15 settembre 2015 ore: 15:16
Disabilità

Parma, integrazione scolastica per disabili: per chi non suona la campana

In attesa della decisione del Tar, il comitato “Genitori infuriati” lancia l’allarme sui possibili tagli alle ore degli educatori. Una mamma: “A mio figlio assegnate 14 ore con l’educatore, ne avevamo chieste 18”

PARMA – Anno nuovo problemi vecchi. I genitori dei ragazzi disabili di Parma e gli educatori sono di nuovo sul piede di guerra. A preoccupare entrambi è il rischio che le ore per l’affidamento del servizio comunale d’integrazione siano state ritoccate al ribasso comportando così una minor cura per i ragazzi e una busta paga più leggera per gli educatori. Un timore che nelle scorse settimane ha preso sempre più forma dopo l’annuncio dell’amministrazione comunale di assegnare il servizio alle cooperative Ancora e Aldia che si sono aggiudicate la gara per il nuovo bando con un ribasso economico del 10 per cento. Per ora le due coop non hanno potuto avviare la gestione del servizio, visto il ricorso presentato al tribunale amministrativo dai precedenti appaltatori che se ne sono occupati fino allo scorso giugno. In attesa della pronuncia del Tar, che il 17 settembre deciderà se sospendere o meno la gara d’appalto, il Comune ha deciso di prorogare per qualche giorno il bando precedente ma molti genitori hanno comunque deciso di muoversi in anticipo e si sono rivolti alle scuole per capire se le ore programmate insieme con gli educatori sono diminuite o meno. “Mio figlio frequenta il liceo artistico di Parma e quest’anno mi è stato detto che gli toccheranno solo 14 ore settimanali con un educatore – dice Monica Saccani, mamma di un ragazzo disabile – mentre ne erano state richieste 18. In più mi è stato detto che per compensare il calo delle ore verranno attivati dei progetti per attività sportive. Simone deve andare a scuola e basta. Se deve fare sport lo fa il pomeriggio e in quel caso sono io a portarlo. L’idea che si possano ridurre le ore in questo modo mi fa arrabbiare”.

La questione del servizio per l’integrazione scolastica a Parma è una questione spinosa che va avanti da più di un anno. Scoppiata a novembre scorso, dopo la decisione del Comune di non rinnovare il bando e di rivedere l’intero servizio, la faccenda aveva dato vita a una serie di proteste contro l’amministrazione da parte sia dei genitori, riunitisi nel comitato “Genitori infuriati”, che da parte dei sindacati che dell’associazioni che si occupano di disabilità a Parma. Il risultato era stato un dietro front da parte del Comune con la promessa, fatta ad aprile, di mantenere in vita il servizio garantendo qualità ed efficienza. “Ma a me sembra che non è stato così – continua Saccani – visto che a vincere il bando sono state due coop con un ribasso del 10 per cento”.

La questione del bando al ribasso ha messo in allarme anche i sindacati “La nostra preoccupazione è che chi ha vinto la gara, anche se per ora l’assegnazione è sospesa, non possa garantire lo stesso servizio – dice Tilla Pugnetti della Cgil di Parma –. C’è il rischio che il risparmio venga scaricato sui lavoratori e questo comporterebbe non solo meno ore ma anche uno stipendi più leggero o il rischio di rimanere a casa. Per ora sembra che non sarà così. Ma staremo a vedere cosa succede”. In tutte le scuole della città sono 130 gli educatori che si occupano di seguire gli alunni con disabilità. Il loro compito è di seguire i ragazzi in percorsi d’integrazione scolastica, aiutarli a fare i compiti, a socializzare e nei casi più gravi di prestare l’assistenza necessaria a seconda dei loro bisogni.

“La preoccupazione più grande è che riducendo gli interventi si possa arrivare a creare delle classi dove ci siano più ragazzi con disabilità e un solo educatore a occuparsene – dice Rita Tejerina, presidente del comitato Genitori infuriati –. Questa cosa ci spaventa perché vorrebbe dire creare, anche solo per poche ore, delle classi a parte e non è certo così che si aiutano le persone”. (Dino Collazzo)

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