Per gli immigrati tasso di disoccupazione doppio rispetto agli europei
BRUXELLES - Se sei un immigrato e vivi in uno dei ventotto paesi dell’Unione Europea, hai più del doppio delle probabilità di essere disoccupato rispetto a un cittadino del paese in cui sei andato a vivere. Infatti, secondo le statistiche pubblicate oggi dall’Eurostat, oltre un immigrato su cinque fra i venti e i sessantaquattro anni è disoccupato: il tasso di disoccupazione dei cittadini extracomunitari nei ventotto Stati membri è del 21,3%, contro il 10% della media europea (i rapporti sono stabiliti paese per paese).
E se fra gli italiani il tasso di disoccupazione nel 2013 era dell’11,3%, fra gli extracomunitari, quelli che non avevano lavoro nel nostro paese erano il 17,4%.
Per quanto riguarda invece la disoccupazione di lungo termine, cioè i disoccupati da almeno dodici mesi, le cifre sono invece quasi le stesse, anzi il fenomeno riguarda in percentuale leggermente maggiore i cittadini europei rispetto a quelli extracomunitari. Ma c’è poco da rallegrarsi perché, se fra gli immigrati la quota di disoccupati di lunga durata rispetto al totale dei disoccupati è del 48,6%, per gli europei è del 49,4%. In pratica vuol dire che un disoccupato su due, sia che sia immigrato o no, è senza lavoro da almeno un anno. In Italia, la differenza è ancora più netta, con il 59% degli italiani disoccupati di lungo termine, contro il 51,7% degli extracomunitari.
Anche il tasso di occupazione, fra chi viene da fuori UE, è più basso rispetto a quello dei cittadini dei paesi in cui immigrano (56,1% contro 68,9%). Ma un dato in controtendenza viene proprio dal nostro paese, dove il tasso di occupazione degli extracomunitari, è più alto di quello degli italiani (da noi, infatti, gli immigrati occupati sono il 60,5% rispetto agli italiani, 59,5%). Lo stesso fenomeno accade solo in altri tre paesi europei: la Repubblica Ceca, Cipro e la Lituania. Invece le maggiori differenze nel tasso di occupazione fra immigrati e cittadini del paese UE di destinazione si registrano in Svezia, con oltre trenta punti percentuali di gap, in Belgio, in Olanda, in Francia e in Germania.
Inoltre i dipendenti extracomunitari lavorano più part time rispetto ai lavoratori del paese in cui vivono (20,2% per i primi e 12,4% per i secondi) e un lavoro a tempo parziale - dipendente o autonomo che sia - è più frequente fra gli immigrati che fra i cittadini dei rispettivi paesi UE (27,5% contro 18,4%). (Maurizio Molinari)