25 agosto 2015 ore: 12:06
Giustizia

Pochi soldi per il lavoro in carcere. Il Dap: “Peggiora la qualità della vita”

Nella relazione al Parlamento per il 2014 il Dipartimento amministrazione penitenziaria elenca il calo degli stanziamenti per le varie attività svolte dai detenuti, che invece sono “fondamentali per contenere i disagi e le tensioni”. E gli stipendi sono fermi al 1994
Stefano Pavesi/Contrasto Carcere e lavoro, Laboratorio di falegnameria

“II budget largamente insufficiente assegnato per la remunerazione dei detenuti alle dipendenze del'Amministrazione penitenziaria ha condizionato le attività lavorative necessarie per la gestione quotidiana dell'istituto incidendo negativamente sulla qualità della vita all’interno dei penitenziari”. Parole non nuove, se non fosse che a pronunciarle, o meglio a metterle nero su bianco, è proprio il Dap. Le scrive il capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria Santi Consolo nella “Relazione sull’attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti” presentata dal ministro della Giustizia Orlando.

Non ci sono soldi sufficienti, in sostanza, per garantire un adeguato livello occupazionale e, soprattutto, compensi in regola per quei detenuti (14.550 nel 2014) che sono alle dirette dipendenze dell’amministrazione e che si occupano della gestione quotidiana delle carceri. Così, per dare una chance e un’opportunità di sostentamento a più persone possibile si riducono gli orari di lavoro e si organizzano dei turni. Anche perché, come scrive Consolo, “garantire opportunità lavorative ai detenuti è strategicamente fondamentale, anche per contenere e gestire i disagi, le tensioni che possono caratterizzare la vita penitenziaria”.

Entrando nel merito dei tagli, per il capitolo “Industria" (con cui vengono sostenute le officine gestite dall’amministrazione e acquistati macchinari e materie prime) il budget è passato da 11 milioni nel 2010 a 9,3 nel 2011 fino a 3,1 nel 2012, con una riduzione di oltre il 71% in due anni, “in un momento nel quale le esigenze di arredo e dotazione di biancheria dei nuovi padiglioni realizzati, avrebbero reso necessario un incremento delle produzioni”. Anche se, specifica Consolo, nel 2014 lo stanziamento è tornato a 12 milioni, consentendo di “soddisfare le esigenze dì arredo e casermaggio” (biancheria ecc.) dei nuovi padiglioni aperti in Italia. Parallelamente, il capitolo “agricola” - che finanzia il lavoro nelle colonie e tenimenti agricoli - è passato da 7,9 milioni nel 2010 a 5,4 nel 2011 fino a 1,2 nel 2012. Se nel 2013 le risorse sono state ripristinate a 5,4 milioni, per il 2014 sono state nuovamente ridotte a 4,2.

C’è poi il problema dell’aggiornamento delle “mercedi”, cioè degli stipendi, fermo dal 1994. “Da quella data – ammette il capo del Dap – gli importi non hanno più avuto aumenti e questo comporta il proliferare di ricorsi al giudice del lavoro da parte dei detenuti. Ricorsi rispetto ai quali l'amministrazione è, naturalmente, sempre soccombente. Il risultato è che l'amministrazione, oltre a dover pagare le differenze retributive maturate negli anni, paga anche gli interessi e le relative spese di giudizio”. Lo stanziamento per le mercedi è sceso da 71,4 milioni nel 2006 (a fronte di 59mila detenuti) a 55,3 milioni, a fronte di 62mila detenuti nel 2014.

“La necessità di trovare congrue soluzioni è quindi di tutta evidenza, tenuto altresì conto dell’esponenziale aumento del contenzioso che rende sempre più problematico un intervento teso a sanare le situazioni retroattive”, conclude Santi Consolo, che sollecita istituti e provveditorati a “presentare progettualità al finanziamento della cassa ammende, con la previsione di opportunità formative e lavorative per i detenuti”. (gig)

Il testo completo della relazione al Parlamento sull’attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti.

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