Palermo, dieci detenuti in permesso premio visitano la città
PALERMO - Si sono sentiti liberi di potere apprezzare e valorizzare alcuni luoghi molto significativi di Palermo anche se soltanto per un giorno. Sono i dieci detenuti del carcere Pagliarelli, in permesso premio, che ieri hanno visitato prima il Palazzo Reale con la visita alla Cappella Palatina e alle aule dell'Assemblea Regionale. Poi il gruppo ha pregato sulla tomba di padre Pino Puglisi in cattedrale. A seguire l'incontro con l'arcivescovo don Corrado Lorefice e nel pomeriggio l'incontro nella chiesa di San Domenico con Maria Falcone per la visita alla tomba di Giovanni Falcone. Dopo la prima parte della giornata per i detenuti e alcuni loro familiari c'è stato un pranzo a buffet offerto dalla Caritas nell'atrio del centro Agape di Palermo. L'iniziativa si è svolta a conclusione del corso interculturale "L’uomo in relazione con se stesso, con gli altri con Dio, con il cosmo” realizzata dal professor Alfio Briguglia, volontario dell'associazione Asvope.
| La tomba di Giovanni Falcone |
Nicolò Brunetti, di 51 anni, ha ancora da scontare la metà della sua pena in carcere: altri 4 anni. "E' stata una giornata bellissima e favolosa - ha detto -. Ringrazio davvero tutti per la fiducia che ci hanno dato nell'offrirci la possibilità di conoscere questi luoghi della cultura della nostra città. L'emozione più grande senz'altro è quella della libertà che proprio in questi momenti ci fa riflettere ancora di più sugli errori fatti per la nostra debolezza. Oggi, se potessi tornare indietro non rifarei più quello che ho fatto, occorre però sicuramente andare avanti se vogliamo migliorare la nostra vita. La mia voglia di vivere è per i miei figli e per i miei nipotini. Ringrazio anche il nostro vescovo che è una persona molto sensibile che con il suo abbraccio ci dà sempre la forza di continuare il nostro percorso. Rispetto a prima mi sento molto cambiato e per questo ringrazio le associazioni e in particolare quella che mi ha fatto fare il laboratorio teatrale. Penso che, non appena uscirò dal carcere, cercherò di aiutare le persone bisognose facendo volontariato. Il mio desiderio è quello di potere fare alcuni mesi di servizio presso il centro Padre Nostro di Brancaccio fondato da padre Pino Puglisi".
Il più anziano di tutti è Salvatore Oddo di 74 anni che deve scontare gli ultimi 3 anni di detenzione carceraria. "Queste iniziative sono miracolose per tutto il bene che ci trasmettono - ha detto - perché ci hanno permesso di fare un bagno di cultura e poi uscire fuori dalle mura carcerarie in questo modo è una cura dell'anima. Mi ha emozionato l'accoglienza che abbiamo ricevuto da tutte le persone che abbiamo incontrato durante il percorso di visita dei monumenti perché ci hanno fatto sentire con affetto a casa nostra. In questo momento della mia vita, piuttosto che pentito, ho una vergogna profonda di ciò che ho fatto, una sensazione che oggi mi ha fatto riflettere tanto sulle sofferenze arrecate anche alla mia famiglia. In carcere si soffre perché è una realtà non facile in cui ti devi guadagnare ogni cosa. Dico ai miei giovani compagni di cella di pensare sempre a quello che succederà ai loro familiari, ancora di più se ci sono bambini. Appena finirò di pagare il mio debito con la giustizia, vorrei fare qualcosa di utile, aiutando gli altri per recuperare il tempo perduto e avere finalmente una vita diversa".
| La cappella Palatina |
E' uscito per la prima volta dopo 3 anni e mezzo di carcere Enrico Quattrocchi, di 45 anni, che deve scontare una pena complessiva di 8 anni. "E' una giornata particolare molto diversa dalle altre - ha raccontato - per chi come me non usciva fuori da parecchio tempo. Abbiamo visitato dei posti bellissimi ed è bello stare con la famiglia e i miei tre figli. Penso che siano esperienze che dovrebbero fare tutti i detenuti perché aiutano davvero tanto. Uscire fuori fa bene al corpo e all'anima e ti fa sentire uguale a tutte le altre persone. Iniziative del genere potrebbero anche diventare un inizio importante per chiudere con il passato perché ti possono aiutare a cambiare. Il carcere è tanto duro soprattutto quando hai dei figli e oggi sto pagando il prezzo dei miei errori. Dentro il carcere ti manca tutto e rischi pure di perdere la dignità perché non riesci ad avere a volte neanche le cose essenziali".
"L'importanza di questa iniziativa è duplice - sottolinea l'arcivescovo Corrado Lorefice - prima di tutto perché uscendo fuori dal carcere, hanno la possibilità di riappropriarsi di tutto quello che significa la loro città e lo stare insieme in questo caso in luoghi simbolo. Ho già avuto altre occasioni di incontrarli e la cosa bella è stata anche, adesso in Caritas, l'opportunità di stare in modo diverso con i loro affetti più cari. Oggi, infatti, non ci sono guardie ma siamo tutti insieme in rapporto di fiducia fraterna. La pena certamente non può essere solo repressiva e ben vengano tutte le realtà che propongono delle misure alternative alla detenzione. Dobbiamo lavorare per i loro progetti di vita dopo il carcere. Il nostro impegno si sta muovendo anche affinchè la Caritas sia capace di accogliere quelle che sono le vere istanze che nascono da queste persone sia nel loro periodo detentivo che quando ritornano libere nell'ottica di riuscire creare delle forme idonee di reinserimento lavorativo. L'educazione alla legalità deve essere in grado anche di garantire, con la collaborazione dal basso di tutti, una loro vita nuova che parta pure dal lavoro".
"E' l'esempio significativo di una esperienza forte vissuta senza barriere. Alcuni di loro, con grande nostro piacere, ci hanno detto - aggiunge Alfio Briguglia - che questa non è una parentesi ma l'inizio di una nuova vita perché hanno assaporato il ritorno alla vita civile a partire dalla visita dei monumenti e dall'incontro di persone significative. Il lavoro rieducativo maggiore oltre che dentro il carcere deve essere fatto anche dopo pensando a quali opportunità di impegno sociale e lavorativo si potrebbero creare per loro. Molti hanno famiglie e non vedono l'ora di potere ritornare con loro ma ci sono pure persone che non hanno nessuno e sono sole per le quali occorre pensare alle strade da perseguire per una vita diversa". (set)