9 ottobre 2015 ore: 16:24
Immigrazione

Opera nomadi: a Milano la politica sui rom è discriminatoria e vendicativa

Duro documento dell'associazione che traccia un bilancio dei cinque anni dell'amministrazione Pisapia. "È mancata una visione complessiva". Rom trattati con disprezzo, la scelta di chiudere i campi comunali è frutto di "una precisa volontà vendicativa"
Campo rom, panni stesi, via idro Milano

MILANO - Discriminatoria, nefanda, scorretta, vendicativa: così viene definita dall'Opera nomadi di Milano la politica sui rom degli assessori comunali Pierfrancesco Majorino e Marco Granelli. In cinque anni di Giunta Pisapia "è mancata una visione complessiva", scrive in un lungo comunicato il direttivo dell'associazione postato sulla sua pagina Facebook. "Non importa se nel frattempo nelle periferie cresceva il malcontento tra i cittadini, è mancato il controllo sulle azioni (e i risultati sociali), affidate ad enti (i soliti noti …) impreparati quando non del tutto assenti dai posti che avrebbero dovuto presidiare”.

Per l'Opera Nomadi le prossime scadenze elettorali pesano sulle scelte dei due assessori, in particolare di Majorino, che si è candidato alle primarie. "A pochi mesi dalle nuove elezioni, ecco l’illuminazione: chiudere i campi comunali indirizzando le famiglie rom nei Centri di Emergenza Sociale dove per un tempo limitato finiscono normalmente col far capolinea gli immigrati rom rumeni che un campo non ce l’hanno ma, se va bene, solo un ponte sotto cui ripararsi. In altri termini, è come se dichiarando inagibile un caseggiato, gli abitanti venissero spinti a stiparsi in container che ospitano fino a venti persone insieme, anziché ricercare una soluzione dignitosa e condivisa con loro. Ma si sa, sono zingari, e il disprezzo con cui sono stati trattati in questo quinquennio non è da meno da quello riservato loro dall’Assessore Moioli".

La chiusura dei campi comunali senza reali alternative è illogica. "Ci sono delibere che chiudono i campi, incuranti del fatto che altre delibere, prima di queste, un campo alle famiglie rom glielo avevano assegnato proprio per cercare di risolvere, almeno temporaneamente, la stessa condizione che andrà a ricrearsi oggi: lasciare cioè queste persone, questa minoranza, questo popolo ancora una volta senza una casa sopra la testa".

Il primo responsabile delle condizioni dei campi è il Comune stesso. "Le motivazioni addotte sono quelle di sempre: basta fare qualche pressione sull’ASL per scoperchiare una condizione igienico sanitaria inaccettabile. Sì certo, ma non sarebbe proprio compito dell’Amministrazione vigilare sulle condizioni dei campi? I campi non sono forse come interi quartieri degradati dove si combatte il degrado innanzitutto facendo gli interventi manutentivi e confrontandosi con le persone?".

"Qui non ci troviamo solo di fronte a una cattiva amministrazione di un angolo “reietto” della città, ma di una precisa volontà vendicativa che deroga dai principi generali di convivenza, stabilendo norme e prassi discriminatorie. La politica di chiusura dei campi senza alternative se non quella, volgare e fallace, di indirizzo verso i CES è un’offesa razzista e menzognera verso una piccola minoranza sostanzialmente abbandonata a se stessa nel corso di questi anni, con modalità coercitive e antidemocratiche". 

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