19 maggio 2014 ore: 12:12
Famiglia

Neonati in affido alle famiglie e non in comunità, risparmio fino a 30 milioni

Attivo da 20 anni il "Progetto Neonati" del comune di Torino prevede l'affido in famiglia dei piccolissimi (0-2 anni). Un "modello" che se applicato su scala nazionale consentirebbe di riqualificare le spese dell'accoglienza e un risparmio significativo
Manina di neonato

ROMA - Famiglie selezionate  e preparate, con esperienza e altri figli, pronte emotivamente a creare legami profondi con neonati e bambini piccolissimi a loro affidati, avendo la consapevolezza che dovranno "lasciarli andare" quando sarà definito in modo chiaro il loro futuro. Sono le famiglie del "Progetto Neonati" del comune di Torino,  progetto di affidamento familiare di bambini 0-2 anni per un periodo limitato, che evita che rimangano troppo a lungo in ospedale e che privilegia, all'inserimento in comunità, l'accoglienza in una famiglia. Si tratta di bimbi riconosciuti dai genitori, ma che il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi, ha temporaneamente allontanato dalla famiglia d'origine.  

Durante il periodo di affidamento,  i genitori naturali del bambino vengono sostenuti e si valutano le possibilità di superare le difficoltà che hanno determinato l’allontanamento e di un rientro nella famiglia di origine o presso altri parenti disponibili all’accoglienza del bambino. Laddove non vi siano le condizioni, il Tribunale valuta anche l'affido a lungo termine o l'apertura di un procedimento di adottabilità. In questo periodo il neonato è accolto in una famiglia, che dovrà garantire una cura e un legame profondo, preparate al fatto che stanno accompagnando un minore in difficoltà per un arco breve della lor esistenza. I  riscontri sono positivi, tanto che molte delle famiglie affidatarie hanno accolto più di un neonato.

Il progetto ha radici lontane, è infatti partito intorno agli anni novanta, ma dal 2001 si è strutturato e consolidato attraverso un protocollo  tra diversi servizi (Servizio sociale, di psicologia, sanitari specialistici), istituzioni (Città di Torino, Asl, AA.GG. minorili) e le associazioni di famiglie affidatarie. Dal 2001 al 2013 sono stati accolti circa 180 neonati presso decine di famiglie e dall’inizio del 2014 sono già 5 gli affidamenti.

Ma che succederebbe se il "modello" Torino fosse applicato su scala nazionale?  "In Italia l'8% dei 15 mila minori accolti in comunità ha tra 0 e 2 anni, circa 1.250 piccolissimi. - spiega Marco Giordano, presidente dell'associazione Progetto Famiglia, che fa parte del Tavolo nazionale di lavoro sull'affido -  Basta fare due conti: l'accoglienza per ogni minore in comunità costa 30 mila euro contro i 5 mila dell'affido, il risparmio è di circa 30 milioni di euro, risorse che potrebbero essere reimpiegate in altri servizi dedicati". "Non è che il primo anno si risparmi, - sottolinea - è necessario fare investimenti per  creare i servizi, mentre si continua a pagare la permanenza dei minori in comunità. Ma se si fa un conto a 5 o 6 anni i vantaggi sono evidenti. E in questa fase in cui si discute  di riqualificare la spesa, ogni possibile azione virtuosa deve essere messa in campo". (cch)

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