20 luglio 2013 ore: 15:48
Salute

Opg, "gli internati soffrono abbandono e solitudine"

Padre Pippo Insana (Comitato Sop Opg Sicilia): “Come è possibile che ancora avvengano nuovi ricoveri nonostante l'avvio del processo di chiusura degli Opg e la denuncia delle condizioni di vita?"

PALERMO – Dopo il decreto di proroga della chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, all’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto solo in pochi sono stati coloro che sono usciti mentre ci sono stati 12 nuovi internati (vedi lancio precedente). Sulla questione interviene padre Pippo Insana, presidente dell’associazione Casa accoglienza e solidarietà di Barcellona P. G. e membro regionale del comitato Stop Opg. “Sappiamo che ci sono state poche uscite e nuovi ricoveri di persone provenienti da Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia. Ci chiediamo come mai continuino ad arrivare persone che vengono ricoverate considerato che si sta attivando – afferma Insana -, seppur lentamente, il percorso di chiusura di queste strutture e le condizioni di vita delle persone che sono chiuse in tutti gli Opg d’Italia sono state denunciate dalla commissione parlamentare d’inchiesta allora presieduta da Ignazio Marino”.

“In Sicilia oltre i progetti per le nuove strutture la regione dispone di due milioni di euro da destinare al percorso di uscita e di trasferimento delle persone internate – continua -. La stessa ha chiesto ai dipartimenti di Salute mentale di presentare i progetti riabilitativi. Per ogni soggetto c’è la disponibilità di 40 mila euro per due anni. Poi si prevedono progetti individualizzati, non solo quindi inserimenti nelle comunità terapeutiche assistite ma anche in comunità alloggio, gruppo appartamento oppure sostegno alle famiglie e inserimento lavorativo”.

“Ci appelliamo fortemente alle istituzioni affinché si possano snellire e accelerare le procedure previste per legge. Il 25 luglio prossimo come comitato stop Opg insieme alla Cgil e ad altre associazioni avremo un incontro con l’assessore alla sanità Lucia Borsellino per fare il punto della situazione sull’attuazione di quanto prevede il piano strategico regionale sulla salute mentale”.

“Ribadiamo il concetto che l’Opg non ci sarebbe se i dipartimenti di Salute mentale avessero il personale e tutti i servizi previsti dalla legge come visite domiciliari, sostegno alle famiglie, sensibilizzazione al territorio, strutture leggere come il centro diurno, gruppo appartamento, casa famiglia, inserimento lavorativo; se tutte queste cose ci fossero, la persona inferma di mente, seguita bene, non farebbe reato e non necessiterebbe di Opg. Più che le strutture sanitarie che devono sostituire gli Opg e che chiamiamo mini Opg, vogliamo i servizi di salute mentale efficienti del territorio”.

“Purtroppo abbiamo l’impressione che, dopo la proroga della chiusura, si sia tornati nella vecchia logica che il soggetto ‘con problemi’ va tolto di mezzo internandolo – dice senza mezzi termini -. Ci accorgiamo, infatti, che gli operatori dei dipartimenti di salute mentale spesso e volentieri non sono pronti, non sono disponibili a trattare adeguatamente coloro che sono in Opg. Constatiamo amaramente che, raramente si sono trovati finora psichiatri e assistenti sociali disponibili e capaci di dedicare parte del loro tempo alla realizzazione dei progetti individualizzati per le persone degli Opg. Con la grave conseguenza che all’interno dell’Opg i ricoverati continuano a soffrire abbandono e solitudine”.

“Il comitato nazionale Stop Opg recentemente si è riunito a Roma insieme ad un esperto funzionario del ministero della salute incaricato della ricezione dei progetti che le regioni hanno mandato per le strutture sanitarie previste per legge – dice ancora -. I progetti per le strutture sono stati recepiti e ci sono le risorse finanziarie anche se si prevede che i tempi previsti entro marzo 2014 non saranno rispettati. Per quanto riguarda gli altri aspetti relativi ai progetti individualizzati per i soggetti non pericolosi e per il personale che deve servire le strutture sanitarie ancora tutto sembra fermo. L’amara constatazione è quella che, ci sono le risorse per la realizzazione delle strutture ma vengono ritardate quelle destinate alle persone”. (set)

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