15 novembre 2015 ore: 16:57
Immigrazione

Parigi, "no a scontro di civiltà, difendere la vita più delle frontiere"

Padre Camillo Ripamonti invoca un'accoglienza vera: "L'Europa da sempre è terra di convivenza". E aggiunge: "la risposta agli attacchi terroristici è cambiare le politiche e rimettere al centro le persone".
Centro Astalli/Alessia Giuliani Papa Francesco al Centro Astalli. Con i rifugiati in cerchio

ROMA - "Chi percorre la strada dello scontro di civiltà sarà sconfessato dalla reazione più autentica dell’Europa, che da sempre è terra di convivenza". Padre Camillo Ripamonti ha aperto così, nella serata di sabato, l’incontro dedicato ai 35 anni del Jesuit Refugee Service, il servizio della Compagnia di Gesù per i rifugiati. Parlando di immigrazione e asilo a ridosso della tragedia di Parigi, Ripamonti - presidente del Centro Astalli - ha invocato "un’accoglienza vera che, dopo questi drammi, non deve suonare irriverente, perchè, anzi, ci riporta alla nostra umanità più profonda". La vità, ha proseguito, va "sempre difesa più delle frontiere".

Da Triton alla relocation. L’incontro, presso la sala romana della Civiltà Cattolica, è stato aperto dalla relazione di Sandra Sarti, vice-capo di gabinetto del ministero dell’Interno. Sarti ha tracciato un quadro delle politiche italiane e europee dell’ultimo anno, a partire dall’avvio dell’operazione Triton, seguito in tono minore dell’italiana Mare Nostrum, per arrivare ai recenti piani di riallocazione per 160mila richiedenti asilo all’interno dell’Unione Europea. 118, fino ad ora, le persone che ne hanno usufruito, partendo dall’Italia per raggiungere Svezia, Finlandia, Francia e Spagna. Un risultato nato, secondo l’alta funzionaria, grazie al contributo determinante dell’Italia.

Accordi per i rimpatri. Sul tavolo, ancora oggi, il tema dei rimpatri e l’implementazione dei programmi di ricollocamento. Per il primo, Sarti conferma l’avvio di negoziati e di accordi, per ora solo di polizia, con alcuni dei paesi di origine dei migranti che arrivano in Europa, ovvero Bangladesh, Pakistan, Costa d’Avorio, Senegal e Gambia. Alla base, la politica del "more for more", ovvero più risorse dall’UE in cambio di più controlli e dell’accettazione dei migranti rimpatriati. Rispetto al ricollocamento, "vista la diffidenza di molti migranti, abbiamo di recente creato gruppi di sostentamento per invogliare i richiedenti asilo a partecipare".

Al centro i diritti dei migranti. Padre Ripamonti ha quindi espresso la preoccupazione di Centro Astalli, attivo nell’accoglienza dei rifugiati in tutto il territorio italiano, per un "momento di difficoltà, in cui sembra che dobbiamo difenderci, rispondendo colpo su colpo, mentre in realtà questo può portare solo a un’escalation di violenza". A chi confonde immigrazione e rischio terroristico, per Ripamonti bisogna rispondere "mettendo al centro i diritti dei migranti, che sono anche i nostri", e uscendo dalle ambiguità dell’UE per adottare una politica lungimirante.

Canali umanitari. Sempre più urgente, secondo il gesuita, "la creazione di canali umanitari, vie di accesso sicure, che sono a portata di mano". Si potrebbe infatti "ampliare il ricongiungimento familiare, adottare visti umanitari o sbloccare la concessione di visti per alcuni paesi, come la Siria". Centro Astalli esprime anche preoccupazione per "l’intenzione di bloccare i flussi di rifugiati in paesi esterni all’Unione, che non ne garantiscono assolutamente la protezione". Un’idea destinata a creare ulteriori sofferenze, "perché non si può fermare l’immigrazione, mentre si deve intervenire sui conflitti e creare i presupposti per lo sviluppo, tema su cui al summit di Malta ci sono state timide aperture".

No a rimpatri affrettati. Un’ultima nota è arrivata proprio sul tema dei rimpatri. "Nei nostri centri incontriamo sempre più persone appena sbarcate", ha commentato Ripamonti, "che si ritiene arrivino da paesi sicuri, e a cui pertanto viene impedito l’accesso alla procedura d’asilo… Ma la richiesta d’asilo si basa su una valutazione individuale, non è possibile affermare che chi arriva da Nigeria, Mauritania, Gambia o Guinea non corra nessun rischio, se rimpatriato, solo in base a valutazioni a priori". La risposta al dramma di Parigi sta insomma, "nell’avere il coraggio di cambiare politiche, portando al centro le persone". (Giacomo Zandonini)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news