23 gennaio 2020 ore: 11:48
Immigrazione

Migranti. Oltre gli sterotipi e le fake news: ecco cosa succede nei territori

di Francesco Ciampa
A Lamezia Terme appuntamento di formazione giornalistica promosso da Giornale Radio Sociale, Redattore Sociale, Forum del Terzo Settore con il sostegno di Fondazione Con il Sud e la collaborazione dell’Ordine regionale dei giornalisti. Il giornalismo e il racconto dei territori per superare pregiudizi e stereotipi
Foto: Maria Pia Tucci intervista con il territorio- manifesto

intervista con il territorio

LAMEZIA TERME – I territori come base di partenza per rilanciare la comunicazione sociale: storie di vita, progetti, impegno quotidiano, testimonianze di operatrici e operatori attivi ogni giorno sul campo. Un’alleanza tra giornalismo, associazioni, realtà del terzo settore per nuove frontiere dell’informazione, oltre gli stereotipi e i pregiudizi. Sono i messaggi di fondo di “Intervista con il territorio”, seminario di formazione per giornaliste e giornalisti aperto anche a persone attive nel sociale che ha fatto tappa mercoledì scorso in Calabria, a Lamezia Terme. Iniziativa inserita in un ciclo di incontri in diverse città del Sud (Matera e Bari, Napoli, Cagliari e Palermo, oltre a Roma e Milano), promossi da Giornale Radio Sociale, Redattore Sociale, Forum del Terzo settore, con il sostegno di Fondazione con il Sud e la collaborazione degli Ordini regionali dei giornalisti.

Le riflessioni

“Necessaria una saldatura tra il fare e il raccontare”, cioè tra chi opera nel sociale e il sistema dei media, dice il direttore di Giornale Radio Sociale, Ivano Maiorella. Un invito rivolto anche a chi nel sociale deve affermare “una cultura della comunicazione che significa assunzione di responsabilità editoriale in un ambito abituato a fare e non a raccontare”. Una riflessione in linea con quella del direttore di Redattore Sociale, Stefano Caredda. Che a proposito “dell’esigenza di avvicinare mondo del terzo settore e mondo dei media” sottolinea l’importanza di “un’azione congiunta”, ad esempio con il supporto degli Ordini regionali coinvolti per l’organizzazione dei seminari. Da qui la presenza del presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, secondo cui il terzo settore può offrire spunti “molto significativi per il giornalismo”, che però è indebolito dalla crisi dell’editoria ed è spesso svuotato da “un sensazionalismo soprattutto televisivo” da superare con “un lavoro ancorato ai principii deontologici”.

Della “necessità di condividere strategie per qualificare la narrazione” parla invece Fabrizio Minnella, responsabile comunicazione e relazioni esterne per Fondazione Con il Sud. Mentre il portavoce del Forum terzo settore Calabria, Giovanni Pensabene, guarda alla “strada in salita” di una regione “con il più basso investimento per il sociale” e con una riforma del sociale arrivata “dopo vent’anni” e  non ancora del tutto compiuta: “Lavoreremo affinché non si aggiungano altri vent’anni di ritardo”, dice Pensabene rispetto al terzo settore calabrese che per il 4 e 5 luglio prossimi organizza i suoi stati generali “per rendere palpabile il proprio ruolo” senza il quale “le emergenze sarebbero molto più gravi”.

Comunicazione sociale oltre i pregiudizi e le “bufale”

 “Giornalismo sociale significa non accettare gli stereotipi e restituire valore alla realtà”, ripartendo dal linguaggio, dagli strumenti deontologici come la Carta di Roma, per superare “il rischio di raccontare solo in termini emozionali e semplicistici”, scandisce Fabio Piccolino, responsabile della redazione internazionale per Giornale Radio Sociale. A proposito di luoghi comuni e “bufale”, Stefano Milani, Radio Articolo 1, ne elenca una serie. Una per tutte: “Ci rubano il lavoro”, riferita agli immigrati. Timori infondati perché “la manodopera straniera non è in competizione con quella italiana”.  In sostanza “italiani e stranieri fanno lavori diversi e complementari”, spiega il giornalista. Che cita fonti e dati chiarendo“il contributo decisivo degli stranieri per la crescita del prodotto interno lordo” in Italia: un valore negativo - meno 2,8% dal 2011 al 2016 - che sarebbe stato pari a un meno 6,6% senza la presenza degli stranieri che per lo stesso periodo hanno invece pesato con un +3,3%. 

“La pacchia è finita”, “35 euro al giorno” per ogni immigrato, “devono venire solo in aereo”: Eleonora Camilli, di Redattore Sociale, parla delle “principali bufale” sull'immigrazione che hanno dominato il dibattito pubblico e politico negli ultimi anni. Per prima cosa ricorda che dei 35 euro al giorno pro capite pro die, solo due e mezzo (il pocket money) andavano in tasca ai migranti, il resto serviva per coprire voci come vitto, alloggio, spese per il personale. Costi da ultimo tagliati con il precedente governo col risultato che “tantissime organizzazioni hanno disertato i bandi delle prefetture”, quelli per l’accoglienza straordinaria, “opponendosi a un servizio di puro parcheggio” perché venivano meno servizi come i corsi di lingua e l’assistenza sociale e medica. Un taglio che vuol dire inoltre “tagli al personale”, cioè posti di lavoro in meno per gli italiani.

Slogan simili riguardano gli arrivi in aereo spesso invocati come unica soluzione legittima, mentre nei fatti “i numeri dei corridoi umanitari sono pochi”, caratterizzati da lunghe procedure e rimessi alla volontà di organizzazioni a carattere umanitario che chiedono un maggiore impegno dei governi. Un tema che Eleonora Camilli spiega in un documentario dedicato ai profughi eritrei approdati in Etiopia per sfuggire al regime del loro paese.

“Giornalisti comunità educante”

Nodi politici e divisioni al centro di ogni campagna elettorale, ma prima di tutto storie di persone. Storie di vita rappresentate da un simbolo che Maurizio Di Schino, giornalista di TV2000, mostra al pubblico riunito in uno dei locali della Comunità Progetto Sud. Quel simbolo è un passaporto ormai ingiallito, un documento per ricordare suo padre, italiano emigrato in Venezuela per scappare dalla fame e tornare a sperare. “Chi di voi non ha un emigrante in famiglia alzi la mano”, è la richiesta del cronista che in risposta riceve mani tutte ferme: la prova dell’inevitabile condizione umana del migrare. Quindi l’appello: “I giornalisti e le giornaliste hanno la responsabilità di essere comunità educante”. Un ruolo che il contesto territoriale e gli editori devono incoraggiare per non finire in solitudine, “una condanna che nessuno deve subire”, dice Di Schino ricordando il giornalista calabrese Alessandro Bozzo.

Esperienze sul territorio

I territori tornano al centro del dibattito con le testimonianze dalla Calabria. Arianna Fortino, giovane presidente dell’Auser Volontariato del Savuto, riporta l’impegno di un ambulatorio nel Cosentino che non conosce confini: 15 mila persone curate dal 2015 a oggi, prestazioni mediche per persone immigrate e per cittadini italiani in condizioni di disagio. In più ci sono gli aiuti messi in moto in collaborazione con famiglie pronte a favorire percorsi di studio o di lavoro per giovani stranieri. Esempi di accoglienza contrapposti alle “misure di portata catastrofica” di un governo che nel 2018 ha imposto una stretta sulla protezione umanitaria.

Un’altra Calabria possibile è quella della Comunità Progetto Sud, nata a metà degli anni Settanta su impulso di don Giacomo Panizza e di altri che come lui hanno creduto nell’importanza di liberare le persone con disabilità dalle catene dei manicomi o dalle case in cui “venivano rinchiuse per vergogna”. “Sono storie che salvano”, dice il sacerdote. Sono anche l’accoglienza “di cui c’è davvero bisogno in una Calabria che si sta prosciugando” per effetto delle fughe fuori regione.

“Etica, etica, etica”, ripete don Giacomo: un monito per il giornalismo, chiamato a descrivere “cose vere e che fanno crescere”, e un invito per il terzo settore “perché i problemi di etica ci sono anche qui”. Il seminario si conclude con un video a cura della giornalista Laura Bonasera e per la regia di Francesca Spanò: un documentario prodotto dalla Uisp (Unione italiana sport per tutti) in occasione della tappa dei Mondiali Antirazzisti del 2019 a Riace. Voci di chi ha attraversato mare e deserto, speranze, nostalgia del ritorno, il ruolo di associazioni come Uisp per fare dello sport l’occasione di una ritrovata solidarietà in un luogo, Riace, per molti ancora simbolo di accoglienza e rinascita.

© Copyright Redattore Sociale