14 aprile 2015 ore: 12:18
Disabilità

Nuovo Isee, Anmil: “Rendita Inail non è reddito, andremo in Corte costituzionale”

Anmil rilancia l’allarme per l’inserimento delle rendite dovute a vittime del lavoro nel computo del reddito: “sarebbe come considerare reddito il risarcimento per furto auto”. 50 mila firme raccolte nella petizione e ora l’annuncio: “porteremo avanti singole cause, come parte civile"
Isee, "riccometro" su banconote e monete

ROMA - Da una parte, il ricorso al Tar delle famiglie con disabilità, dall’altra la petizione popolare dell’Anmil, per gli infortunati Inail: il nuovo Isee continua ad essere sotto attacco, da parte di chi vede computate nel reddito quelle indennità che, finora, ha ricevuto a titolo “risarcitorio”. E se il Tar del Lazio ha accolto il ricorso delle famiglie, bocciando il nuovo Isee proprio nella parte in cui inserisce nel reddito le indennità per l’invalidità, il governo ha fatto sapere che farà ricorso a sua volta, nella strenua difesa di una misura – e di un misuratore – partorita dopo una lunga gestazione e che da tanti anni attendeva di vedere la luce. 

Ora, anche Anmil rilancia il proprio allarme e sollecita il governo a intervenire tempestivamente, per porre rimedio a quella che considera un’iniquità: il computo, nel reddito, della rendita Inail percepita dalle vittime del lavoro, o dalle loro famiglie. “E’ una situazione distinta da quella dell’invalidità, oggetto di ricorso al Tar del Lazio – spiega il presidente di Anmil, Franco Bettoni – La rendita Inail, infatti, non ha carattere previdenziale o assistenziale, ma è un risarcimento assicurativo, che peraltro non pesa sulle casse dello Stato, visto che deriva da una detrazione in busta paga destinata proprio a Inail. Insomma, sarebbe come conteggiare nel reddito il risarcimento ricevuto dall’assicurazione per il furto dell’auto”. 

Già un paio di mesi fa, quindi, l’associazione aveva lanciato una petizione on-line, per chiedere al governo di modificare il decreto sul nuovo Isee (Dpcm 159/2013), “nella parte in cui non esclude dal reddito di ciascun componente il nucleo familiare ai fini Isee le rendite e le altre prestazioni già esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche, erogate dall’Inail”. Ad oggi – fa sapere Anmil – le firme raccolte sono quasi 50 mila, ma nessuna risposta è arrivata dal governo. Di conseguenza, “il comitato esecutivo dell’Anmil ha deciso di attivarsi e trovare casi da patrocinare fino alla Corte costituzionale – fa sapere il presidente nazionale Franco Bettoni - E’ inammissibile – prosegue - che le vittime del lavoro debbano inserire nel computo dei redditi la rendita percepita dall’Inail, sia essa di natura vitalizia che liquidata in capitale per le invalidità con esiti al di sotto del 15%, penalizzando ingiustamente tali famiglie”. 

E se il governo sta mostrando una certa determinazione nel respingere la sentenza del Tar del Lazio, contro cui farà ricorso al Consiglio di Stato, Anmil è ottimista che, sul caso specifico delle rendite Inail, “un ripensamento potrebbe esserci”. Nell’attesa, “porteremo avanti singole cause, sia costituendoci parte civile, sia offrendo assistenza tramite i nostri avvocati – conclude Bettoni – E arriveremo fino alla Corte costituzionale, per chiedere che questa situazione sia finalmente definita”. (cl)

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