Oltre 2.000 migranti in 30 centri. Il modello-Trapani dell'accoglienza diffusa
TRAPANI - 2116 richiedenti asilo sono accolti in 30 centri di prima accoglienza (Cas) distribuiti in 12 comuni del trapanese. In questo modo Trapani si consolida un modello di accoglienza diffusa fatta di piccoli numeri. A dirlo è il prefetto Leopoldo Falco, che, insediatosi ufficialmente il 5 agosto del 2013, dopo essere stato commissario straordinario antimafia nel comune di Salemi, è riuscito finora a portare avanti "questa avventura" (come la chiama lui) con molto impegno e determinazione. I trenta Cas del trapanese hanno un'accoglienza numerica variabile che va da un minimo di 20 posti fino a un massimo di 100 eccetto il centro gestito dalla coop. Badia Grande di Valderice, l'unico che ha 200 posti. Tra le realtà coinvolte ci sono anche cinque Ipab, che mettendosi a servizio degli immigrati si stanno riprendendo da loro indebitamento. Con oltre 2100 richiedenti asilo ci sono, per il momento, pure 61 posti liberi rispetto a quattro mesi fa in cui i migranti erano ben 2600. L'anno scorso solo a Trapani sono arrivati 10 mila migranti, quest'anno per il momento ne sono arrivati 8500. Negli ultimi due anni quello di Trapani è stato il quarto porto di sbarco d'Italia dopo Siracusa, Ragusa e Agrigento.
Come mai Trapani si è caratterizzata in questo modo?
"Ci siamo distinti subito per i numeri dell'accoglienza che già da settembre 2013 hanno avuto una notevole impennata oltre ogni aspettativa. Nel giro di 9 mesi siamo arrivati a 3 mila persone accolte. Diversamente da altre province siciliane, dove il numero massimo di persone ospitate arrivava ad un massimo di 500 posti, noi siamo andati ben oltre. Gli arrivi erano continui e c'era bisogno di trovare delle risposte immediate direttamente in Sicilia quando ancora il resto d'Italia era piuttosto sordo a questo grido di aiuto".
In che modo si è distinta la provincia di Trapani?
"Intanto la scelta precisa rispetto a prima, è stata quella di attivare dei centri piuttosto che aprire in emergenza tensostrutture, tendopoli o palazzetti dello sport. Inizialmente siamo andati avanti con affidamenti diretti e poi solo nel luglio del 2014 abbiamo fatto un grosso bando per 600 posti. Abbiamo escluso soltanto quattro realtà che, in base ad alcuni controlli non erano affidabili. Sappiamo che la mafia era interessatissima e per questo, si è messa in moto, in maniera molto efficiente, tutta la macchina dei controlli sui gestori, proprietari delle strutture e lavoratori".
In molti hanno lanciato la provocazione dicendo che a Trapani si poteva parlare di "business dell'accoglienza", alcuni hanno parlato addirittura di "mangiatoia d'Italia". Come risponde?
Non si capisce su quali basi possano avere fatto queste esternazioni. Io ho combattuto in tutti i modi gli aspiranti monopolisti. Quando è cominciato il bisogno ricordo bene che mi venne a trovare una grossa multinazionale francese, che sapevo già impegnata sul fronte dell'eolico, che manifestò la disponibilità, tramite i suoi rappresentanti legali, di prendersi in carico tutta l'accoglienza fino a mille posti. Ho rifiutato l'offerta rimanendo fermo dell'idea forte di non volere monopolisti. Ho preferito scegliere tanti piccoli gestori locali puntando all'accoglienza diffusa fatta solo di piccoli numeri. Resto convinto che i piccoli paesi possano offrire una migliore integrazione perchè i paesani sono semplici e facili allo scambio umano. Sono stati creati, in questo modo 500 posti di lavoro: un lavoratore ogni cinque immigrati, mandando avanti la piccola economia locale che risponde ad un bisogno reale".
Ci parli del centro più grande, quello di Valderice…
Il Cas Villa Sant'Andrea di Valderice funziona, a secondo delle necessità, anche come smistamento dei profughi in transito cioè come una sorta di 'serbatoio di emergenza' visto che può accogliere anche più di 200 persone. E' una realtà necessaria perché in via temporanea funziona da salvagente. Quando arrivano grossi numeri e, per varie motivazioni, non si riesce subito a trovare una giusta sistemazione, è utile avvalersi di questa realtà che, in via temporanea li accoglie per poi permetterne la giusta distribuzione in un secondo momento. Abbiamo solo questo caso perché i numeri grossi non ci piacciono. Ricordo che, un anno e mezzo fa, proprio per questo abbiamo chiuso il Cara di Salinagrande di 300 posti.
Alcuni gestori dei centri lamentano i ritardi nei pagamenti?
Essere rapidi in questo servizio non è certo facile. Il nostro è diventato un impegno enorme che si aggiunge alla nostra mole di lavoro ordinario. Inoltre, da quando è cominciata questa 'avventura' non abbiamo avuto dal ministero alcun personale in più a supporto dei nostri uffici. Certamente, se avessi dato retta alla proposta del monopolista francese, avrei pagato una sola realtà in un unica soluzione e, quindi, la scelta più complessa di interloquire con più realtà locali è molto più impegnativa. Avere trenta interlocutori significa stendere trenta contabilità e trenta relativi controlli. In linea di massima riusciamo a garantire i pagamenti ogni quattro mesi.
Che dire invece dei ritardi delle commissioni d'esame delle richieste d'asilo?
"Fino a febbraio scorso la commissione d'esame delle richieste d'asilo era una sola e con competenze per Trapani, Palermo, Agrigento e Enna. Adesso, invece, finalmente ne abbiamo due sole per Trapani. Mentre, quindi, prima si aspettava anche oltre un anno e mezzo adesso i tempi saranno molto più brevi riducendosi a 8 mesi. Se tutto va bene la previsione è quella di chiudere tutte le attuali presenze (esaminando le domande di tutti i 2100 immigrati) entro giugno 2016.
Come vede il futuro?
"Penso che finora, anche se non con poche difficoltà, abbiamo preso le giuste misure. Siamo in grado di continuare in maniera ordinaria, consapevoli che soldi alla mafia non ne abbiamo dato nonostante abbia fatto di tutto per entrare. Il sistema ha retto e può continuare anche se richiede un grande impegno a tutti i livelli. Adesso con il lavoro in più delle commissioni il flusso delle presenze potrebbe diventare più scorrevole. Le mie previsioni sono positive.
In base alla sua esperienza, qual è il compito dell’associazionismo nel fronteggiare le operazioni post sbarchi e di accoglienza?
"Senza l'importante supporto del mondo del volontariato con il suo servizio gratuito continuo non ce l'avremmo mai fatta.Le prime persone che ho visto subito al porto quando mi sono insediato sono state quelle appartenenti al mondo del volontariato laico e religioso. Due anni fa sarei stato letteralmente travolto se al porto e alla prima accoglienza non ci fossero stati i volontari che all'inizio mi hanno dato una mano considerevole, anche come gestori improvvisati della prima emergenza".
Un ruolo spesso non riconosciuto…
Questo aspetto è stato sottovalutato anche dai mass-media. Senza le associazioni di volontariato lo Stato da solo non ce l'avrebbe mai fatta, soprattutto nel periodo estivo, notevolmente impegnativo, in cui gli arrivi erano continui, con un solo preavviso di 24h. Tra le realtà ci sono Croce Rossa, Protezione Civile, Libera, Caritas, alcuni medici volontari e cittadini a vario livello. A fronte di numerosi sbarchi che per lo più sono avvenuti nei fine settimana, la principale difficoltà era quella di reperire risorse umane sufficienti che per un piccolo comune come Trapani non era facile. Siamo riusciti a rispondere lo stesso grazie ai volontari sempre presenti che hanno supportato tutto il lavoro delle istituzioni in maniera lodevole. Il sistema possiamo dire che ha retto grazie anche a persone come loro che non ci hanno guadagnato nulla.
Nota certamente stonata è stata quella relativa alle indagini concluse con l'arresto del direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi…
In questo caso credo che vada separata nettamente la figura dell'ex direttore della Caritas dalla Caritas stessa che non è certo un'associazione a delinquere. Occorre, quindi non confondere le due cose, dando il giusto riconoscimento alla Caritas per l'importante e delicato ruolo, in cui si è spesa e si continua a spende per gli immigrati. (set)