5 giugno 2014 ore: 14:49
Welfare

Nidi, meno costi e rette più basse per il privato sociale del pubblico

È quanto emerge da una ricerca promossa dalla Fondazione “aiutare i bambini” e condotta dall’Istituto degli Innocenti di Firenze su 60 nidi italiani. “Qualitativamente omogenei, ma sorprese su costi di gestione e tariffe”
Asili: bambini in asilo nido

Asili: bambini in asilo nido

ROMA – Nidi d’infanzia del privato sociale meno costosi e con costi di gestione minori di quelli pubblici, aperti al volontariato e qualitativamente paragonabili a quelli pubblici. È quanto emerge dalla ricerca “Buone volontà utili per costruire qualità e sviluppo sostenibile nei nidi” promossa dalla Fondazione “aiutare i bambini”, condotta dall’Istituto degli Innocenti di Firenze e presentata oggi a Roma presso Palazzo Montecitorio. La ricerca ha messo a confronto trenta nidi d’infanzia del privato sociale (tutti sostenuti dalla Fondazione “aiutare i bambini” attraverso il progetto “Un nido per ogni bambino”) e altrettanti a gestione pubblica localizzati nelle medesime aree territoriali prese in esame. A confronto tre aspetti, dalla qualità del servizio offerto ai costi di gestione, fino alle rette richieste alle famiglie. Obiettivo della ricerca, spiegano gli organizzatori “cogliere criticità, promuovere un miglioramento del loro operato ed evidenziare gli elementi più positivi di ciascuno dei due sottocampioni per favorire una contaminazione reciproca”.

La ricerca mette in luce “una sostanziale omogeneità tra i due sottocampioni per quanto riguarda il tema della qualità, riservando invece qualche sorpresa su costi di gestione e tariffe”. Per quanto riguarda la qualità del servizio, non ci sono differenze sostanziali, se non per il fatto che i servizi del privato sociale hanno un maggior numero di giorni di apertura all'anno (238 giorni contro 212 giorni del campione dei servizi pubblici). A caratterizzare i nidi del privato sociale, anche la presenza del volontariato impegnato per lo svolgimento di una pluralità di attività all’interno dei servizi educativi, come lavori di giardinaggio, piccole manutenzioni, pulizie straordinarie, attività artistiche. Sono i costi di gestione e le rette a far registrare delle differenze. Per quanto riguarda i costi, infatti, la spesa per il personale rappresenta il 67,7 per cento del totale della spesa, con differenze di circa 6 punti percentuali tra i nidi dei due diversi sottocampioni (69 per cento per i nidi a titolarità pubblica, 63,6 per cento per quelli di “aiutare i bambini”). Anche il costo medio ora/bambino, che prende in considerazione il numero di giorni di apertura annui del servizio ed il numero di ore di frequenza quotidiana di ciascun bambino, mostrano dati diversi: i nidi di aiutare i bambini hanno costi medi inferiori del 36 per cento rispetto a quelli a titolarità pubblica.

Inferiori anche le rette dei nidi del privato sociale. La retta a tempo massimo applicata, infatti, è pari a circa 488 euro per i nidi pubblici, mentre è di 441 circa per i nidi di “aiutare i bambini”. Una differenza di oltre 40 euro, circa il 10 per cento del valore medio totale. Per quanto riguarda le possibili agevolazioni tariffarie, i nidi pubblici prevedono i criteri previsti dalla normativa, cioè l’abbattimento della retta con applicazione Isee, mentre per il privato sociale “in alcuni casi sono previste delle agevolazioni per il pagamento della tariffa che prevedono un corrispettivo da parte della famiglia non necessariamente in denaro ma reso attraverso delle attività di utilità per il nido, come, ad esempio, la pulizia dei locali”. 

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