Nella "Casa Mosè" dell'Aibi arrivati i primi 16 minori non accompagnati
MILANO - La nuova struttura di prima accoglienza "Casa Mosè", aperta dall'organizzazione non governativa AiBi (Amici dei Bambini) a Camaro Superiore, nel comune di Messina, ha accolto i primi 16 minori stranieri non accompagnati (Misna), arrivati tra sabato e domenica con l'ennesimo sbarco nel Canale di Sicilia. Attiva da anni nell’ambito della sensibilizzazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di fronte all'emergenza sbarchi e al continuo arrivo di migranti l'associazione ha stipulato con l’assessore comunale alle Attività Sociali Antonino Mantineo un protocollo d’intesa in virtù del quale, – dice Dinah Caminiti, referente Ai.Bi. Sicilia – "il nostro Centro di Prima Accoglienza offre ai minori stranieri non accompagnati servizi alla persona, corsi di lingua italiana, assistenza sanitaria e, unico esempio in tutto il territorio, anche assistenza educativa garantita dalla presenza di pedagogisti".
La prima accoglienza è un servizio residenziale in una comunità di pronto intervento per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che vivono in situazioni di emergenza. L’obiettivo del servizio è di fornire soluzioni immediate ai bisogni urgenti di alloggio, vitto e tutela, derivanti dalla situazione di grave disagio che vivono. “Ma la cosa più importante – precisa Caminiti – è che i ragazzi ospitati vengano chiamati per nome e trattati con amore filiale dai nostri operatori. Questo è il primo fondamentale contatto di questi minori con l’Italia”.
L'Ai.Bi. rinnova inoltre l'appello a costituire un tavolo di regia fra le associazioni, gli enti locali e le istituzioni, affinché non si disperdano i singoli sforzi. “Dopo quattro anni di sbarchi incessanti, l’emergenza è diventata una preoccupante quotidianità – continua la referente Ai.Bi. - , che acuisce la profondità delle falle di un sistema che da tempo avrebbe dovuto darsi un coordinamento e un’organizzazione. Una situazione in cui i costi non consentono più la sostenibilità degli interventi e che fa ribadire l’appello delle 12 Ong, tra cui Ai.Bi., con il quale si chiede che venga attivato urgentemente dal governo il Fondo nazionale per i Misna”.
Nonostante questo Ai.Bi. non si scoraggia: chiede l’aiuto di tutti a sostenere il progetto Bambini in Alto Mare, basato sulla duplice linea della prevenzione e del rimpatrio assistito, e continua a dare la propria disponibilità a reclutare famiglie alla causa della giusta accoglienza.