14 aprile 2016 ore: 14:09
Non profit

Operatori "senza titolo": tutte le richieste delle cooperative sociali

I nodi da sciogliere riguardano oltre 5 mila lavoratori del Friuli Venezia Giulia impegnati nei servizi alla persona, tra cui 3300 educatori, 1800 addetti all’assistenza e centinaia di operatori dell’inserimento lavorativo. Domani confronto pubblico con la presidente di Regione Serracchiani
Courtesy Everett Collection/Contrasto Caregiver, donna spinge carrozzina

Foto: Courtesy Everett Collection/Contrasto

PALMANOVA – Vertice con la Regione Friuli Venezia Giulia sulla spinosa questione dei 5000 operatori “privi di titolo” che lavorano sul territorio regionale. Venerdì pomeriggio a Palmanova Legacoopsociali, Confcooperative-Federsolidarietà e AGCI-Solidarietà, insieme a Circolo Acli Nuova Cooperazione e Gruppo spontaneo educatori Pordenone hanno infatti convocato un meeting pubblico con la presidente di Regione Debora Serracchiani. “Servono direttive regionali in sede di procedure di affidamento – affermano - per evitare esclusioni e discriminazioni, ma bisogna anche calendarizzare le formazioni relative alla riqualificazione come operatori sociosanitari e alle competenze minime. Inoltre, è necessario che sia la Regione ad assumersi l’onere economico dei corsi di riqualificazione in ambito universitario, mentre per il personale privo di diploma superiore proponiamo di istituire la figura dell’animatore sociale/educatore privo di titolo. Infine, non appare più rinviabile la definizione di una direttiva regionale precisa che regoli l’autosomministrazione dei farmaci da parte degli utenti sotto direzione medica ed infermieristica”. Queste, in sintesi, sono tutte le richieste delle cooperative sociali e dei gruppi educatori. 

I nodi da sciogliere sugli operatori “privi di titolo” in Friuli Venezia Giulia – riguardanti oltre 5 mila lavoratori impegnati nei servizi alla persona, tra cui 3300 educatori, 1800 addetti all’assistenza e centinaia di operatori dell’inserimento lavorativo - sono diversi ed articolati. Non sono strettamente legati al percorso legislativo nazionale (la pdl presentata dal deputato Iori di cui si auspica la celere conclusione), ma pongono una serie di problemi concreti. Tutti questi temi saranno posti all’attenzione della regione Fvg domani 15 aprile alle 17.30 all’Auditorium San Marco di Palmanova, all’interno del meeting pubblico “Le problematiche degli operatori sociali “privi di titolo”: quali soluzioni?”, convocato dalle rappresentanze regionali di Legacoopsociali, Confcooperative-Federsolidarietà e Agci-Solidarietà, insieme a Circolo Acli Nuova Cooperazione e Gruppo spontaneo educatori Pordenone. 

Si parte anzitutto dalla “necessità di tutelare i lavoratori “privi di titolo” occupati ad iniziare da precise direttive regionali in sede di procedure di affidamento – spiegano Giada Pozzetto, Luca Fontana, Gian Luigi Bettoli, Pier Antonio Zanin e Samantha Marcon -, ciò per evitare esclusioni arbitrarie e discriminazioni attraverso penalizzazioni economiche, come le penali imposte agli appaltatori”. 

Ma va anche affrontata quanto prima “la definizione di un realistico calendario attuativo della formazione ex pdl nazionale, così come per quello della riqualificazione come operatori sociali degli addetti all’assistenza attraverso le “competenze minime”. In questo senso appare “poco realistica la scadenza del 31 dicembre 2018, anche a fronte dei nuovi ritardi accumulati nel 2015”.

Serve inoltre “la garanzia di modalità di svolgimento dei corsi di riqualificazione in ambito universitario per gli educatori “privi di titolo”, che non gravino economicamente sulle persone e sulle cooperative sociali, quindi con l’assunzione dei costi a carico della Regione, e che garantiscano una realistica ed effettiva possibilità di frequenza, ad esempio con corsi concentrati nei week-end o nella stagione estiva”.

A fronte “della significativa presenza di personale privo del diploma di scuola media superiore, quantificabile in Friuli Venezia Giulia in circa 700 persone – proseguono Giada Pozzetto, Luca Fontana, Gian Luigi Bettoli, Pier Antonio Zanin e Samantha Marcon -, ma anche tenuto conto della possibilità che altro personale non possa, per motivi di forza maggiore, frequentare i corsi universitari intensivi previsti, proponiamo come figura residuale ad esaurimento (definendone precisamente le funzioni educative che potranno essere svolte) quella dell’“animatore sociale/educatore privo di titolo” (cfr. Ccnl cooperazione sociale). In alternativa, “per le stesse figure si propone che vengano tenute in considerazione al fine della frequenza dei corsi di “misure compensative” per la qualifica di operatore socio sanitario”. 

Un discorso a parte riguarda il settore della salute mentale, per il quale “chiediamo che la definizione dei percorsi delle figure professionali sopra riportate permetta l’inquadramento del personale attualmente in servizio”. Mentre “per tutto il personale dell’area assistenziale, chiediamo agli appaltatori di riconoscere senza deroghe la qualifica di operatore sociosanitario a chi ha perfezionato il percorso formativo, escludendo possibilità di inquadramento come assistente non qualificato”. 

Infine, non è più procrastinabile la definizione di “una direttiva regionale precisa per regolare la partecipazione del personale educativo ed assistenziale alla collaborazione (sotto direzione medica ed infermieristica) all’auto-somministrazione dei farmaci da parte delle/degli utenti.

© Copyright Redattore Sociale