6 settembre 2017 ore: 12:52
Immigrazione

Pluralismo religioso, in Italia più cristiani che musulmani tra i residenti stranieri

I dati del Dossier statistico immigrazione sulle principali appartenenze religiose tra la popolazione immigrata: su poco più di 5 milioni di persone, i cristiani sono 2,6 milioni (il 53%), in maggioranza ortodossi, i musulmani il 32,6%. Idos e Confronti: “Il pluralismo religioso sia incentivo alla convivenza pacifica”
Appartenenza religiosa stranieri in Italia (2016) - Elaborazione Idos/Confronti

ROMA - Su una popolazione residente di origine straniera di poco più di 5 milioni di persone, il 53% è cristiano, il 32,6% musulmano, il 6,9% professa religioni orientali (induismo, buddismo, sikh e altre), il 4,7% è ateo o agnostico, il 3% è ebreo, animista o di altri gruppi. Sono i dati sul pluralismo religioso in Italia contenuti nel Dossier Statistico Immigrazione 2017 (la cui presentazione è prevista per il prossimo ottobre) anticipati dai Centri studi Idos e Confronti. “Questi dati permettono di condurre una lettura equilibrata della realtà attuale, anche dopo il susseguirsi dei drammatici attentati che impropriamente si richiamano all’Islam – scrivono – e smontano i pregiudizi sul pluralismo religioso”. Tra i cristiani, il gruppo più numeroso è dato dagli ortodossi (oltre 1,5 milioni), seguono i cattolici che sono poco meno di un milione, i musulmani sono 1,6 milioni, sono 340 mila gli induisti, i buddisti e i sikh (questi ultimi concentrati soprattutto in Lombardia e nel Lazio) e i fedeli di altre religioni orientali, oltre 250 mila sono evangelici e fedeli di altre chiese cristiane, 220 mila gli atei e gli agnostici. “Se si tenesse conto degli immigrati che nel frattempo sono diventati cittadini italiani (oltre un milione), la consistenza di questi gruppi aumenterebbe di oltre il 20% e, ad esempio, i musulmani da 1,6 milioni supererebbero i 2 milioni, senza contare i paralleli e i multipli processi di conversione”. In alcuni casi le differenze religiose sono portate dall’immigrazione (comunità islamica, ortodossa e religioni orientali) ma in altri casi si è sommata a presenze già radicate come le comunità dei cattolici, dei protestanti e dei Testimoni di Geova. “In questi gruppi si riscontra sia il modello di aggregazione di stampo etnico, sia quello interculturale, che unisce nella pratica religiosa i nuovi venuti agli autoctoni”. Ad esempio, in alcune chiese valdesi e metodiste del Nord Est l’incidenza degli immigrati arriva al 60% dei fedeli.

Appartenenza religiosa stranieri in Italia (2016) - Elaborazione Idos/Confronti

Infondata un’invasione di musulmani. “La loro incidenza è equivalsa in maniera costante a circa un terzo di presenze immigrate, salvo nella metà degli anni Novanta quando raggiunse pochi punti percentuali al di sopra”. La comunità islamica è composita e ha il suo perno in Africa con oltre la metà dei membri (marocchini, egiziani, tunisini, senegalesi), ma sono importanti anche le presenze europee, come l’Albania, e asiatiche, come Pakistan e Bangladesh. L’incidenza dei musulmani tra gli stranieri residenti si aggira sul 3%, un valore inferiore al 4,5%-5% stimato a livello dell’Ue e al 7,5% della Francia. In alcune regioni però l’incidenza raggiunge il 40% tra gli stranieri residenti come in Emilia-Romagna e in Trentino Alto Adige.
“Si tratta di una presenza significativa ma lontana dalle ricorrenti sopravvalutazioni che finiscono per turbare l’opinione pubblica e predisporre alla chiusura – si legge nel Rapporto – Secondo una proiezione del Pew Research Center statunitense a metà secolo i musulmani in Euopa non dovrebbero superare il 10% dei residenti, mentre secondo il Dossier potrebbero raggiungere il 6%”.

I cristiani, la maggioranza. Fino al 2000 erano il 45% dell’intera presenza immigrata, i cristiani sono diventati la maggioranza nel 2007 con l’adesione di Romania e Bulgaria all’Unione europea. In alcune regioni (Lazio, Molise, Basilicata, Calabria) superano il 60%. La comunità cristiana è quella che nell’ultimo quarto di secolo ha vissuto i cambiamenti più significativi. Al momento, in tutte le regioni (a eccezione della Lombardia e della Liguria), gli ortodossi, in prevalenza originari dell’Europa dell’Est ma inclusivi di una componente di copti egiziani, superano i cattolici (questi sono in prevalenza filippini, polacchi e romeni). Tra gli evangelici si segnalano anche i romeni, insieme a nigeriani e ghanesi. I cattolici, che inizialmente erano più numerosi dei musulmani, sono stati superati dagli ortodossi nel 2004 e attualmente incidono per un quinto su tutti gli immigrati, mentre gli ortodossi sono circa un terzo. Gli evangelici sono il 5%. Tra gli ortodossi il 98% è di origine europea, così come il 57% degli evangelici e il 44% dei cattolici. Per cattolici e protestanti importanti anche le provenienze da Africa, Asia e America Latina.

“In futuro è scontato un aumento del pluralismo religioso – scrivono Idos e Confronti – La proiezione più realistica elaborata da Istat fino al 2065 accredita in Italia una popolazione complessiva di 61,3 milioni di abitanti, di cui 10,2 stranieri, mentre i cittadini italiani di origine immigrata saranno 7,6 milioni”. La tesi sostenuta da Idos e Confronti è che “il pluralismo religioso non deve essere per forza un terreno di conflitto, bensì un incentivo alla convivenza pacifica. Un atteggiamento orientato al reciproco riconoscimento deve impegnare tanto le istituzioni che la popolazione, anche per quanto riguarda l’ampliamento delle intese, la disponibilità di luoghi di culto, che sono centri importanti per la socialità e l’integrazione, le iniziative di dialogo, i sussidi operativi come il Vademecum realizzato nel 2013 dal ministero dell’Interno-Direzione centrale per gli Affari dei culti, le consulte e i tavoli interreligiosi nei territori, la previsione di appositi interventi negli ospedali, nelle carceri, nei cimiteri”.

Questo impegno deve riguardare anche gli stessi cittadini di origine straniera. “Un esempio significativo – ricordano Idos e Confronti – si è avuto a febbraio quando tutte le organizzazioni cui fanno capo le moschee in Italia hanno accettato l’invito del ministero dell’Interno a far parte di un Consiglio per un Islam italiano, rispettoso del contesto repubblicano e delle sue leggi. La strategia consiste nell’opporre al terrorismo islamista la più netta dissociazione dei leader religiosi e dei fedeli che a essi fanno riferimento perché Dio non può essere invocato per uccidere”. Idos e Confronti sottolineano poi la necessità di “recuperare il concetto di religione come strumento di pace e valorizzare le prospettive di integrazione e convivenza”. (lp)

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