proposta di vita. Gli ambiti della felicità, della quotidianità, del benessere, dello spirito sono tutti compresi. Non è possibile sezionare, scegliere una beatitudine e rifiutarne un'altra, interpretarne alcune a proprio piacimento.
Formano un'unità di intenti e di vita. La vita dell'anima e del corpo, quella propria e quella altrui, quella che appare e quella in¬teriore.
Nella riflessione serena e profonda, è lontana, molto lontana l'a¬deguatezza della propria vita a questa accettazione.
La dolcezza di Dio consiste nel lasciare lì la proposta: senza ag¬gressioni e vendette; con pazienza e amore, nella speranza che sarà accolta.
Forse non completamente, con almeno il desiderio di acco¬glierla.
I santi hanno percorso la strada delle beatitudini. Lo sforzo che hanno fatto non è consistito nel privarsi di cose importanti della vita, ma di adeguare energie e attenzione a quanto il Signore proponeva.
Ognuno con una propria storia e una propria strada: a seconda dei tempi di nascita, di luoghi dove avevano vissuto, di personalità che avevano interiorizzato.
Da mille strade verso l’unico punto di luce. Dice il brano della prima lettera di Giovanni: “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.”
E’ la prospettiva della certezza e della speranza. Chiunque accoglie questo percorso e va verso questa luce, può essere chiamato “santo”.
Il 2 Novembre la Chiesa celebra il ricordo dei defunti. Non è casuale la vicinanza delle due feste, quella dei santi e il ricordo dei morti.
Oltre il loro ricordo che è intimo ai sentimenti, molti di loro sono stati esempi per coloro che hanno accudito ed educato. Di una santità “feriale”, quella fatta di tutti i giorni: nei loro impegni, nella loro coerenza e nella loro donazione.
Anche loro sono ricordati come santi della grande Gerusalemme: cristiani e cristiane devoti nell’umiltà a Cristo, del quale hanno avuto fede, accolto il suo invito.
1° NOVEMBRE 2013 – ANNO C
TUTTI I SANTI – ANNO C
(1ª lettura: Ap 7,2-4.9-14 – 2ª lettura: 1 Gv 3,1-3 – Vangelo: Mt 5,1-12a)