23 settembre 2014 ore: 16:09
Immigrazione

Pakistano ucciso a Roma, comitati di zona e società civile in piazza contro la violenza

Una veglia di preghiera e una manifestazione pacifica per ricordare Muhammad Shahzad Khan, ucciso nella notte del 18 settembre nel quartiere romano di Torpignattara. Ejaz Ahmad, giornalista pakistano e mediatore: “Tra i pakistani che vivono lì ora c’è tanta paura”
Veglia di preghiera

ROMA – “Muhammad Shahzad Khan (il pakistano ucciso a Roma nel quartiere di Torpignattara, ndr) non era ubriaco e non era un senzatetto come scritto dai giornali in questi giorni. Aveva 28 anni, una moglie e un bambino di tre mesi in Pakistan. Aveva perso il lavoro e questo l’aveva turbato. Era un po’ scosso, cantava le sure del Corano, ma non dava fastidio a nessuno”. A tentare di ricostruire gli attimi prima della morte del giovane pakistano, ucciso di botte a Roma nella notte tra giovedì 18 e venerdì 19 settembre, è Ejaz Ahmad, mediatore culturale e giornalista pakistano in Italia dall’89, caporedattore del giornale in lingua urdu per pakistani in Italia Azad. Per l’omicidio è stato arrestato un ragazzo italiano di 17 anni, residente della zona, che alle forze dell’ordine ha ammesso di aver colpito Shahzad, ma con un solo colpo, anche se già dalle prime testimonianze raccolte sul luogo dell’omicidio pare che il giovane pakistano sia stato colpito più volte. A fare chiarezza, tuttavia, ci penseranno l’autopsia e le indagini condotte dagli inquirenti.

“Iniziamo dal nome”, dice Ejaz Ahmad a Redattore sociale. “Su tutti i giornali è stato chiamato in tanti modi. Il suo nome era Muhammad Shahzad Khan. Se scrivo Luigi o “Likgi” non è la stessa cosa”. Ahmad ha raccolto le testimonianze degli amici nel quartiere. “Shahzad aveva un figlio di tre mesi che non aveva mai visto – racconta -. Moglie e figlio erano in Pakistan. Lui era qui per lavorare. Aveva i documenti in regola e non era un senzatetto, come hanno scritto. In questo periodo viveva in una casa di accoglienza, nei pressi del quartiere”. Shahzad aveva iniziato a lavorare nel ristorante dello zio, ma quando quest’ultimo si è trasferito a Londra, la giovane vittima ha sempre cercato di cavarsela in qualche modo. “Vendeva qualcosa per strada per sopravvivere – racconta Ahmad -. Era turbato per la sua condizione economica e non voleva tornare in Pakistan. Tuttavia non era una persona arrabbiata con la società e con il suo passato”.

Il peso delle difficoltà economiche, il rischio di perdere il permesso di soggiorno per lavoro e la lontananza da casa e dagli affetti hanno fatto il resto. E così Shahzad ha iniziato a girovagare per il quartiere, spiega Ahmad. “I ragazzi del quartiere conoscevano benissimo Shahzad – racconta -, era un po’ disturbato, questo è vero, ma non dava fastidio a nessuno. Cantava per strada le sure del Corano e in italiano diceva ‘io sono musulmano, sono pakistano’. Per strada non dormiva, questo è sicuro, me l’hanno detto tutti i negozianti della zona. Girava per queste strade perché qui è una ‘Little India’, ma anche se fosse vero che dormiva per strada, non puoi uccidere una persona a pugni. C’è un po’ di odio razziale che sta aumentando in questa zona”. Secondo le testimonianze raccolte da Ahmad, il 17 romano potrebbe non essere stato il solo ad aver colpito a morte Shahzad. “Ci sono testimoni – spiega –. Alcuni hanno gridato dalle finestre di lasciarlo stare. Tra i pakistani che vivono nel quartiere, però, ora c’è tanta paura. Mi hanno raccontato di bande di ragazzi che sono dei veri e propri bulli. Ragazzi che conoscevano sin da piccoli, ma che ora sono diventati più grandi e sono cambiati”.

Per ricordare la vittima, ma soprattutto per richiamare l’attenzione sul problema dell’integrazione, alcuni comitati di quartiere, associazioni e società civile stanno organizzando una manifestazione che si terrà domenica sera alle 18. Un corteo partirà da via della Maranella per arrivare in via Lodovico Pavoni, sul luogo del delitto. “Faremo una manifestazione per ricordare la morte si Shahzad e la convivenza a rischio – racconta Ahmad -. Questa sera faremo una riunione con i comitati di zona per organizzare la manifestazione”. Venerdì 26 settembre alle 18:30, invece, sarà la parrocchia di San Barnaba, in piazza dei Geografi, ad ospitare una veglia di preghiera organizzata insieme alla Comunità di Sant’Egidio. A Roma, intanto, è arrivato lo zio della vittima. “Vogliamo organizzarci sia per mandare la salma in Pakistan – conclude Ahmad -, sia per raccogliere qualcosa per la moglie e il figlio piccolo”. (ga)

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