20 marzo 2015 ore: 14:36
Disabilità

Parma, dopo i servizi integrativi scolastici per disabili a rischio anche i centri estivi

Il 28 marzo lavoratori in piazza per chiedere all’amministrazione un confronto sull’organizzazione del servizio che i tagli stanno mettendo a rischio. Un’educatrice: “Togliere ai ragazzi il servizio significa abbandonarli”. I genitori lamentano il silenzio di 4 mesi del comune
Centro estivo generico

PARMA - Il futuro degli educatori e dei ragazzi disabili di Parma è un enigma insolubile. A quattro mesi dalla sospensione del bando per l’assegnazione dei servizi d’integrazione scolastica, genitori e lavoratori non sanno ancora che destino li attende per il prossimo anno. Mentre a rischio ci sono anche i centri estivi.
Dopo la fiaccolata di gennaio organizzata dal comitato “Genitori infuriati” a scendere in piazza, il 28 marzo, saranno i sindacati dei 160 lavoratori. Per chiedere all’amministrazione comunale di rivedere le sue posizioni e di convocarli per confrontarsi sul bando e sull’organizzazione del servizio per i prossimi anni. Il servizio, garantito dal Comune, è stato pensato come integrazione alla carenza di insegnanti di sostegno nelle scuole. Il lavoro degli educatori consiste, infatti, nel seguire i circa 360 ragazzi disabili, presenti negli istituti di Parma, durante le ore di lezione. Aiutarli a fare i compiti, interagire con gli insegnanti e i compagni di classe, accompagnarli al bagno e seguirli nelle diverse attività della giornata sono solo alcuni dei compiti che svolgono gli educatori.

“Il nostro ruolo è quello d’affiancamento all’insegnante di sostegno – dice Alessandra Lombardi, educatrice – noi ci occupiamo di tutto l’aspetto legato all’autonomia dei ragazzi e alla socialità”. Per 13 anni, Alessandra ha svolto questo lavoro nelle scuole e dopo giugno come molti suoi colleghi potrebbe non avere più questo compito, ma a preoccuparla non è solo il suo futuro ma anche quello che può accadere ai ragazzi che seguiva. “Il rischio per molti di noi è che non tutti riusciranno a essere indirizzati su altri lavori da parte delle cooperative in cui lavorano – spiega Alessandra –. E questo perché anche qui i bandi sono sempre meno. Se invece penso ai ragazzi, credo che togliergli questo servizio significhi abbandonarli. Si toglie loro la possibilità di crescere e diventare autonomi. Se si interviene ora che sono in una fase di crescita toccherà farlo dopo ed è molto più complicato”.

Se questo modello ha funzionato, con alti e bassi, fino a oggi dal prossimo anno potrebbe non esistere più o avere una veste diversa. In questo momento, infatti, a regnare è l’incertezza. La decisione di sospendere tutto è  arrivata a novembre quando l’amministrazione ha bloccato la procedura d’assegnazione del bando. Per il prosieguo del servizio, infatti, era stata prevista una spesa complessiva di oltre 4,5 milioni di euro per il 2015 e il 2016, ma a causa della legge di stabilità, che ha ridotto i trasferimenti agli enti locali, l’assessore al Welfare, Laura Rossi, aveva deciso di bloccare tutto e di non sottoscrivere contratti senza avere una copertura finanziaria. Alla notizia, i genitori e gli educatori avevano reagito chiedendo al comune di rivedere la sua posizione e di non sacrificare un importante servizio per la comunità sull’altare della spending review. “Hanno sospeso il bando ma non hanno detto che soluzione sarebbe stata adottata – dice Monica Saccani del comitato Genitori Infuriati -. Sono passati 4 mesi e la sola cosa che sappiamo è che il servizio si concluderà a giugno. Per quanto riguarda i centri estivi invece silenzio. Di solito all’inizio di marzo alle famiglie arrivava la lettera dal Comune in cui si chiedeva di indicare il periodo di preferenza per mandare i figli. Fino a ora non mi è ancora arrivato nulla. Segno che qualcosa non va”. Il comitato ha avviato una raccolta firme in cui chiede all’amministrazione di ripristinare il bando e di non sacrificare i centri estivi. “Se devono tagliare che lo facessero su altre cose – chiosa Monica – e non sul welfare”. (Dino Collazzo)

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