31 gennaio 2018 ore: 12:54
Giustizia

Palermo, il Coordinamento antitratta critico sul “censimento delle prostitute"

Il raggruppamento di associazioni punta il dito contro il programma voluto dal comune su richiesta della prefettura: "Approccio securitario a un delicato e complesso tema. I danni di operazioni simili sono di gran lunga superiori ai benefici"
Prostituta sul bordo di una strada

PALERMO - Non porterà a nessun risultato concreto il "censimento delle prostitute in strada" se non quello di alimentare ulteriormente le intolleranze in nome del "decoro". E' questa la posizione molto critica del Coordinamento antitratta di Palermo di cui fanno parte 20 associazioni sul programma partito il 22 gennaio da parte del comune su richiesta della Prefettura. Con un’ordinanza inviata al comandante della polizia municipale, Gabriele Marchese, si è richiesto un rapporto sull’estensione del fenomeno della prostituzione in città, sulle zone più frequentate dalle donne e su quali sanzioni amministrative e penali si possono applicare; il monitoraggio vede coinvolti alcuni operatori della polizia municipale che lavoreranno per due settimane in borghese. 

"L'amministrazione comunale sa bene che non si tratta, nella maggior parte dei casi, di 'libera scelta di prostituirsi' ma di 'tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale' che coinvolge moltissime donne giovani e giovanissime di origine straniera. Sono anni che come Coordinamento ci battiamo per fare in modo che si accendano i riflettori su questo crimine e che lo si chiami con i termini corretti, perché da questo derivano misure corrette per prevenire lo sfruttamento, proteggere coloro che di questo reato sono vittime e contrastare i criminali che gestiscono questo mercato - dice il Coordinamento antitratta palermitano -. Lo stesso Comune ci è stato spesso a fianco in campagne di sensibilizzazione e nella richiesta di creazione di un tavolo che potesse mettere insieme tutti i soggetti che su questo tema sono coinvolti (dalle forze di polizia, ai soggetti del terzo settore, agli organismi internazionali) per poter, quindi, avere un’analisi completa del fenomeno, molto complesso, ed individuare strategie davvero efficaci". Secondo il Coordinamento l'unico effetto immediato "di una campagna di 'controllo sociale' e di 'ordine pubblico' sarebbe molto probabilmente una riorganizzazione rapidissima da parte di trafficanti e sfruttatori che non farebbero che rendere più sommerso il 'fenomeno' e quindi più vulnerabili le donne sfruttate e meno raggiungibili da associazioni, unità di strada, ospedali e dalle stesse autorità. Tale atteggiamento da parte delle istituzioni rischia di vanificare anni di paziente lavoro culturale portato avanti dalle associazioni antitratta, che con programmi di lavoro come 'La scuola non tratta' hanno cercato di ricondurre alla giusta prospettiva il fenomeno della deportazione e dello sfruttamento a scopo sessuale, di cui i fruitori (clienti) sono oggettivamente complici". 

"Che la polizia municipale voglia portare avanti questo monitoraggio del fenomeno che è noto già da molti anni - sottolinea Sergio Cipolla, presidente del Ciss e membro del coordinamento antitratta - può essere una cosa normale. Il vero problema è quando questa operazione rischia di diventare un modo di comunicare alla società civile una sorta di posizione securitaria rispetto ad un così delicato e complesso tema che andrebbe affrontato ad ampio raggio in maniera molto diversa. I danni di operazioni simili riteniamo pertanto siano di gran lunga superiori ai benefici. Se vogliamo pensare a politiche e pratiche efficaci è assolutamente necessario cambiare prospettiva e lavorare insieme".

"Due anni fa abbiamo chiesto al sindaco Orlando di istituire un tavolo interistituzionale presieduto dal prefetto che affrontasse il tema da tutti i punti di vista per coordinare iniziative congiunte - continua Sergio Cipolla -. Nonostante le nostre ripetute richieste ancora siamo in attesa che qualcosa si muova. A Palermo non ci sono ancora case di accoglienza specifiche per queste ragazze che devono essere messe nelle condizioni di essere aiutate ed accompagnate verso un progetto di vita. Oltre naturalmente alle indagini sulla criminalità internazionale che c'è dietro alla tratta, occorrerebbe evitare, con una capillare attività di prevenzione fatta già nei porti di sbarco delle immigrate, che queste finiscano in strada. Una volta individuate le ragazze 'a rischio' così come fa l'Oim si rimane però spesso con le mani legate perché mancano le case specifiche dove portarle. Il primo punto da cui partire è allora proprio l'investimento di progetti su queste realtà di sostegno che evitano che invece queste giovani possano stare nei Cas insieme agli altri o in centri per minori". 

"Il Comune nella figura dell'assessore Mattina ha manifestato la sua disponibilità per costituire almeno un tavolo interno sul tema - aggiunge infine Sergio Cipolla -. Nel frattempo sappiamo che alcuni rappresentanti di circoscrizioni insieme ad alcune associazioni hanno chiesto al comune interventi per decoro e punibilità dei clienti. Le retate ben sappiamo che non hanno alcuna utilità sociale se non quella di permettere alla criminalità di riorganizzarsi. In alcuni casi avviene anche il rimpatrio di chi non è in regola ma, purtroppo si assiste spesso solo al dramma personale della ragazza che verrà poi rimessa sul mercato, accrescendo il suo debito con i trafficanti". (set)

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