18 aprile 2014 ore: 14:57
Immigrazione

Oltre 4 mila siriani transitati da Milano in sei mesi, tutti diretti nel nord Europa

Solo 8 hanno chiesto asilo in Italia. Majorino, assessore alle Politiche sociali: "Roma non ci lasci soli". Fino ad oggi la prefettura ha speso per l'accoglienza circa 1,8 milioni di euro
Profughi siriani, una mamma con due bambini

MILANO – Dal 18 ottobre 2013, data d'inizio dell'Emergenza Siria, nei centri d'accoglienza milanesi sono state ospitate più di 4 mila persone. Di questi 1.100 sono minori e poco meno di 2 mila invece sono uomini soli. Solo 8 di loro hanno fatto richiesta di asilo politico in Italia. Gli altri vogliono percorrere il "corridoio nord" raccontato a novembre da Redattore sociale, che da Milano porta fino ai Paesi del Nord Europa. Al momento, ospiti nelle strutture di Milano ci sono 405 persone. "Non ci costringano a chiudere i centri e portare i profughi di fronte ai palazzi delle istituzioni perché prendano atto della questione politica", minaccia Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali. "Non ci stiamo – aggiunge – ad essere lasciati soli per le mancanze del governo e della regione".

Milano è l'unica città che da quando sono arrivati i siriani in Italia ha aperto una convenzione con la prefettura (per 240 posti al giorno, in altri mesi i centri sono stati vuoti quindi la Prefettura riesce a coprire anche il disavanzo di 165 posti). Ad oggi, si stima che l'accoglienza sia costata allo Stato 1,8 milioni di euro, 30 per ciascun profugo (spesi tra kit sanitari, vitto e alloggio). "Per una volta chiediamo che siano spesi meno soldi ma che l'accoglienza sia distribuita su tutto il territorio nazionale. Se vogliono che sia solo Milano, che si prendano le loro responsabilità e lo dicano", aggiunge Majorino rivolgendosi in particolare al ministro dell'Interno Angelino Alfano. "Se tutto il governo è stato latitante, le responsabilità maggiori gravano sulle spalle del titolare del Viminale".

Oggi a Milano esistono due strutture per l'accoglienza: via Aldini, gestita dalla Fondazione Progetto Arca e un centro temporaneo gestito dalla cooperativa Farsi Prossimo in viale Liguria, dentro un ex concessionario della Volvo. Prima di questa struttura, Farsi prossimo ha gestito il centro di via Novara prima e la scuola di via Fratelli Zoja poi. Dal prossimo mese circa, in zona Lampugnano aprirà una nuova struttura temporanea, in sostituzione di quella in viale Liguria, da circa 100 posti. La gestirà la Caritas ambrosiana.

La maggior parte dei profughi transitati a Milano è passata dal Libano per poi imbarcarsi diretta a Lampedusa dalla Libia o dall'Egitto. "Iniziano ad arrivare persone anche dalla Grecia, approdate ad Ancona dopo aver viaggiat nascoste nei tir. Ce ne sono arrivate circa 50", racconta Alberto Sinigaglia, presidente della Fondazione Progetto Arca. Il tempo di permanenza nelle strutture d'accoglienza di Milano per il 70% dei casi non supera la settimana. Nove volte su dieci al 15 giorno i profughi hanno già ripreso la via per il Nord Europa. A quanto osservano i responsabili dei progetti, pare che il controllo alle frontiere sia meno fiscale di qualche mese fa, quando erano frequenti i respingimenti. Il timore principale ora riguarda invece i "casi Dublino", ossia profughi che da un Paese dell'Unione vengono rispediti al loro primo approdo in Europa. "C'è la possibilità che qualcuno venga rispedito qui, al momento non possiamo prevederlo", commenta Majorino.

L'assessore comunale ringrazia la rete di associazioni che in questi mesi ha reso possibile, nonostante tutto, l'accoglienza dei profughi. Oltre a Farsi prossimo e Fondazione Progetto Arca, si sono resi disponibili anche i Medici volontari, L'albero della vita onlus, i Fratelli di San Francesco, la Comunità di Sant'Egidio e i Giovani musulmani d'Italia, una delle 25 realtà del Caim (Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza e Brianza). "Veniamo a sapere prima da loro quando arriveranno dei siriani che dalle autorità nazionali", commenta Majorino. (lb) 

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