11 agosto 2015 ore: 14:15
Economia

Piano casa, a Roma 1020 alloggi per chi è in difficoltà. Chiudono i residence

Marino e Danese presentano il Servizio di assistenza alloggiativa temporaneo per le famiglie con reddito minimo. Il nuovo piano varato dalla giunta Marino, operativo dal 1 gennaio 2016. Per la prima volta assegnazione tramite bando europeo: il risparmio è di 13 milioni l’anno
Case popolari

Roma - Dal prossimo anno il Comune di Roma metterà a disposizione delle persone che hanno redditi minimi e che non riescono a pagare l’affitto più di mille alloggi. Lo ha annunciato questa mattina il sindaco Marino che ha presentato insieme all’assessora alle Politiche Sociale Francesca Danese il “Servizio di Assistenza Alloggiativa Temporanea” (Saat). L’obiettivo è quello di superare il sistema dei residence che hanno prosciugato le casse capitoline e assegnare a chi ha bisogno 1020 abitazioni nuove. Le strutture saranno diffuse su tutto il territorio di Roma per favorire l’inclusione sociale e la partecipazione alla vita del quartiere. Per la prima volta la fornitura del servizio sarà assegnata tramite bando europeo: l’importo base di gara è di 25 milioni di euro e permetterà un risparmio, rispetto all’attuale piano abitativo fondato sui residence, di 13 milioni di euro l’anno. Assicura, inoltre, la copertura fino al 31 dicembre 2017.

Abbiamo speso 40 milioni di euro all’anno per edifici fatiscenti in zone di estrema periferia, tenuti in condizioni deplorevoli. Le persone in difficoltà venivano sistemate in dei lager”, ha affermato Marino. “Era un sistema che non aiutava i più deboli ma che faceva arricchire solo i proprietari degli appartamenti. Attualmente restano aperti solo tre residence che verranno presto chiusi.  Vogliamo dare una nuova opportunità di vita a queste famiglie e mettere la parola fine a un modo sbagliato di gestire l’emergenza abitativa”. Una giornata storica l’ha definita invece Danese: “Stiamo lavorando per garantire a tutti un processo di inclusione nella nostra città. I soldi risparmiati saranno reinvestiti nel sociale”.

Avranno diritto ai nuovi alloggi persone anziane, non autosufficienti, ad alto rischio di emarginazione e famiglie con redditi minimi. La richiesta va fatta direttamente al Dipartimento Politiche Abitative. A vigilare sui requisiti di ammissione saranno la Guardia di Finanza e la Polizia Locale che verificheranno lo stato patrimoniale dei richiedenti. L’obiettivo finale è quello di avviare percorsi di crescita, fino ad arrivare alla completa autonomia. Per questo sarà avviato con tutte le famiglie il “Piano di Autonomia Individuale” (Pai), volto al superamento dell’assistenza alloggiativa. Saranno anche coinvolti i Servizi Sociali e sanitari. “Vogliamo superare la logica dell’assistenzialismo”, afferma Danese.

Gli appartamenti, inoltre, variano in base ai componenti delle famiglie: 290 saranno destinate ad accogliere quelle formate da 1-2 persone, 400 ospiteranno quelle di 2-3 persone, 250 dai 4 ai 5 componenti e 60 dai 5 in su. “Ogni struttura non potrà contenere più di 60 appartamenti. Attualmente nei residence vi sono palazzi che superano i 120 alloggi. Non ci saranno più mega residence nelle periferie”, continua Danese.

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