4 agosto 2020 ore: 14:00
Salute

Parità, in Emilia-Romagna un documento contro le discriminazioni del personale infermieristico

di Ambra Notari
Il documento è stato sottoscritto dalla Consigliera di Parità Sonia Alvisi e da Antonella Rodigliano di Nursind. Alvisi: “Sette infermieri su 10 sono donne, ma pochissime hanno ruoli di leadership. Lavoreremo sulle pari opportunità nella sanità”
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BOLOGNA – Un protocollo per contrastare ogni forma di discriminazione che colpisca le lavoratrici e i lavoratori dell’assistenza infermieristica: lo hanno firmato la Consigliera regionale di Parità Sonia Alvisi e Antonella Rodigliano, segretaria di Nursind Bologna, il sindacato delle professioni infermieristiche. La collaborazione punta a prevenire e contrastare ogni forma di violenza di genere e di molestie in ambito lavorativo, a favorire l’adozione di politiche di conciliazione vita-lavoro nelle aziende sanitarie e a sensibilizzare il personale sui temi delle pari opportunità.

Nel settore infermieristico 7 operatori su 10 sono donne, eppure nemmeno 3 su 10 rivestono ruoli di leadership: bisogna lavorare sulla presenza femminile nei ruoli chiave e sulle discriminazioni in ambito lavorativo” – spiega Alvisi, che sottolinea l’importanza del lavoro delle infermiere durante l’emergenza sanitaria in corso: “Durante la pandemia le lavoratrici della sanità sono state in prima linea e hanno dato un grande esempio, spesso in difficoltà e dovendo lasciare la propria famiglia per seguire la loro professione con grande spirito di sacrificio”. Il protocollo ribadisce che la Consigliera di Parità, in qualità di pubblico ufficiale, potrà collaborare, anche offrendo il proprio intervento in giudizio, in caso di rilevazione di disparità e discriminazioni, “affinché gli infermieri possano denunciare, sentirsi sicuri e accompagnati nel loro percorso”, sottolinea.

“Proprio in questo momento di emergenza sanitaria gli infermieri hanno bisogno di essere tutelati a 360 gradi – aggiunge Rodigliano –. Questa collaborazione è importante contro ogni discriminazione sul luogo di lavoro, che sia di genere o di età. Ci sono molti operatori che a 60 anni si trovano a lavorare in situazioni di grande disagio e questo deve spingere a riflettere su un percorso di accompagnamento al fine vita lavorativo”.

Ridare vigore ai diritti violati o affievoliti dei lavoratori; promuovere la parità di genere e le migliori condizioni di lavoro possibili; valorizzare i percorsi di accesso alla carriera; riflettere seriamente sulla conciliazione dei tempi di lavoro e famiglia; potenziare la lotta contro le discriminazioni: sono questi gli obiettivi del protocollo. “La pandemia l’ha confermato – conclude Alvisi –: questo è un settore fondamentale e delicatissimo, con turni spesso massacranti, sempre in prima linea. Ma è anche un settore che vive situazioni di grandi difficoltà e precarietà. Per questo è ancora più importante difendere i diritti dei lavoratori che lo abitano: il protocollo va proprio in questa direzione”.

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