7 agosto 2020 ore: 10:52
Giustizia

Patrick Zaki, da 6 mesi nelle carceri egiziane

di Ambra Notari
Era il 7 febbraio quando il 27enne egiziano, studente dell’Università di Bologna, venne arrestato all’aeroporto del Cairo e poi condotto in carcere. Sei mesi con pochissime informazioni sulla sua condizione e moltissimi dubbi sul futuro. Amici e associazioni continuano a chiedere la sua libertà
Margherita Caprilli Production sagoma_zaki_cinema

Una sagoma di Zaki al cinema in piazza di Bologna

BOLOGNA - Era il 7 febbraio quando, appena atterrato al Cairo per passare qualche giorno con la famiglia, Patrick Zaki venne arrestato e, due giorni dopo, condotto nel carcere di Mansoura – sua città natale – con le accuse di fomentare le manifestazioni e il rovesciamento del governo, pubblicare notizie false sui social minando l’ordine pubblico, promuovere l’uso della violenza e istigare al terrorismo.

Oggi, 6 mesi dopo, il 27enne è ancora in carcere, e pochissimo si sa riguardo le sue sorti. Si sa che dal carcere di Mansoura, quasi un mese dopo l’arresto, è stato condotto a quello di Tora, al Cairo, dove sono detenuti centinaia di attivisti su cui pendono le sue stesse accuse. Si sa che c’è stata una pandemia, entrata anche negli istituti penitenziari di Al Sisi. Si sa che ci sono state, e continuano a esserci, decine di proteste, lettere, sit-in, manifestazioni in tutto il mondo per chiedere la sua liberazione. Zaki ha scritto una lettera per rassicurare sulle sue condizioni di salute, e lo scorso 27 luglio, inaspettatamente, è apparso in tribunale, cosa che non accadeva dal giorno del suo arresto (l’hanno visto i suoi legali, la sua famiglia no, non è stata ammessa). In mezzo, gli appelli dei suoi amici, le richieste di Amnesty e le dichiarazioni dei politici italiani; i murales sparsi per l’Italia – il più noto, l’abbraccio di Regeni a Zaki, “Stavolta andrà tutto bene” – la cittadinanza onoraria a Bari e, ancora prima, Bologna.

Bologna, la sua città adottiva. Era l’agosto 2019 quando Zaki arrivò sotto le Due Torri per frequentare il master “Gemma” dell’Erasmus Mundus, in studi di genere e delle donne) il Corso di laurea magistrale in letterature moderne, comparate e post coloniali offre la possibilità di iscriversi a un percorso internazionale con un curriculum dedicato Curriculum Women’s and Gender Studies). Oggi, un anno dopo, Bologna non smette di chiedere libertà per il suo studente. L’artista e attivista Gianluca Costantini ha realizzato il disegno che ritrae Zaki tra il filo spinato, soggetto dell’enorme manifesto affisso prima su Palazzo dei Notai, la parete che si affaccia su Piazza Maggiore, poi sulla Garisenda. È sempre Costantini l’autore delle sagome del ragazzo sparse per tutte le biblioteche della città, un modo per farlo sentire ai propri amici, oltre che per garantire il distanziamento fisico previsto dalle norme anti-Covid. E quelle sagome, pochi giorni fa, con lo stesso scopo sono anche arrivate in Piazza Maggiore, presenti nella platea di Sotto le stelle del cinema, il meraviglioso cinema all’aperto che accende lo schermo sul crescentone nel cuore della città.

Che ne sarà di Zaki, adesso? Per ora, sappiamo che la detenzione arriverà sino alla fine di agosto. “Patrick, voglio ascoltare le tue storie e raccontarti le mie. Devi averne molte da raccontare. Anche se ora sei da solo in prigione, non hai mai abbandonato la tua lotta, così noi non abbiamo lasciato che il fuoco si spegnesse”: inizia così la lettera che Shilpi Gupta, laureata al master Gemma e dottoranda dello stesso master di Patrick, ma all’Università di Granada, ha scritto al collega. “Caro Patrick, ti aspettiamo. Tua mamma vuole cucinare con te, tuo padre muore dalla voglia di guardarsi con te un film sul divano, i tuoi amici non vedono l’ora di fare serata con te. Ci manchi tanto, Patrick. PS: Compagno, racconto sempre di te al mio bambino di 7 mesi. Ascolta la tua storia, e i suoi occhi brillano per il tuo coraggio”.

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