Palermo negli occhi dei senza dimora. E' il progetto "Ri/Scatti"
PALERMO - Una mamma con un bambino, il mare, una persona che chiede l'elemosina. Sono alcune delle immagini che otto persone, senza dimora, hanno immortalato con le loro macchinette fotografiche usa e getta girando per le strade della città. Con il tema del coraggio, hanno partecipato, infatti, alla IV edizione di Ri/Scatti, il concorso fotografico per i senza dimora e i poveri di Palermo, in memoria di Lina Scardavi. Ieri pomeriggio, nella sede dell'Opera Pia Santa Lucia, è avvenuta la premiazione delle opere fotografiche migliori giudicate dal fotografo Livio Catalano.
I primi due premi con la somma rispettivamente di 100 e 50 euro sono andati alle foto di Riccardo e Concetta. Il secondo premio è stato assegnato alla foto che raffigura un povero della città che chiede l'elemosina davanti ad una chiesa. "In lui - spiega Riccardo, che dopo un passato molto travagliato adesso ha una piccola casa - vedo il coraggio di affrontare la vita chiedendo purtroppo l'elemosina per potere aiutare la sua famiglia".
Il primo premio va, invece, alla foto di Concetta Crivello di 38 anni - anche lei da quasi un anno al dormitorio - che ha fotografato una mamma immigrata che con il suo neonato nel marsupio aspetta il bus alla fermata. "C'è il coraggio di essere una mamma e di dedicarsi ogni giorno al proprio figlio - spiega - nonostante le difficoltà della vita".
Il monumento di Carlo Alberto Dalla Chiesa e l'immagine pubblicitaria di un leone sono alcune delle fotografie scattate invece da Francesco di 41 anni che, dopo un anno di permanenza al dormitorio pubblico adesso, dopo essersi riconciliato con la moglie, è tornato dalla sua famiglia. "Dalla Chiesa per me ha rappresentato un vero coraggioso - dice - che proprio per questo è stato ucciso. Il leone, è pure un simbolo di forza che, però nella vita non deve essere soltanto fisica, ma soprattutto interiore". Damiano, 24 anni che fino a qualche tempo fa dormiva pure lui al dormitorio e che adesso ha ottenuto anche un piccolo alloggio, ha fotografato il mare che lui collega ai migranti. "Gli immigrati affrontano il mare, correndo un pericolo grande - dice . Molti di loro muoiono ma fortunatamente c'è anche chi ce la fa. Alcuni di loro sono diventati miei amici".
- "Questo concorso è dedicato a mia madre che nella vita mi ha dato la giusta forza e grinta - sottolinea Marina Scardavi, medico e presidente dell'associazione 'La danza delle ombre' - di andare avanti. Senza essere dei fotografi esperti, tutti i partecipanti, hanno avuto una grande voglia di sperimentarsi e di mettersi in gioco per trasmettere agli altri dei messaggi importanti. L'immagine immortalata da un click è l'attimo che riesci a cogliere per riportarti, in alcuni casi, alla memoria storie vissute di fiducia e di speranza per il futuro. Nella scelta di cosa fotografare c'è quasi sempre una parte di loro stessi e della loro storia che li stimola a gli dà quel coraggio necessario a proseguire il loro cammino". "L'arte fotografica - aggiunge la psicologa Anna Costantino - li aiuta a valorizzare ed a prendere maggiore consapevolezza del mondo esterno, facendoli allontanare anche per un poco, dai loro vissuti drammatici. L'iniziativa, insieme anche ad altre, fa parte di un percorso di riabilitazione e di reinserimento sociale in cui sono inseriti. E' per noi una soddisfazione riuscire a vedere come gradualmente queste persone riescono a trasformarsi, migliorando se stessi e raggiungendo una maggiore serenità. Tutto questo ci dà il coraggio di proseguire il nostro impegno".
La maggior parte dei partecipanti al concorso trascorrono la notte presso il dormitorio "La casa di Muhil" di piazzetta della Pace che, a causa dei ritardi nei fondi economici di sostegno da parte dell'amministrazione comunale, sta attraversando un momento di grave crisi come sottolinea la stessa presidente dell'associazione che gestisce, da ormai quasi 4 anni, la realtà insieme alla onlus Frate Gabriele Allegra.
"Nonostante le grandissime difficoltà dovute ai gravissimi ritardi nei pagamenti da parte del comune, cerchiamo lo stesso di resistere e di proseguire tutti i nostri servizi - aggiunge ancora Marina Scardavi - anche se i bocconi amari sono fortissimi. In più, ci sembra impensabile apprendere che il comune si stia muovendo per l'apertura di un secondo dormitorio quando non riesce a rispondere ai bisogni economici del primo. Per i nostri ospiti del dormitorio che, per noi sono come dei figli, continuiamo a spenderci ogni giorno pienamente fino a quando non riescono a poco a poco a rialzarsi e ad avere una vita più dignitosa. La maggior parte di loro, infatti, è seguita anche dal nostro centro diurno con il supporto di psicologi ed operatori che, a vario livello, li sostengono nel loro delicato percorso di reinserimento sociale". (set)