Ogni 3 persone entrate in carcere, 1 è tossicodipendente. Ma i programmi terapeutici crollano
Due ragazzi in comunità per tossicodipendenti
ROMA - Ogni tre persone entrate in carcere, una è tossicodipendente, ma i programmi terapeutici crollano. Tra gli effetti della Fini Giovanardi elencati nel quinto e ultimo Libro bianco promosso da Società della Ragione, Antigone, Cnca e Forum droghe presentato oggi in Senato, anche quelli relativi alle tossicodipendenze tra le mura carcerarie. Secondo lo studio, i dati mostrano un calo di presenza in carcere: "fino al 2010 si è registrato un aumento del numero di consumatori/tossicodipendenti sul totale degli ingressi dal 2006 in poi: dal 27,1 per cento nel 2006, al 28,3 per cento nel 2010, con un picco del 29,5 nel 2008. I dati del 2013 (27,85 per cento) confermano una tendenza alla leggera flessione rispetto al picco 2008, ma nell’insieme si riconferma il dato di fondo: ogni tre persone entrate in carcere, una è tossicodipendente". In calo negli ultimi anni anche per le presenze: nel 2006 erano il 26,4 per cento, nel 2013 sono il 23,8 per cento. Tuttavia, complessivamente i tossicodipendenti in carcere sono circa uno su quattro.
Crollo dei programmi terapeutici. Il dato delle richieste di programma terapeutico è in calo nel 2013, ma si tratta di una "discesa repentina": 6.713 nel 2006, 3.008 nel 2007, 1.646 nel 2008, 903 nel 2009, 518 nel 2010, 418 nel 2011; per arrivare alle 214 richieste di terapia nel 2013. "Sulla caduta dei programmi terapeutici per le persone segnalate alla Prefettura per uso personale (ex art.75) ha influito la modifica della Fini Giovanardi - spiega il Libro bianco -: il programma terapeutico non sospende più l’erogazione della sanzione, come avveniva nella normativa del 1990. Dunque, il programma si presenta agli occhi del consumatore come un “onere”, se non una punizione, “in aggiunta” a quelle già pesanti comminate".
Affidamento terapeutico: si passa prima dal carcere. I dati, in questo caso, sono altalenanti. Al 1 gennaio 2006, risultavano in affidamento 3.852 tossicodipendenti, al 1 gennaio 2007 (dopo l’indulto) si contavano 708 tossicodipendenti affidati, nel 2009 iniziava la risalita con 1.113 affidi. Nel 2013 erano affidati 3.328 tossicodipendenti. "Al di là dei numeri complessivi, c’è stato un mutamento strutturale nelle misure alternative - spiega il Libro bianco -: è enormemente cresciuta la detenzione domiciliare (il 173 per cento rispetto ai dati 2006), mentre sono diminuiti gli affidi in prova (il 70 per cento di allora) e dimezzate le semilibertà (il 49 per cento rispetto ai dati 2006). Inoltre, mentre prima del 2006 la gran parte delle persone andava in misura alternativa senza passare dal carcere, negli ultimi anni il rapporto si è invertito: la maggioranza dei tossicodipendenti trascorre un periodo in carcere prima di transitare nel circuito alternativo".
Decarcerizzazione, promessa mancata. Per Alessio Scandurra, di Antigone e uno degli autori del Libro bianco, "il quadro complessivo dell’andamento delle misure alternative dal 2006 ad oggi evidenzia anzitutto una scelta a favore di misure fondamentalmente deflattive - spiega -, come la detenzione domiciliare, rispetto ad altra dal maggior contenuto trattamentale e risocializzante. Ma lo stesso quadro evidenzia soprattutto, e questa non è certo una buona notizia, una nuova centralità del carcere, dato che per accedervi il passaggio dalla detenzione appare sempre più frequente, e in questo caso le conseguenze sono disastrose. La recidiva di chi sconta la propria pena in carcere è infatti enormemente maggiore di quella di chi sconta la propria pena in misura alternativa, i costi finanziari e sociali della detenzione sono incomparabilmente superiori a quelli delle misure alternative, ed intanto le carceri del nostro paese restano tra le più sovraffollate d’Europa". Per Scandurra, si tratta di una promessa mancata. La normativa sulle droghe, infatti, non ha "spinto verso la de-carcerizzazione almeno dei tossicodipendenti - spiega Scandurra -, come aveva roboantemente promesso. Tutt’altro".