27 luglio 2022 ore: 10:58
Società

Ogni giorno muore una persona senza dimora. Fiopsd: “I programmi elettorali ne tengano conto!”

I dati della Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora: dal 1 gennaio sono morti 205 homeless, 55 erano italiani. 73 persone sono morte per malore, 20 sono state investite da auto o treno, 19 sono state vittime di violenza; 16 sono morte per overdose, 14 per annegamento, 14 per ipotermia, 12 sono stati i suicidi. Età media: 47 anni
Senza dimora, povertà: uomo dorme su panchina

ROMA - Dal 1 gennaio sono morte 205 persone senza fissa dimora (55 italiani), quasi una al giorno. E il confronto tra le stagioni mostra che 61 sono stati i decessi a maggio/giugno contro i 57 di gennaio/febbraio. “Per queste persone la morte racconta uno stato di disperazione e solitudine”.
A dare i numeri della terribile situazione degli homeless è la Fiopsd, la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora. Che precisa: “Si muore in strada (46), nei boschi, campi, pinete, fiumi e mare (39), in automobile (7), in carcere (6) ma anche nei sottoscala, parcheggi, cavalcavia, stazioni, baracche, casolari e case abbandonate”.

Le cause di morte, del resto, parlano chiaro. Sempre secondo i dati della Fiopsd, 73 persone senza fissa dimora sono morte per malore, 20 sono state investite da auto o treno, 19 sono state vittime di violenza; 16 sono morte per overdose, 14 per annegamento, 14 per ipotermia, 12 sono stati i suicidi. L’ età media dei senza dimora deceduti è di 47 anni.

“Siamo all’inizio della campagna elettorale, queste persone sono titolari di diritti che vengono costantemente negati: salute, residenza, documenti, voto”, sottolinea la Fiopsd. E la presidente, Cristina Avonto, aggiunge: “Inserire nei programmi di governo una particolare attenzione alle Persone Senza Dimora è dovere di tutti nei confronti di queste persone ma anche della collettività, è cosa pubblica!  La Federazione è a disposizione di ogni forza politica per trovare soluzioni e politiche adeguate alla gravità del problema, non ignoriamo gli ultimi”.

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