8 agosto 2019 ore: 14:22
Immigrazione

Open Arms, ricorso al Tribunale e alla Procura: “Fate sbarcare i minori”

di Eleonora Camilli
In tutto i minorenni sono 32 (27 non accompagnati). Nuovo appello della capomissione: "Non resistiamo a lungo". Le Chiese evangeliche scrivono a Conte e Salvini: "Disponibili ad accogliere i migranti"
Migranti, nave Open Arms - SITO NUOVO
ROMA - Due ricorsi: uno al Tribunale dei minorenni di Palermo e uno alla Procura della Repubblica, per tutelare i 32 minori (27 dei quali non accompagnati) che da una settimana sono a bordo della nave Open Arms, dopo l’ultimo salvataggio in mare. A depositarli sono stati, nel pomeriggio di ieri, i legali dell’ong spagnola. “Nel primo ricorso, al Tribunale dei minori chiediamo di nominare i tutori per i minorenni che possano aiutarli nelle future pratiche di riconoscimento della protezione internazionale - spiega Arturo Salerni, uno dei legali di Proactiva Open Arms -. Nell’altro, quello alla Procura di Palermo, chiediamo che tutti e 32 i minorenni siano fatti scendere al più presto. Si tratta di due ricorsi d’urgenza, di cui attendiamo l’esito nelle prossime ore”. 

Entrambi i ricorsi si basano sulla Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia e sul codice civile. Ai minori, in quanto soggetti particolarmente vulnerabili, dovrebbe essere assicurato lo sbarco in un porto sicuro nel minor tempo possibile. “Abbiamo fiducia nella giustizia e nella nostra Costituzione - aggiunge Salerni -. Siamo fiduciosi ma decideremo giorno per giorno cosa fare”. Se la situazione rimarrà in stallo non si esclude anche un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Oltre ai minori, infatti, a bordo ci sono anche altri soggetti vulnerabili: diverse donne, infatti, hanno raccontato in queste ore di aver subito abusi e maltrattamenti nei centri di detenzione in Libia. “Faremo di tutto perché i diritti di queste persone vengano tutelati - aggiunge il presidente di Open Arms, Riccardo Gatti -. Ancora una volta continuiamo a essere testimoni della prepotenza e dell’abuso da parte del governo italiano e di quello maltese. E del silenzio dell’Unione europea. Dal canto nostro continueremo a rispettare i diritti di queste persone”. 

Questa mattina, la capomissione della nave, Anabel Montes ha lanciato un nuovo appello. “Siamo al settimo giorno su Open Arms, più passa il tempo più è difficile spiegare alle persone perché non si può sbarcare in un porto sicuro. Il nervosismo a bordo va aumentando. Chiediamo di nuovo con urgenza l’assegnazione di un porto sicuro secondo quanto previsto dalle Convenzioni internazionali e, in particolare, facciamo riferimento alla Carta dei diritti dell’uomo”.

Intanto il pastore Luca Maria Negro, e il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, hanno espresso la disponibilità ad accogliere i profughi soccorsi dalla nave Open Arms lo scorso 2 agosto in  una lettera inviata al Premier Giuseppe Conte e al ministro Matteo Salvini. “Questo gesto – spiegano i due esponenti protestanti – ha per noi un significato eminentemente umanitario e risponde, oltre che alla vocazione evangelica, all’accoglienza e all’amore cristiano, all’esigenza urgente di portare in salvo persone già provate e colpevoli di nient’altro che sfuggire da guerre e persecuzioni”.

Sia la Federazione delle chiese evangeliche, attraverso il programma Mediterranean Hope che la Tavola valdese per mezzo della Diaconia valdese sono impegnate in attività di accoglienza riservate, in buona parte, ai beneficiari del progetto dei “corridoi umanitari”. “La nostra proposta – spiegano i due pastori – nasce dall’apprezzamento della soluzione trovata in casi analoghi quando altri profughi arrivati in Italia sono poi stati parzialmente ricollocati sulla base di accordi con alcuni stati europei.  Come si ricorderà, in quei casi quote di migranti furono accolte dalle strutture della Conferenza episcopale italiana. Per consolidare questo modello operativo, siamo da tempo impegnati presso le chiese protestanti e gli organismi ecumenici europei, perché sostengano attivamente politiche di accoglienza condivise e solidali”.
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