4 ottobre 2013 ore: 12:54
Giustizia

Over 40 e con una scolarità alta. Sono le prostitute cinesi in Emilia Romagna

Provengono da zone povere del nord est della Cina. Entrano per vie legali ma pagano un debito per la regolarizzazione. Hanno sperimentato lavori più faticosi e si prostituiscono per un riscatto economico. La fotografia del fenomeno scattata dal progetto “InVisibile”

REGGIO EMILIA – Hanno più di 40 anni, una scolarizzazione alta. Arrivano dalla zona nord orientale della Cina e, anche se entrano in Italia in modo legale, poi si ritrovano a dover pagare un debito per essere in regola (dagli 8 ai 15 mila euro). Sono le sex workers cinesi contattate attraverso il progetto “InVisibile” promosso dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito della rete Oltre la strada. “Spesso prima di prostituirsi hanno sperimentato altri lavori, più faticosi e meno remunerativi oppure entrano subito nel giro della prostituzione per un riscatto economico”, dice Lisa Castronuovo, referente del progetto “Rosemary” attivato dal Comune di Reggio Emilia su prostituzione, sfruttamento e tratta. È proprio da Reggio Emilia che è partito nel 2010 il monitoraggio sulle sex workers cinesi, sia tramite gli annunci su carta e Internet (in cui si pubblicizzano prestazioni da ‘donne orientali’) che in strada, unico caso in regione. “Durante le uscite con l’Unità di strada, abbiamo incontrato alcune donne cinesi che offrivano, con discrezione, prestazioni sessuali in zona stazione”, prosegue Castronuovo. In stazione è stato poi aperto un drop in con una mediatrice a cui si sono rivolte 27 donne cinesi. Ed è dall’esperienza di Reggio Emilia – dove risiede il 22,2 per cento dei cinesi dell’Emilia-Romagna – che è partito il progetto sperimentale a livello regionale volto a monitorare il fenomeno della prostituzione cinese in Emilia-Romagna e ad agganciare le sex workers per promuovere il progetto “InVisibile”.

La fotografia che è emersa dal monitoraggio è ovviamente parziale. “Ma la sperimentazione ha funzionato”, dice Castronuovo. Sono 213 gli annunci di prestazioni da donne orientali raccolti tra ottobre 2011 e giugno 2012 e 191 le telefonate effettuate dalla mediatrice cinese “con ottimi esiti”, Sono, infatti, 112 quelle in cui le donne hanno risposto e hanno raccontato la loro storia di vita. Dalle telefonate effettuate sono partite 190 azioni nei confronti di 27 donne, di cui 76 accompagnamenti ai servizi sanitari. In 1 caso c’è stata la richiesta di supporto psicologico. Sono state intercettate alcune donne vittime di violenza che sono state accolte nei servizi di protezione sociale.

Il cambiamento c’è stato. “La possibilità di essere ‘accolte’, anche solo nello spazio virtuale di una telefonata, è molto importante per le donne che vivono situazioni di sfruttamento o di solitudine – continua Castronuovo – Le telefonate sono spesso impegnative e molto lunghe, perché oltre alle richieste le donne hanno bisogno di parlare con qualcuno”. Sviluppi positivi anche sul fronte sanitario: “C’è una maggiore consapevolezza dei rischi legati alla salute e l’opportunità di recarsi ai servizi a bassa soglia per analisi e visite dal medico di base”. Il progetto ha messo in evidenza “piste di lavoro future”, come racconta Castronuovo. “In particolare, sui ruoli presenti nella prostituzione cinese – precisa – Ad esempio, oltre alle prostitute, che spesso non parlano l’italiano, c’è una telefonista che invece si fa capire e capisce la lingua e si occupa di gestire gli appuntamenti”. (lp)

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