16 novembre 2015 ore: 15:24
Immigrazione

Parigi, Oim: "Invece che seguire le rotte dei soldi, ci preoccupiamo dei migranti"

Parla Eugenio Ambrosi, direttore regionale dell'Oim: “Le bombe rischiano di compromettere la riuscita del summit di Malta”. I Paesi ancora cercano accordi, ma hanno puntato troppo poco sul contrasto alle organizzazioni criminali
Migranti in fila con ombre ben evidenti

MILANO – Gli attentati di Parigi mettono a rischio l'Action Plan costruito dai Paesi europei e quelli africani durante il summit di Malta. “È ancora difficile avere un'idea delle conseguenze degli attentati, ma sembra consolidarsi in Europa l'equiparazione tra rifugiato è terrorista. Un'analisi superficiale e che non si basa su dati di fatto”, commenta Eugenio Ambrosi, direttore regionale dell'Organizzazione mondiale dell'immigrazione a Ginevra che ha seguito le trattative del vertice.

Il clima politico si è deteriorato intorno all'immigrazione e ai rifugiati, soprattutto dopo le notizie della presunta nazionalità siriana di due di loro e del passaggio in centri per rifugiati di Leros. Ma, ricorda Ambrosi, “la prassi delle organizzazioni di rubare i passaporti ai rifugiati è consolidata”: sono una pedina in mano ai terroristi di questa guerra. Per contrastare il sistema che sfrutta i migranti “serve avere misure molto più efficaci, non avendo come obiettivo le vittime di questo traffico, cioè i migranti, ma cercando di colpire le organizzazioni internazionali”, continua Ambrosi. Seguire i soldi, “così come si è fatto con la mafia in Italia: c'è bisogno di una cooperazione giudiziaria molto più forte, di scoprire dove le organizzazioni hanno nascosto i soldi, visto che non c'è alcuna possibilità di blindare il Mediterraneo. Il tema non è creare un'area mediterranea immune ai transiti degli africani”.

Sul punto, però, il dialogo a La Valletta non è stato abbastanza produttivo, per quanto sia inserito nell'Action Plan: “Forse si è data più attenzione a come rimandare indietro gli irregolari sul territorio piuttosto che entrare nel dettaglio di azioni di cooperazione internazionale per fronteggiare il traffico. Ovviamente il problema è che la Libia è il Paese leader dei traffici ed è difficile fare qualcosa in quel contesto”. Altra difficoltà che impantana il dialogo di La Valletta è la difficoltà ad accettare che si aprano nuove rotte di immigrazione regolare per impoverire i trafficanti. Di nuovo, a livello politico, funziona di più il concetto che bisogna chiudere l'Europa agli ingressi: un risultato irraggiungibile.

Ambrosi entra anche nel discorso Trust Fund africano e conferma il problema della provenienza degli 1,8 miliardi di euro della Commissione: “Non tutti sono fondi freschi, in parte vengono dalla riserva del Edf (fondo per la cooperazione europea), in parte saranno ristrutturati altri fondi con la possibilità di essere attivati più velocemente, con il Trust Fund. Non c'è nessuno già finanziato a cui verranno sottratti fondi”, specifica Ambrosi. Lo spazio per ong e organizzazioni internazionali esiste, specifica il responsabile dell'Oim, per quanto per ora non ci siano state ancora richieste specifiche dai Paesi, ancora impegnati a cercare di trovare un accordo.  (Lorenzo Bagnoli)

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