27 febbraio 2019 ore: 11:43
Welfare

Nidi, Italia a due velocità. Nel centro-nord rette più alte (ma si investe di più)

Focus di Openpolis - Con i bambini su costi e tipologie dei servizi per la prima infanzia. I comuni spendono circa 1,2 miliardi l'anno, 287 milioni vengono pagati dagli utenti del servizio comunale (pubblico o in convenzione). In dieci anni quota pagata dagli utenti è progressivamente aumentata
Alberto Cristofari/Contrasto Asilo nido: bambini fotografati dall'alto

Foto di Alberto Cristofari

ROMA - Per garantire l’accesso ai servizi per la prima infanzia servono un’offerta adeguata di posti in asilo nido e che il servizio sia disponibile a costi accessibili per le famiglie. Lo ricorda il Focus “Quanto varia la spesa per gli asili nido” realizzato da Openpolis e Fondazione Con i bambini, che elabora gli ultimi dati Istat (presentati nel 2017 e relativi all’anno educativo 2014/2015) e prende in considerazione le raccomandazioni dell’Unione europea. A partire dall’obiettivo fissato, a livello nazionale, di offrire almeno 33 posti ogni 100 bambini con meno di 3 anni e dall'attenzione ai costi: se infatti l’istruzione obbligatoria, a partire da 6 anni, è gratuita, i servizi educativi per i bambini più piccoli sono soggetti al pagamento di una tariffa. L’accesso ai servizi dunque deve essere garantito a un costo sostenibile per le famiglie.

Il 13% dei bambini accolti in strutture private convenzionate. I comuni sono in prima linea nella gestione dei servizi per la prima infanzia; diverse le tipoligie. Più della metà degli utenti di nidi e servizi, circa 102 mila bambini, sono accolti in strutture comunali, gestite direttamente con i dipendenti dell’ente. Poco meno di 50 mila usufruiscono di asili nido di proprietà comunale, che, mantenendo la tariffa del comune, sono appaltati in gestione a terzi (privato sociale) e circa 25 mila utenti frequentano un nido privato che ha stipulato una convenzione con l’ente pubblico, per garantire una riserva di posti da offrire ai canoni stabiliti dall’ente. C’è poi la possibilità di offrire contributi direttamente alle famiglie, che possono spenderli in servizi privati o pubblici, una modalità meno frequente che riguarda 14 mila utenti sul totale del servizio comunale. Complessivamente i servizi comunali sono garantiti a circa 200 mila bambini, ovvero il 12,6% della popolazione di riferimento (0-2 anni). 

Asili nido tipologie di servizio


La spesa complessiva nel 2015 è stata di 1,48 miliardi di euro.
La spesa è per circa l'80% a carico del comune e per il 20% versata dalle famiglie che usufruiscono del servizio come compartecipazione. In termini assoluti i comuni spendono annualmente circa 1,2 miliardi di euro, mentre i restanti 287 milioni vengono pagati dagli utenti del servizio comunale (pubblico o in convenzione). Nel decennio tra 2004 e 2014, i dati Istat indicano che la quota pagata dagli utenti del servizio è progressivamente aumentata, passando dal 17% circa al 20%. Nel 2015 si notano i segnali di una possibile inversione di tendenza, che però potrà essere confermata solo con le rilevazioni dei prossimi anni. "Anche se ancora non sono disponibili gli anni più recenti, descrivendo nel suo report annuale la serie storica fino al 2014 Istat ha sottolineato una chiara relazione tra variazione delle tariffe, condizione economica delle famiglie e andamento delle iscrizioni. - commentano gli osservatori - L’aumento delle tariffe richieste dai comuni per i  servizi offerti e la difficile situazione reddituale e lavorativa delle famiglie, sono tra i fattori che hanno influito sul calo delle iscrizioni. In molte realtà territoriali, gli asili nido comunali hanno un numero di iscrizioni decisamente inferiore rispetto ai posti disponibili e talvolta la mancanza di domanda da parte delle famiglie determina la chiusura di strutture pubbliche".

Asili nido tipologie di servizio


Italia a due velocità.  Per garantire l'accesso all'asilo è "necessario un forte investimento sulle politiche educative della prima infanzia". E in questo l'Italia presente significative differenze tra Nord e Sud. "Considerare gli asili nido come un servizio educativo è infatti il presupposto per estenderlo anche alle famiglie che non possono permetterselo". Prendendo come indicatori di riferimento la percentuale di compartecipazione degli utenti e la spesa media comunale rispetto ai residenti con meno di 3 anni (dato che monitora l'impegno dell'ente sull'intera utenza potenziale del servizio ) ne emerge che in Italia la spesa media dei comuni in servizi prima infanzia per ogni residente tra 0 e 2 anni è pari a 787 euro. La quota compartecipazione degli utenti è pari al 19,4%. Nel centro-nord la quota di compartecipazione è più alta, ma i comuni investono molte più risorse nel mantenimento e nella diffusione dell'offerta comunale. Nel mezzogiorno la quota compartecipazione è più bassa, ma a fronte anche di un servizio meno presente sul territorio e meno finanziato di quello del centro-nord.
Questi elementi emergono anche osservando il dato sulla spesa media comunale, regione per regione. Le regioni dove in media è più elevata sono Valle d'Aosta, Lazio, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Tra quelle dove è più bassa figurano Calabria, Campania, Basilicata e Puglia. Un dato che si conferma se scendiamo a livello di medie provinciali. Le province dove le spese in servizi prima infanzia rispetto ai minori residenti sono state più basse nel 2015 sono Vibo Valentia, Caserta, Crotone, Reggio Calabria, Cosenza e Catanzaro. Al contrario, tra le province con la spesa media comunale per minore più alta compaiono molte realtà emiliane e in generale del centro-nord. Nell'ordine, le 10 province dove i comuni hanno speso mediamente di più per minore residente sono Aosta, Bologna, Trieste, Trento, Roma, Ferrara, Firenze, Ravenna, Parma e Modena.

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