10 febbraio 2014 ore: 16:28
Disabilità

Non autosufficienza, il rischio di una guerra fra Sla e altre disabilità

Le regioni al lavoro per definire gli interventi da finanziare con il Fondo 2013. Vincolo del 30% della somma per disabilità gravi, ma la Sla rischia di farla da padrone. E la Conferenza delle regioni si prepara a fare il punto della situazione
Diego Marsicano/Rs Sla Manifestazione Roma (9)

Roma, 21 giugno 2010. L'iniziativa di protesta indetta dall’Aisla davanti a Montecitorio

ROMA - Una “ricognizione” per verificare lo stato della situazione sulla ripartizione regionale e sull’erogazione effettiva delle risorse del Fondo per la non autosufficienza relativo all’anno 2013. E’ quella che partirà a breve all’interno della Conferenza delle regioni, coinvolgendo anzitutto gli assessori alle Politiche sociali, per verificare anzitutto che gli elementi essenziali dell’intesa Stato-regioni siano stati rispettati. In queste settimane, dopo un anno di attesa, le regioni stanno deliberando la ripartizione della loro quota regionale del Fondo, sulla base dei criteri stabiliti a livello nazionale. Non è un passaggio scontato, soprattutto per la particolare caratteristica del Fondo 2013, il cui decreto di riparto indicava alla regioni che la somma stanziata avrebbe dovuto essere utilizzata “prioritariamente, e comunque per una quota non inferiore al 30%, per interventi a favore di persone in condizione di disabilità gravissima”, ivi compresi quelli destinati alle persone con sclerosi laterale amiotrofica (Sla).

Si tratta di una disposizione nata sull’onda d’urto delle proteste dei malati di Sla (in particolare del “Comitato 16 novembre”) durante la stesura della legge di stabilità poi approvata nel dicembre 2012 e che di fatto rischia di aprire la strada ad una lotta fra disabili gravi per lo stanziamento delle risorse. E’ quanto sta succedendo in Piemonte, dove l’Aisla – dopo un incontro con i rappresentanti della regione – ha fatto sapere che una somma pari a 5 milioni e 400 mila euro, tratta proprio dalla quota di competenza regionale del Fondo non autosufficienza 2013, sarà destinata all’assistenza per i malati di Sla, che a seconda della gravità della malattia e delle particolari esigenze di assistenza, i pazienti riceveranno un contributo mensile da un minimo di 440 euro a un massimo di 2000 euro. La qual cosa ha iniziato a creare alcune polemiche. La quota di competenza del Piemonte è pari a circa 21 milioni e 750 mila: il 30% che dovrebbe essere vincolato alle disabilità gravissime è pari a 6 milioni 525 mila euro. Destinarne 5 milioni e 400 mila solo alla Sla non è cosa che passa inosservata.

Occorre peraltro notare che una maggior attenzione alla situazione dei malati di Sla non nasce certo ora. Il fondo, nato nel 2007, era dotato di 100 milioni, che nel 2008 salirono a 300 milioni e nel 2009 a 400 milioni. Cifra riconfermata poi anche per il 2010. Dal 2011 in avanti le cose si fanno più complicate: per quell’anno si trovano solamente 100 milioni destinati esclusivamente proprio ai malati di Sla. Nel 2012 il Fondo è totalmente azzerato, mentre nel 2013 si stanziano 275 milioni vincolandone appunto almeno il 30% alle disabilità gravi, inclusa la Sla. Nel 2014 ha destinato al Fondo 350 milioni, più altri 75 per le gravi disabilità. Al momento attuale, dunque, nel quale i fondi 2013 ancora non sono stati distribuiti, l’ultimo intervento messo in campo è stato quello relativo ai fondi 2011, attuato nel corso del 2012, e destinato esclusivamente ai malati di Sla. Le regioni dunque si trovano oggi nella necessità da un lato di dare continuità a quell’intervento “esclusivo” e dall’altro di dover allargare lo spettro d’azione per ricomprendere anche le altre disabilità gravissime. Un compito che a cose fatte potrebbe mettere in risalto differenze anche piuttosto considerevoli e che per questo sarà oggetto della “ricognizione” che la Conferenza delle regioni attuerà a breve.

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