9 febbraio 2017 ore: 13:40
Immigrazione

Piano Minniti. Cir “Bene riforma asilo, ma attenzione a tutela diritti”

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati analizza punto per punto la proposta del ministro dell’Interno: rimpatri meglio se volontari assistiti, lavori socialmente utili solo se volontari e sganciati dalla procedura e più tutele per i minori soli. Zaccaria: “Valutare il sistema complessivo sotto il profilo dell’eguaglianza e dell’efficacia della tutela”

ROMA – Positivo che si parli finalmente di un “piano organico” per i migranti e rifugiati in Italia, ma attenzione alla complessità dei vari aspetti: accoglienza, protezione, tutela dei diritti, senza trascurare la legittima necessità di garantire la sicurezza dei cittadini”. A sottolinearlo è Roberto Zaccaria presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, che punto per punto analizza la proposta del ministro dell’Interno.  

Riforma della procedura d’asilo: “processo più rapido ma valutare efficienza della tutela”. Il Cir condivide innanzitutto la necessità di riformare il ricorso contro la decisione di diniego sulla protezione internazionale rendendolo più efficiente e aumentando l’effettività della giustizia. “La tempistica tra il giudizio di primo grado e l’appello può durare anni, le decisioni a livello territoriale sono fortemente disomogenee – spiega -. Questo crea un impianto inefficiente e produce un appesantimento del sistema di accoglienza. Crediamo sia necessario rendere più efficace e più rapido tutto il processo di accertamento della protezione, sia nella fase amministrativa che in quella giurisdizionale, nel pieno rispetto dei diritti e delle garanzie procedurali e senza introdurre discriminazioni”. Sui gradi del giudizio, fermo restando il rispetto delle direttive europee a garanzia dei richiedenti asilo e rifugiati, “si dovrà valutare attentamente il sistema complessivo sotto il profilo dell’eguaglianza e dell’efficacia della tutela. Per questo crediamo sia essenziale aumentare in primo luogo le sedi e specializzare coloro che sono chiamati a giudicare una materia così complessa – sottolinea Zaccaria -. Allo stesso tempo vogliamo sottolineare che al sistema d’asilo si deve però affiancare una politica migratoria che preveda ingressi legali anche per ragioni lavorative e di studio. In passato questi ingressi erano molto ampi. Oggi in considerazione degli arrivi via mare e dei rifugiati, questi numeri possono essere più contenuti, ma non troppo. Senza una politica di ingressi e visti, la procedura d’asilo si espone al rischio di strumentalizzazione in quanto unico canale per entrare in Italia: questo svilisce un istituto fondamentale e allo stesso tempo rende il sistema dispendioso e inefficiente ”.

Lavori socialmente utili? Meglio perlare di“volontariato” non legato all’iter della procedura. Un altro capitolo affrontato dal Piano, tema che è stato nei mesi scorsi al centro del lavoro del ministero dell’Interno, e ripreso nel corso dell’audizione, è quello dell’accoglienza dei richiedenti asilo. “E’ evidente che il passaggio più rapido possibile a forme di micro accoglienza distribuita capillarmente sul territorio è essenziale, scrive l’organizzazione. L’intento di coinvolgere un numero crescente di comuni attraverso la loro adesione al Sistema Sprar incentivata attraverso diverse forme, così come condiviso nel piano Anci, è assolutamente positiva”. Secondo il Cir è giusto favorire l’integrazione dei richiedenti asilo, oltre che attraverso l’apprendimento della lingua e della formazione professionale anche attraverso la proposta di lavori socialmente utili e altre tipologie di impiego: l’inattività allontana i richiedenti asilo dal loro potenziale di integrazione. “Il Ministro ha parlato di lavori socialmente utili non retribuiti, in questo caso crediamo sarebbe opportuno parlare di attività di volontariato –precisano -. Più in generale diciamo che non si può concordare su nessuna ipotesi che renda il lavoro socialmente utile obbligatorio ai fini dell’accoglienza. Inoltre, non si può assolutamente legare il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria al presupposto di un lavoro del richiedente o del suo impiego in lavori socialmente utili. Questi sono principi incompatibili con le normative internazionali e nazionali”.

Rimpatri: favorire quelli volontari assistiti. Infine il piano, include delle previsioni per rendere effettivo il ritorno di quanti si trovino in condizioni di irregolarità sul territorio. “È essenziale innanzitutto abolire il reato di immigrazione clandestina che, a giudizio degli stessi magistrati, crea più problemi di quanti non ne risolva. Realizzare i rimpatri di coloro che non hanno diritti di soggiorno in Italia rendendo effettivi gli ordini di allontanamento dal territorio è un tema di grande complessità, basti ricordare che anche a livello europeo solamente il 40 per cento degli ordini di lasciare il territorio dell’Unione sono rispettati: per questo crediamo siano necessarie diverse tipologie di interventi” continua Zaccaria. Per il Consiglio Italiano per i Rifugiati i rimpatri dovrebbero essere effettuati nella misura maggiore possibile attraverso le forme di ritorno volontarie e assistite, con lo sviluppo di programmi di reintegrazione. Sono forme che rispettano la dignità del migrante, rendono il ritorno più sostenibile e sono più economici dei rimpatri forzati. “Accogliamo con favore la dichiarazione del Ministro Minniti circa la proposta di raddoppiare i fondi dedicati a questa misura – spiega il Cir -.Crediamo sia necessario ripartire dai principi stabiliti dalla Commissione De Mistura, che prevedeva la diversificazione delle risposte per le differenti categorie di persone; la gradualità e proporzionalità delle misure di intervento e forme per incentivare la collaborazione tra migrante e autorità”. Per l’associazione ci sono intere categorie per cui è inutile il trattenimento nei Cie o nei nuovi Centri permanenti per il rimpatrio. Gli ex detenuti, ad esempio, che dovrebbero essere identificati e, se espulsi, rimpatriati a fine pena direttamente dal carcere. Le vittime di tratta e sfruttamento lavorativo che dovrebbero essere orientati verso la protezione sociale. Per le persone cui è venuta meno la regolarità del soggiorno dovrebbero essere pensate misure per permettere la loro regolarizzazione sia attraverso legami familiari che nuove possibilità lavorative. “Siamo convinti che il trattenimento debba essere l’ultima ratio per i migranti irregolarmente presenti sul territorio e applicato solo qualora le altre misure non siamo eseguibili e vengano rifiutate. Del resto il numero dei trattenimenti che vengono ipotizzati 1.600, assai più bassi del numero degli irregolari, fa pensare che lo stesso Ministero pensi al trattenimento nei casi estremi” continua Zaccaria.

Minori stranieri non accompagnati. Infine, il Cir di dice assolutamente concorde con il ministro Minniti quando sottolinea la centralità del tema della protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. “Auspichiamo che venga rapidamente approvata al Senato la proposta di Legge Zampa – conclude - e che siano messe in atto misure specifiche e adeguate”.

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