12 febbraio 2015 ore: 15:50
Disabilità

Nuovo Isee bocciato, Guerra: “Dal Tar visione parziale, serve un ricorso”

La senatrice Pd che da sottosegretario e viceministro aveva seguito l’intero iter di riforma dell’Isee spiega perché la sentenza del Tar “è un errore”: “Riduce a un solo aspetto la disabilità, noi l'affrontammo nel complesso favorendo le famiglie più povere e con disabilità più gravi"
Isee, "riccometro" su banconote e monete

ROMA – “Altro che la vittoria di Davide contro Golia”: la sentenza del Tar del Lazio che ha dichiarato in parte illegittimo il nuovo Isee laddove considera come reddito disponibile le provvidenze economiche percepite in ragione di una condizione di disabilità in verità è viziata da un “errore di interpretazione della volontà del legislatore” e avrà ripercussioni negative. “Ecco perché il mio parere è che sia doveroso un ricorso, perché siamo di fronte ad una pronuncia assolutamente discutibile”. Il nome di Maria Cecilia Guerra, oggi senatrice del Partito Democratico, è legato indissolubilmente al nuovo meccanismo di calcolo dell’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente utilizzato per valutare la condizione di chi richiede prestazioni sociali agevolate o l’accesso a condizioni agevolate ai servizi di pubblica utilità. Prima come sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali con il governo Monti e poi come viceministro con il governo Letta, è lei che ha seguito tutta la partita del nuovo Isee, ne ha studiato il meccanismo, ne ha portato avanti il percorso. E oggi che il Tar del Lazio ha, almeno parzialmente, bocciato quel provvedimento, spiega il perché ciò che è stato fatto non è sbagliato e dovrebbe essere ancora difeso, presentando un contro-ricorso.

Ciò che Guerra discute della sentenza del Tar è che la problematica della disabilità sia ridotta ad un solo aspetto, appunto quello del conteggio nel reddito di indennità e pensioni di invalidità, quando in verità il meccanismo di calcolo è molto più complesso e molto più puntuale, visto che arriva a distinguere anche a seconda della gravità della disabilità presente. “La sentenza mi ha molto stupito – dice la senatrice Pd - perché interpreta come volontà del legislatore quella di considerare come somme esenti soltanto quelle esenti a fini fiscali: in verità il tema di come si dovesse interpretare il concetto di somme esenti è stato ampiamente sviscerato con un dibattito molto ampio durante il processo legislativo (dal Parlamento alla Corte dei Conti, dagli uffici legislativi di una molteplicità di ministeri alla Presidenza del Consiglio fino alla Conferenza Stato Regioni) e la conclusione condivisa è stata quella di considerare come esenti anche le somme relative alle prestazioni assistenziali di cui stiamo parlando. Se il Tar voleva far riferimento alla volontà del legislatore, avrebbe dovuto in primo luogo cercare di capire questo passaggio”. “L’altro aspetto che mi colpisce – dice Guerra – è che il Tar considera franchigie e detrazioni con una funzione di compensazione, peraltro insufficiente, rispetto al concetto di reddito così impropriamente allargato: ma non è così perché il tema è stato impostato in modo totalmente diverso”. “Siamo tutti ben consapevoli – spiega – che queste prestazioni hanno una funzione importantissima in quanto vanno ad integrare le disponibilità di persone che in ragione di una situazione legata ad una propria disabilità o non autosufficienza hanno da sostenere delle spese superiori rispetto agli altri: per questo nel nuovo Isee esistono un insieme di voci che danno la possibilità di annullare, cioè di compensare pienamente, l’inclusione nel reddito di queste somme quando è dimostrabile che queste somme sono utilizzate proprio per lo scopo per il quale sono state attribuite”. “Oltre a questo, quindi in aggiunta (e non in insufficiente compensazione, come dice il Tar) ci sono delle franchigie che sono articolate in funzione della gravità della situazione di disabilità e del fatto che si parli o meno di un minore”.

Il punto che voglio ribadire è che il modo complessivo in cui è stata costruita la riforma dell’Isee ha dato particolare attenzione al tema della disabilità: ho letto di Davide contro Golia, come se ci fosse una battaglia delle persone disabili maltrattate da questa riforma contro qualcuno che li voleva opprimere. Non è assolutamente vero: la riforma che abbiamo messo a punto prende in considerazione più precisa e più ampia la problematica della disabilità, con una rimodulazione dell’Isee che in generale da un lato tiene conto della condizione economica della famiglia in cui c’è una persona con disabilità (che col nuovo sistema risulta avvantaggiata dall’Isee quanto più è povera) e da un altro lato tiene conto della gravità della disabilità, con una graduazione che abbiamo disegnato e concordato insieme alle associazioni delle persone con disabilità, la Fish e la Fand. L’esito di tutto questo è che il nuovo Isee, proprio perché meglio riflette le problematiche relative ai maggiori costi che le famiglie con persone con disabilità devono affrontare, risulta favorevole per casi più gravi di disabilità e peggiore condizione economica.

Ben diversa era la situazione precedente: “Partivamo da una situazione in cui il modo in cui veniva riconosciuta la problematica della disabilità, cioè attraverso una maggiorazione del coefficiente della scala di equivalenza, comportava che venisse riconosciuto che la famiglia sosteneva un maggior costo tanto più era ricca, perché introduceva un coefficiente di proporzionalità nell’abbattimento dell’indicatore, legato proprio alla condizione economica”. In pratica, con il vecchio sistema “le famiglie più ricche avevano un abbattimento maggiore, le famiglie più povere un abbattimento minore in termini assoluti”.

“Quello che discuto della sentenza del Tar – aggiunge Guerra - è che come elemento di considerazione della problematica della disabilità all’interno dell’Isee si sia preso solamente un aspetto, quello dell’inclusione delle somme esenti, oltre a quello considerato solo parzialmente delle detrazioni. E ciò non considerando che ci sono detrazioni e franchigie che vanno oltre, che eccedono la stessa presenza delle somme esenti. Ad esempio, le somme anche significative che gli enti locali attribuiscono per i progetti di vita indipendente sono somme che non entrano nell’Isee perché sono esplicitamente indicate a compensazione, a fronte di spese certificate”.

In conclusione, secondo Guerra il tipo di intervento che il Tar richiede e che dovrà essere fatto in tempi brevi comporterà la conseguenza di “favorire le famiglie in cui si ha una prestazione di lavoro in nero invece che certificabile, e non parlo del caregiver familiare perché quello rientra nella franchigia”. “Credo che questo intervento sia un errore e per questo credo sia doveroso che venga presentato un ricorso: non posso sapere quale sarà la decisione del governo, ma mi auguro sia questa perché siamo di fronte ad una pronuncia assolutamente discutibile”. (ska)

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